Delitto Vizzini: si terrà il 4 dicembre, Gip Carla Frau, l’abbreviato per i 2 presunti killer

Siracusa. Il processo con rito abbreviato a carico dei pachinesi Massimiliano Quartarone e Giuseppe Terzo, rispettivamente di 24 e 26 anni, si svolgerà il 4 dicembre innanzi al Giudice delle indagini preliminari Carla Frau. I due pachinesi sono accusati di omicidio volontario aggravato ai danni del pregiudicato Corrado Vizzini, 55 anni, detto Corrado Marcuotto, avvenuto la sera del 16 marzo scorso in Via De Sanctis, a Pachino. Giuseppe Terzo è difeso dall’avvocato Giuseppe Gurrieri, mentre Massimiliano Quartarone è assistito dall’avvocato Junio Celesti.
Gli altri due giovani pachinesi coinvolti nell’agguato mortale ai danni di Corrado Vizzini comparanno, invece, il 25 novembre innanzi al Gip Carmen Scapellato, cui tocca decidere sulla richiesta di giudizio immediato avanzata dal Pubblico Ministero Gaetano Bono nei confronti di Sebastiano Romano, 28 anni, e Stefano Di Maria, 25 anni, ai quali lo scorso 24 settembre la Corte di Cassazione, prima sezione penale, ha rigettato la richiesta di revoca o di sostituzione della misura cautelare della custodia in carcere emessa nei loro confronti dal Giudice delle indagini preliminari Andrea Migneco. I difensori di Sebastiano Romano e Stefano Di Maria, avvocato Maria Carmela Di Mattea per il primo, e professore Carlo Taormina e avvocato Giambattista Rizza, per il secondo, vogliono che contro i loro clienti si celebri il processo ordinario, innanzi alla Corte d’Assise di Siracusa, in quanto ritengono che i rispettivi assistiti siano assolutamente estranei all’agguato mortale contro Corrado Vizzini.
Allo stato i due pachinesi che hanno chiesto il processo in abbreviato si trovano rinchiusi in istituti di pena del nord Italia: Massimiliano Quartarone è ospite della Casa Circondariale di Vercelli, in Piemonte, mentre Giuseppe Terzo è rinchiuso nella Casa Circondariale di Genova. I loro compaesani, che vogliono essere giudicati dalla Corte d’Assise di Siracusa in quanto pensano di poter dimostrare ai giudici di essere assolutamente estranei all’agguato mortale del Vizzini, sono detenuti nella Casa Circondariale di Cavadonna.
La sera del 16 marzo, poco prima delle ore 21, Corrado Vizzini cadeva sotto il fuoco mentre, alla guida del proprio scooter, stava recandosi nella propria abitazione in quanto era sottoposto alla sorveglianza speciale. Ricoverato all’ospedale Di Maria di Avola, Vizzini non riusciva a uscire dallo stato di coma in cui era precipitato a seguito del colpo di pistola che lo aveva colpito allo stomaco. E, dopo una settimana di ricovero in ospedale, moriva.
Poco dopo il decesso della vittima dell’agguato mortale, il Pubblico Ministero Gaetano Bono ordinava il fermo dei quattro pachinesi, tutti inquadrati dalle telecamere la sera dell’agguato in via De Sanctis e che alcuni giorni dopo l’attentato, vennero tutti invitati negli uffici del Commissariato della Polizia di Stato di Pachino per essere sottoposti a sommarie informazioni testimoniali ed al tampon-kit, che, però, è risultato negativo. Mentre Di Maria e Romano venivano fermati a Pachino, i loro complici Massimiliano Quartarone e Giuseppe Terzo venivano fermati il primo a Vercelli ed il secondo a Genova, dove si erano rifugiati presso parenti dopo essersi allontanati nottetempo da Pachino.
Le Difese dei quattro pachinesi ritengono che ci siano delle falle nel mosaico omicidario. Il Quartarone, soprattutto, ritenuto il presunto esecutore dell’agguato mortale contro il Vizzini, non viene ripreso dalle telecamere del sistema di videosorveglianza in faccia, ma di spalle mentre corre e che calza delle scarpe bianche. Il giovane inquadrato di spalle dalle telecamere è comunque nelle vicinanze della strada in cui verrà raggiunto dai colpi di pistola Corrado Vizzini. Le telecamere non riprendono il giovane con le scarpe bianche impugnare in una mano una pistola, per cui l’avvocato Junio Celesti azzarda che non sarebbe stato il suo cliente ad avere esploso i tre o quattro di pistola che hanno centrato all’addome e al braccio Corrado Vizzini. E ancora. Altro indizio ritenuto grave dagli inquirenti è costituito dalla richiesta fatta dal Quartarone al coindagato Stefano Di Maria, 25 anni, di manomettere le telecamere installate nella zona dell’agguato mortale e la circostanza è stata confermata dalla madre della compagna del presunto autore dell’omicidio. La donna, interrogata dalla Polizia, ha dichiarato di avere saputo della richiesta di far mettere fuori uso le telecamere per cancellare la prova filmata della sua presenza sul luogo del delitto. L’avvocato Giuseppe Gurrieri, a sua volta, ha detto ai giudici del Tribunale del Riesame che le immagini televisive riprendono il Terzo in prossimità del luogo in cui fu crivellato di piombo il Vizzini, ma non lo inquadrano armato oppure mentre esplode dei colpi di arma da fuoco o in atteggiamento sospetto. Insomma, secondo l’avvocato Gurrieri il pachinese Giuseppe Terzo si trovava a percorrere quel tratto di strada perchè risiede in quella zona. L’avvocato Junio Celesti e il suo collega avvocato Giuseppe Gurrieri hanno evidenziato che le dichiarazioni di sommarie informazioni rese dai loro due clienti e dagli altri arrestati non sono utilizzabili poichè raccolte dalla Polizia senza la presenza dei difensori dei quattro pachinesi. Inoltre, a sostegno dell’innocenza dei rispettivi clienti, i due penalisti hanno sottolineato che anche il guanto di paraffina, cui sono stati sottoposti Quartarone e Terzo, ha dato un risultato negativo, non rilevando tracce di polvere da sparo sugli abiti e sulle mani.

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