Complotto contro il maestro di Gela, inflitti 4 anni di reclusione al promoter finanziario Acciaro

Gela. E sono due le persone condannate per l’odioso e infame complotto posto in essere contro un innocente, il maestro Domenico Timpanelli di Gela, che venne tratto in arresto dai militari della Guardia di Finanza con l’infamante accusa di detenzione ai fini di spaccio di un chilogrammo e mezzo di marijuana. Nell’odierna giornata di lunedì 14 ottobre, il Giudice Monocratico del Tribunale di Gela, Marica Marino, ha pronunciato la sentenza contro il promoter finanziario di Gela, Vincenzo Acciaro, e, nel riconoscerlo colpevole, gli ha inflitto la pena di anni quattro di reclusione, condannandolo inoltre al pagamento delle spese processuali. Il Giudice Monocratico Marino ha, inoltre, interdetto dai pubblici uffici Vincenzo Acciaro per la durata di cinque anni e lo condannato al risarcimento dei danni in favore di Domenico Timpanelli, da liquidarsi in separata sede.
Con quella di Vincenzo Acciaro salgono a due le condanne emesse nei confronti delle persone che hanno promosso e attuato il complotto contro l’incolpevole Domenico Timpanelli. Prima di Acciaro è stato condannato alla pena di tre anni e sei mesi di reclusione il lentinese Biagio Tribulato, riconosciuto colpevole dei delitti di calunnia e simulazione di reato ai danni del maestro Domenico Timpanelli. Per Tribulato le sentenze sono state due: prima quella del Giudice Monocratico di Gela a conclusione del processo di primo grado, dopo quella dei giudici della Corte d’Appello di Caltanissetta. Il lentinese, individuato come l’uomo che ebbe a trasportare a Gela il pacco contenente il chilogrammo e mezzo di “erba” e di averlo poi infilato nel passaruota della Peugeot 308 di proprietà del maestro Timpanelli, ha riportato la condanna alla pena di tre anni e sei mesi di reclusione, sia in primo grado che al processo di appello. Così come adesso il promoter finanziario anche il Tribulato è stato condannato al risarcimento dei danni a favore del maestro Timpanelli, che si è costituito parte civile contro il lentinese e Vincenzo Acciaro, facendosi assistere dall’avvocato Vincenzo Ricotta.
La vicenda presa in esame dai giudici di Gela e di Caltanissetta racconta lo sciagurato patto stipulato, con il malavitoso di Lentini Biagio Tribulato, dal promoter finanziario Vincenzo Acciaro il quale, per impedire al suo creditore Domenico Timpanelli di mettere all’incasso un suo assegno di 250 mila euro, aveva organizzato il diabolico progetto di farlo arrestare per detenzione illegale di un considerevole quantitativo di marijuana. Il piano criminoso prevedeva che il lentinese Biagio Tribulato avrebbe dovuto acquistare un quantitativo di marijuana, cosa che ha poi effettivamente fatto rifornendosi della sostanza stupefacente da un trafficante di droga di Catania e di recarsi poi a Gela per conficcare nel passaruota della Peugeot 308 del maestro Timpanelli il “pacco” pieno di “erba”. Il piano criminale era stato studiato a tavolino e si prefiggeva l’obiettivo di impedire al Timpanelli di recarsi in banca e di mettere all’incasso l’assegno firmato da Vincenzo Acciaro. Una persona assolutamente incensurata, mai chiacchierata nel centro abitato di Gela, con una reputazione eccellente, docente di alunni della scuola elementare cittadina, si vide improvvisamente accerchiata da alcuni militari della Tenenza della Guardia di Finanza, guidati dall’allora tenente Paolo Salemi, oggi promosso al grado di capitano. Le Fiamme Gialle chiedono al Timpanelli di consegnare le chiavi della sua macchina e iniziano a perquisirla. Ma non trovano nulla. La “fonte”, ossia il Tribulato, non aveva riferito che il pacco di marijuana fosse nascosto nel sottoruota della vettura. Comunque sia, grazie alla “imbeccata” che gli avevano dato il Tribulato e l’Acciaro il tenente Salemi ordina ai suoi uomini di cercare ancora, anche a costo di smontare pezzo per pezzo la Peugeot 308. E salta fuori il pacco pieno di marijuana. L’innocente Domenico Timpanelli, che sta parlando con il suo legale di fiducia, si ritrova con le manette ai polsi e viene rinchiuso in carcere con l’accusa di detenzione ai fini di spaccio di un chilo e mezzo di marijuana. Inutile si rivelò la sua protesta d’innocenza. In carcere l’innocente maestro della scuola elementare di Gela ci resterà alcuni mesi prima che i magistrati si rendano conto della sua assoluta estraneità ai fatti e che sia la vittima sacrificale di un criminale progetto elaborato e realizzato per impedirgli di incassare quell’assegno rilasciatogli dal promoter di Gela Vincenzo Acciaro.
Per l’ingiusta detenzione la Corte d’Appello di Caltanissetta gli riconosce un indennizzo di diciotto mila euro, una cifra assolutamente irrisoria rispetto alle sofferenze e alle umiliazioni patite dal maestro di Gela. E, finalmente, la Procura di Gela incrimina il lentinese Biagio Tribolato e lo trascina a giudizio per rispondere di calunnia e simulazione di reato. L’uomo che ha acquistato il quantitativo di marijuana e che ha confezionato il pacco poi infilato nel sottoruota della Peugeot 308 di Domenico Timbanelli viene processato e riconosciuto colpevole dei reati che gli vengono contestati e condannato alla pena di tre anni e sei mesi di reclusione. La condanna è stata confermata anche al processo di secondo grado nonostante Tribulato ha continuato a protestarsi innocente.
Adesso è stato il turno di Vincenzo Acciaro, il famigerato promoter finanziario che per non pagare l’assegno al Timpanelli, che gli aveva prestato la considerevole somma di 250 mila euro senza chiedergli un euro di interessi, è arrivato a concertare l’arresto del maestro e suo benefattore per usura, e, una volta sfumata la cattura in flagranza di reato per questo infamante delitto, ha messo in atto il piano b) cioè a dire l’arresto per detenzione illegale ai fini di spaccio di marijuana. Vincenzo Acciaro ha parzialmente confessato la partecipazione al complotto e, all’udienza del 10 ottobre scorso, ha dichiarato di essere stato informato in anticipo che il 27 aprile 2012 il Timpanelli sarebbe stato arrestato per possesso di sostanze stupefacenti. Il difensore del maestro e il Pubblico Ministero hanno chiesto all’Acciaro di riivelare la sua fonte e lui non ha avuto alcuna esitazione nel dire che sono stati i finanzieri che poi hanno partecipato all’arresto dell’incolpevole Domenico Timpanelli. Nel corso del dibattimento è emerso che la Guardia di Finanza aveva aperto due filoni di indagini sul conto del maestro che, all’epoca, insegnava in plesso scolastico staccato da quello in cui faceva il docente. Timpanelli veniva indagato come strozzino e come spacciatore di sostanze stupefacenti. Inizialmente era stata studiata e messo in atto una trappola che si doveva concretizzare nella scuola elementare in cui Timpanelli insegnava. Era stato invitato a presentarsi dal preside e ritirare una busta contenente i soldi in contante da lui prestati all’Acciaro. O se non tutta la somma i soldi maturati a titolo di interessi. Ma il diavolo, a volte, ci mette lo zampino e la trappola non andò a buon fine, per cui i promotori del complotto passarono al piano B, che, a differenza di quello dell’usura, andò a buon fine, sfociato appunto con l’arresto in flagranza di reato del buon Domenico Timpanelli. Il quale, alla luce delle risultanze processuali e delle dichiarazioni rese da Vincenzo Acciaro, ha presentato alla Procura della Repubblica di Gela un esposto con il quale chiede di accertare chi tra i militari della Guardia di Finanza avesse informato il promoter finanziario che il 27 aprile 2012 Domenico Timpanelli sarebbe stato arrestato per possesso illegale di un chilo e mezzo di marijuana.
Nel mirino del maestro c’è l’attuale capitano della Guardia di Finanza Paolo Salemi, all’epoca dei fatti comandante della Tenenza delle Fiamme Gialle di Gela. Il Salemi, originario di Avola, tra l’altro, ebbe ad incontrare in un bar del paese natio, Biagio Tribulato e Vincenzo Acciaro. Fin qui nessuno dei due condannati ha voluto rivelare il motivo dell’incontro avuto con l’ufficiale della Guardia di Finanza, ma, adesso, essendo stati entrambi condannati per il complotto contro Timpanelli, non è da escludere che possano rivelare che in quel bar di Avola, mentre mangiavano cannoli e dolci alla mandorla, fu decisa la strategia per impedire a Domenico Timpanelli che si recasse in banca e mettere all’incasso l’assegno di 250 mila euro.

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