Gennuso: lo Stato taglia gli investimenti alla Sicilia, l’UE minaccia di ridurre i finanziamenti

Palermo. L’analisi della situazione economica della Sicilia alla luce della riduzione degli investimenti destinati alla nostra Regione da parte del governo gialloroisso è stata effettuata dal deputato regionale Giuseppe Gennuso, che critica il governo centrale per la riduzione dei fondi strutturali, decisione questa che si riflette negativamente sui siciliani già alle prese con svariati problemi, tra i quali la preoccupante disoccupazione giovanile.
“Sono ridotti al lumicino gli investimenti statali nel Mezzogiorno d’Italia. I governi degli ultimi anni hanno congelato la spesa nazionale, puntando sui finanziamenti europei che devono essere, invece, aggiuntivi. Il rischio concreto è che la programmazione 2021-2028 dei fondi strutturali possa prevedere un taglio dei contributi Ue all’Italia. Ed a farne le spese sarebbe soprattutto la Sicilia, che è stata finora beneficiaria del 34% del totale dei finanziamenti destinati al Sud. A Roma è stato deciso di consentire alle regioni meridionali di utilizzare le risorse europee per velocizzare spesa di questi fondi, che va piuttosto a rilento, particolarmente nell’Isola. I governi nazionali non solo non trasferiscono i fondi statali previsti, ma hanno che ridotto il cofinanziamento dello Stato al minimo. La regola sarebbe questa: su 100 milioni, 50 milioni dovrebbe finanziarli l’Ue, 50 milioni lo Stato e la stessa Regione. Un meccanismo che dovrebbe permettere il raddoppio della posta Europea.
Invece, per utilizzare le risorse messe a disposizione da Bruxelles, il governo regionale è stato autorizzato a finanziare le opere fino al 90% con fondi europei. Così siamo fregati due volte: una perché lo Stato non ci trasferisce i suoi finanziamenti, l’altra perché riduce al minimo il cofinanziamento per i progetti europei.
Non sarebbe la prima volta che la Sicilia perde parte dei finanziamenti europei. Non solo perché non è riuscita ad impiegarli, ma anche perché alcuni progetti non sono stati riconosciuti in linea con le scelte dell’Ue. A tal proposito è bene ribadire che la Commissione europea rimborsa le spese sostenute, non anticipa i trasferimenti. Pertanto, quando si sostiene che si restituiscono soldi all’Ue, si dice una cosa non vera: una corbelleria.
La notizia dell’inadempienza dello Stato italiano nei confronti delle sue regioni del Sud, è stata ufficializzata lo scorso 7 ottobre, a Bruxelles, dal direttore generale per la Politica regionale della Commissione Ue, Marc Lemaitre, il quale ha ricordato al nostro governo che i fondi europei sono aggiuntivi rispetto ai fondi statali. E sono destinati per la maggior parte dalle regioni del Sud, per garantire ad esse di uscire dallo svantaggio economico e sociale.
Per il settennio 2014-2020, l’Italia aveva garantito investimenti pubblici nelle regioni meridionali pari allo 0,43% del loro Pil. Tra il 2014 e il 2017, l’asticella è rimasta ferma allo 0,38%. Potrebbe sembrare una differenza da poco, invece, al Sud è stato negato circa un quinto delle risorse promesse. Un vero e proprio patatrac.
“Non conosco nessun altro Paese – ha detto Lemaitre – che ha una situazione così debole. Gli sforzi europei fatti attraverso il bilancio comunitario sono stati neutralizzati dai tagli agli investimenti pubblici nel Mezzogiorno”.
Il ministro del Sud, Giuseppe Provenzano, ha ipotizzato la riprogrammazione della spesa, “tagliando laddove mancano i progetti e finanziando interventi ordinari su scuole, manutenzione straordinaria delle città e della viabilità secondaria”. Il Fondo sociale coesione è stato riprogrammato già diverse volte, così come tutti gli altri trasferimenti statali”. L’ex ministro Claudio De Vincenzi, al tempo del governo Crocetta, aveva addirittura detto che erano stati finanziati progetti per circa 500 milioni di euro. Ma dalle notizie che arrivano da Bruxelles, non sarebbe stato così”.

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