Omicidio Angelo Sparatore: il Gup dice no all’abbreviato condizionato e il fratello della vittima si costituisce parte civile contro Alessio Attanasio e Luciano De Carolis

Catania. Il Giudice dell’udienza preliminare del Tribunale di Catania, che ha preso il posto del collega Cariolo, ha rigettato la richiesta di giudizio abbreviato condizionato avanzata da Alessio Attanasio e da Luciano De Carolis, accusati di essere il primo mandante ed il secondo esecutore materiale dell’omicidio di Angelo Sparatore, avvenuto il 4 maggio 2001. Al rito abbreviato condizionato si sono opposti sia il Pubblico Ministero Alessandro La Rosa sia gli avvocati Rosario Giudice e Manuela Lanzafame, che rappresentanto i congiunti di Angelo Sparatore costituitisi parte civile contro i due imputati alla sbarra. Invece, hanno ribadito la richiesta dell’acquisizione delle prove scientifiche i difensori di Alessio Attanasio e Luciano De Carolis, avvocato Maria Teresa Pintus per il boss dell’omonimo clan mafioso e un collega dell’avvocato Sebastiano Troia, assente per motivi di salute all’udienza preliminare così come Luciano De Carolis. Invece, in videoconferenza, dal carcere di Parma, si è collegato con l’aula del Tribunale di Catania, Alessio Attanasio. I difensori dei due imputati difensori hanno chiesto una perizia sui capelli raccolti dagli investigatori all’interno del Fiorino dentro il quale, secondo il pentito Salvatore Lombardo, reo confesso di avere ucciso Angelo Sparatore, si è nascosto lui e il De Carolis aspettando l’arrivo della vittima che, alle ore 8 del 4 maggio 2001, usciva di casa per recarsi alla pescheria di sua proprietà. La Difesa degli imputati aveva suggerito anche il quesito da porre al perito: accertare se i capelli custoditi agli atti processuali appartengano a Salvatore Lombardo, detto Pulisino, e a Luciano De Carolis. Oppure se a persone da identificare. O, ancora, se i capelli appartenevano a Liberante Romano, ormai defunto, che la mattina dell’agguato mortale si trovava sul luogo del delitto.
Secondo Alessio Attanasio la prova scientifica sui bulbi piliferi è di estrema valenza probatoria “poichè smentirebbe l’assunto del collaboratore di giustizia Lombardo”, in quanto secondo lo stesso Attanasio, “nè “Puddisinu nè De Carolis sarebbero saliti a bordo del furgone rubato alle Poste, pur avendo il primo partecipato all’agguato mortale di Angelo Sparatore”.
La Difesa dei due imputati ha chiesto una seconda perizia sulle cicche di sigarette raccolte dagli operatori di Polizia allorquando ebbero a recarsi sul luogo dell’agguato mortale ai danni di Angelo Sparatore.
Ma per il Gup nè la prima nè la seconda perizia sono rilevanti per la sua decisione e, conseguentemente, ha rigettato le due richieste delle Difese dei due imputati.
Il Gup ha rinviato il processo al 25 marzo prossimo per la celebrazione del processo con rito abbreviato semplice. Il Gup ha stabilito che dovranno parlare il Pubblico Ministero La Rosa per illustrare la requisitoria, l’avvocato Manuela Lanzafame per tutti i congiunti del morto ammazzato, e l’avvocato Rosario Giudice quale legale di Concetto Salvo Sparatore, fratello di Angelo. L’ex esponente del clan Bottaro-Attanasio, successivamente divenuto collaboratore di giustizia, ha deciso di costituirsi parte civile contro il suo ex figlioccio Alessio Attanasio e contro Luciano De Carolis. La sua richiesta è stata ammessa dal Gup per cui tra le parti civili figura anche Concetto Salvo Sparatore, mentre fino all’a precedenza udienza figuravano parti civili la vedova e altri congiunti di Angelo Sparatore.
Poi prenderanno la parola gli avvocati Sebastiano Troia e Maria Teresa Pintus, i legali di Alessio Attanasio e Luciano De Carolis. A conclusione di tutti gli interventi oratori il Gup farà sapere se entrerà in camera di consiglio per decidere il verdetto o se concederà alle parti un’ulteriore udienza per eventuali repliche.
L’avvocato Maria Teresa Pintus ha rappresentato al Gup che Alessio Attanasio ha denunciato per calunnia i collaboratori di giustizia Giuseppe Curcio e Salvatore Lombardo, tra i principali accusatori del proprio cliente e di Luciano De Carolis. Ma il Gup si è limitato a prendere atto dell’informazione dell’avvocato Maria Teresa Pintus, ma sul tema della querela contro i pentiti Curcio e Lombardo non ha speso nemmeno una parola nell’ordinanza letta in aula.
Il delitto di Angelo Sparatore avvenne a Siracusa in Via Gaetano Barresi, intorno alle ore 8 del 4 maggio 2001. Angelo Sparatore fu ucciso per vendetta trasversale. Il clan mafioso guidato dal defunto boss Salvatore Bottaro voleva vendicare l’affronto subito a seguito del rifiuto di Concetto Sparatore, ex braccio destro del capoclan, di accettare i 120 mila euro che gli erano stati offerti per ritrattare le accuse contro i componenti del sodalizio mafioso. L’idea di “corrompere” Concetto Sparatore era venuta a Liberante Romano il quale aveva pensato di far pervenire il denaro raccolto o prelevato dalla “bacinella” (la cassa del clan) mediante il fratello Angelo Sparatore. Quando il pentito Sparatore venne convocato dalla Corte d’Assise lui si presentò in aula e accusò tutti gli ex compagni del clan. E con quella deposizione, involontariamente, diede spunto agli esponenti del clan Bottaro-Attanasio di vendicarsi, uccidendogli il fratello Angelo Sparatore, assolutamente estraneo agli affari del clan di cui era componente di spicco Concetto Salvo Sparatore.
La mattina del 4 maggio 2001, secondo Salvatore Lombardo, lui stesso e Luciano De Carolis, che si trovavano nascosti nel cabinato di un Fiorino rubato all’agenzia delle Poste Italiane, appena Angelo Sparatore era uscito di casa, scendevano dal furgoncino delle Poste e, dopo averlo affiancato, lo crivellavano di piombo. La versione di Salvatore Lombardo viene contestata da Alessio Attanasio perchè la ritiene mendace e smentita da altri collaboratori di giustizia. Alessio Attanasio ritiene anche fasulla la versione fornita dall’ex fondatore del clan della Borgata, Giuseppe Curcio. E così come ha agito nei confronti del Lombardo, ha dato mandato al suo legale di fiducia, avvocata Maria Teresa Pintus di presentare alla Procura della Repubblica di Catania una querela nei suoi confronti per calunnia aggravata.
Alessio Attanasio ha chiesto, inoltre, alla Procura della Repubblica di Catania di attivarsi con il Servizio di Protezione Centrale per la revoca del programma di protezione cui sono attualmente sottoposti i pentiti Salvatore Lombardo e Giuseppe Curcio.
Di seguito si riporta il contenuto della denuncia presentata nei confronti di Giuseppe Curcio. “Il sottoscritto Alessio Attanasio nato a Siracusa il 16 luglio 1970, attualmente ristretto presso la casa di reclusione di Sassari, con il presente atto sporge denuncia per il reato di calunnia, contro il collaboratore di giustizia Giuseppe Curcio nato a Siracusa il 15 settembre 1983. Invero, nei verbali dell’11 marzo e 28 giugno 2010 il Curcio accusava falsamente lo scrivente di essere stato il mandante dal carcere dell’omicidio di Angelo Sparatore commesso in Siracusa il 4 maggio 2001, per vendetta trasversale nei confronti del fratello di questi, Concetto, collaboratore di giustizia ed ex braccio destro di Salvatore Bottaro, capo del clan mafioso e suocero dello stesso Attanasio. Sennonché il Curcio viene smentito dal collaboratore di giustizia Dario Troni secondo cui i mandanti sono invece Salvatore Bottaro e Giuseppe Di Benedetto, detto ‘u Piattaru, per averlo egli appreso da Antonio Tarascio (verbale 28 dicembre 2011, proc. n. 6086/11 R.G.n.r., pag. 25). Il Curcio riferisce poi di aver saputo da Gianfranco Urso che autori dell’omicidio sono Salvatore Lombardo e Luciano De Carolis, ma viene smentito da Antonio Tarascio il quale dice sì che uno dei due killer era Lombardo, ma riguardo all’altro dice che non era affatto Luciano De Carolis bensì Liberante Romano (cfr. memoria manoscritta di Tarascio allegata al verbale del 21 giugno 2012, proc. n. 4914/12 R.G.n.r.) per averlo appreso proprio da quest’ultimo. Quanto al movente, secondo il Tarascio, sarebbe da ricercarsi in una vendetta di Liberante Romano nei confronti di Concetto Sparatore che lo voleva morto (ordine di morte messo per iscritto in una missiva indirizzata a Roberto Garofalo e fortunosamente ritrovata da Liberante Romano). Inoltre, il Curcio dice di aver appreso la dinamica dell’omicidio da Salvatore Lombardo (verbale 28 giugno 2010, proc. n. 2813/10 R.G.n.r. pag. 3: «il Lombardo mi aveva raccontato che i vetri del furgone utilizzato per l’appostamento erano stati dipinti, e che i killer dall’interno osservavano i movimenti della vittima da una graffiatura sulla pittura del vetro»). Orbene, il Lombardo, anch’egli divenuto successivamente collaboratore di giustizia, messo a confronto con il Curcio lo smentisce dicendogli «no Peppe, ti ho detto che l’hanno fatto i Lentinesi, ricordatelo bene […] abbiamo parlato anche dell’omicidio Sparatore […] gli dissi praticamente che l’omicidio lo aveva commesso il clan Nardo […] perché Sparatore era andato a testimoniare in un processo contro Nardo» (verbale 25 luglio 2012, proc. n. 8545/12 R.G.n.r., pagg. 13 e 15). Pagina 2 di 2 Inoltre, il Lombardo non dice affatto che i finestrini del fiorino erano stati dipinti, ma che erano stati oscurati con dei fogli di giornale. Circa poi il fatto che l’Attanasio avrebbe ordinato il delitto dal carcere, il Curcio viene smentito ancora una volta dal Lombardo secondo cui un primo tentativo di uccidere Angelo Sparatore fu commesso «in coincidenza con la visita al suocero, che Attanasio Alessio, per costituirsi l’alibi, compiva presso il carcere di Viterbo, ove era detenuto Bottaro Salvatore» (verbale del 26 ottobre 2010, proc. n. 12432/10 R.G.n.r., pag. 10): lo scrivente dunque era libero e non in carcere. Infine, si rappresenta che il Curcio dice di aver appreso da Angelo Iacono che l’Attanasio era il mandante dell’omicidio di Angelo Sparatore, ma Angelo Iacono a detta di tutti i collaboratori non era all’epoca responsabile del clan, per cui non poteva in alcun modo conoscere né i nomi dei mandanti né quello degli esecutori (si pensi che ad esempio Dario Troni, che pure era un responsabile del clan, scagiona l’Attanasio; ed ancora, si pensi che Lombardo dice che nemmeno lo scrivente sapeva chi aveva sparato pur essendo quest’ultimo, secondo la sua versione, il mandante: ergo, è una favola il fatto che tutti sapevano tutto). Di più, sempre il Lombardo dice che si preoccupò di non far sapere nulla proprio ad Angelo Iacono che dunque non conosceva né il nome del mandante né quello degli esecutori: «Intendo ancora precisare che […] abbiamo concordato di non dire a nessuno dell’omicidio […]. In particolare, non volevo far sapere tale partecipazione a Iacono Angelo, del quale non mi fidavo, perché parla troppo» (verbale del 26 ottobre 2010, proc. n. 12432/10 R.G.n.r., pag. 14). Voglia pertanto la Procura della Repubblica di Catania, oltre che procedere per il reato di calunnia nei confronti del Curcio, segnalare le false accuse a chi di competenza affinché venga revocato il programma di protezione al falso pentito”.

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