Morte del maresciallo dei Cc Licia Gioia: fu suicidio! A dirlo sono i due periti nominati dal Gup Palmeri

Siracusa. E’ arrivato il responso della super perizia disposta dal Giudice dell’udienza preliminare Salvatore Palmeri per stabilire come sia morta il maresciallo dei Carabinieri Licia Gioia e se il decesso fu provocato dal marito, il poliziotto Francesco Ferrari. 46 anni, in sercizio alla Questura di Siracusa, Il Ferrari è accusato del femminicidio di Licia Silvia Gioia, uccisa con due colpi di pistola nella loro casa di contrada Isola. Rispondendo ai quesiti posti dal Gup Palmeri, il perito di balistica Felice Nunziata, di Castello di Palma Campania, in provincia di Napoli, e il medico legale Cataldo Raffino, medico legale presso l’Area Medicina Legale sede Inail di Enna, hanno depositato nella cancelleria del giudice la perizia. I due esperti scrivono con assoluta certezza che non si trattò di omicidio, ma di suicidio. Per i due periti non ci sono dubbi di alcun genere sulla volontà della marescialla dei Carabinieri di togliersi la vita. Sarebbe stata lei stessa ad avere impugnato la pistola d’ordinanza e ad avere esploso in rapida successione i due colpi di cui il primo alla tempia e il secondo alla coscia. Questo secondo proiettile, dopo aver trapassato l’arto superiore della donna, è penetrato nella gamba del poliziotto Francesco Ferrari e poi è fuoriuscito perdendosi nella camera da letto della villa di contrada Isola, ove abitavano i due coniugi.
L’esito della super perizia ha sorpreso i difensori delle parti civili, avvocato Aldo Ganci per i genitori del maresciallo Licia Gioia che si sono costituiti in giudizio contro l’ex genero e l’avvocato Alessia Lo Tauro in rappresentanza dell’Associazione Ipazia, che tutela e assiste le donne vittime di violenza e di femminicidi. Da parte del poliziotto Ferrari e del suo difensore di fiducia, avvocato Stefano Rametta, nessuna reazione e nessun commento sull’esito della super perizia, ma la soddisfazione di vedersi riconoscere un risultato che era incerto per gli altri ma non per loro due o quantomeno per l’imputato, cha ha sempre negato di avere assassinato la propria moglie. Nessun commento è stato rilasciato dal Pubblico Ministero Gaetano Bono, che d’altra parte ha ereditato il giallo sulla morte del maresciallo Gioia quando il fascicolo era già arrivato all’attenzione del Giudice dell’udienza preliminare Salvatore Palmeri. L’indagine sulla morte della marescialla Gioia è stata diretta dal Pubblico Ministero Marco Di Mauro, che le ha concluse con la contestazione al poliziotto Francesco Ferrari del reato di omicidio volontario aggravato ai danni della propria moglie. Poi, dopo le sue vicissitudini giudiziarie come persona sottoposta ad indagini nell’ambito dell’affaire “Sistema Siracusa”, il Pubblico Ministero Di Mauro ha cominciato a prendere le distanze dall’inchiesta sulla morte di Licia Gioia per poi uscire definitivamente di scena quando, archiviati i reati che la Procura della Repubblica di Messina gli contestava, è arrivata dal Csm la comunicazione del suo trasferimento alla Procura della Repubblica di Milano.
I legali delle parti civili dopo aver letto l’esito della superperizia hanno chiesto di voler interrogare i due periti. E il Gup Palmeri, accogliendo la richiesta, ha rinviato l’udienza al 14 novembre per l’esame del perito di balistica Felice Nunziata e del medico legale Cataldo Raffino.
L’idea della superperizia era venuta all’ex Gup Luisa Intini, che poi ha lasciato il controverso caso della morte della marescialla Intini al collega Salvatore Palmeri, in quanto è andata in licenza di maternità. Entrambi i giudici hanno convenuto nella esigenza di disporre una super perizia poichè, leggendo la perizia presentata dal professore Compagnini, che fu nominato all’incidente probatorio dal Gip Carmen Scapellato, e quella professore Stefano Conti, perito balistico di Torino, nominato dai genitori del maresciallo Gioia, aveva ravvisato delle incongruenze nelle due perizie in quanto quella di Compagnini propendeva per l’ipotesi del suicidio e quella del professore Conti per l’ipotesi dell’omicidio. Adesso, i due periti di fiducia del Gup Salvatore Palmeri, hanno bocciato la teoria del medico legale siracusano Franco Coco, che per primo ebbe a manifestare delle perplessità sulla tesi del suicidio e arrivò addirittura a scrivere che si trattava di omicidio volontario. Con la tesi del dottor Franco Coco, secondo la quale ci si trova dinanzi ad un omicidio e non a un suicidio, concorda anche il suo collega medico legale Giuseppe Bulla, nominato dai genitori di Licia Gioia.
E, sulla base dell’illuminato parere dei due medici legali siracusani, anche il Pubblico Ministero Marco Di Mauro ha messo da parte i suoi dubbi sul conto del poliziotto Francesco Ferrari e gli ha contestato il reato di omicidio volontario aggravato per avere” in esito ad una colluttazione, verificatasi all’interno dell’abitazione coniugale, sita in Siracusa in Via Della Spatola 4 (contrada Isola), cagionato la morte della coniuge convivente, Gioia Licia, mediante l’esplosione di due colpi di pistola Beretta calibro 9 Parabellum, in dotazione alla vittima nella sua qualità di sottufficiale della Compagnia dei Carabinieri di Siracusa, che l’attingevano prima al capo con ferita trapassante, con direzione del basso verso l’alto e poi alla coscia con ritenzione del proiettile nel gluteo destro, determinandone il decesso”. La colluttazione di cui parlano sia il professore Conti e il Pubblico Ministero Di Mauro avvenne due anni fa. Pare che la lite sia da ricondurre alla gelosia della marescialla Licia Gioia. Secondo il poliziotto Ferrari la moglie avrebbe impugnato la propria pistola d’ordinanza per togliersi la vita. Lui avrebbe cercato di disarmarla senza riuscire nel suo intento poichè la moglie respingeva i suoi assalti volti a persuaderla a non attuare il suicidio che minacciava di compiere.
Certo è che durante la colluttazione è partito un proiettile che è entrato alla tempia della donna per poi fuoriuscire dall’altra parte della testa. Il secondo proiettile è stato esploso quando la donna era già spirata. Il poliziotto dice che il colpo è partito accidentalmente mentre lui cercava di togliere dalla mano della moglie l’arma. Secondo il suo ragionamente dalla canna è partito il proiettile che è penetrato all’altezza della coscia della moglie, è fuoriesciuto e ha attinto alla gamba lo stesso Francesco Ferrari trapassandogliela per poi disperdersi nella stanza da letto ove è avvenuta la colluttazione. Nell’abitazione di contrada Isola è presente il figlio del poliziotto, avuto da un precedente matrimonio. Il ragazzo si trova nella sua cameretta al primo piano della villetta. Nella villa, a morte già avvenuta della marescialla Licia Gioia, si sono recate la madre del bambino e una sua amica e gli agenti della Polizia di Stato per avviare gli accertamenti. Non ci sono testimoni oculari, ma gli inquirenti sentiranno moltissimi testimoni de relato che sono a conoscenza dei rapporti della coppia. Tutti indicano la marescialla Gioia come una donna gelosa e possessiva, che tormentava il marito con continue telefonate ad ogni ora del giorno e della notte. Ma perchè era così gelosa la marescialla visto che aveva sposato da non più di anno il poliziotto Ferrari? Perchè, secondo l’opinione delle persone che frequentavano i due coniugi, lui era un cacciatore di donne e quindi le sue attrazioni per l’altro sesso mettevano in agitazione la marescialla dei Carabinieri, esemplare nel servizio come tutore dell’ordine, ma debole, anzi fragilissima, con il suo partner. Lei era innamorata cotta del poliziotto e temeva di perderlo da un momento all’altro. Qualcosa sarà accaduto quella sera di fine febbraio di tre anni in quella villa di contrada Isola. Ma chi dovrebbe dirci ciò che provocò la lite tra i coniugi ha detto ciò che si sentiva di dire per non compromettere la sua posizione.
Il caso non è comunque chiuso. I legali delle parti civili annunciano che daranno battaglia e che faranno il possibile e l’impossibile per persuadere il Gup Palmeri a pronunciare sentenza di condanna per omicidio volontario aggravato nei confronti del poliziotto Francesco Ferrari. Che come si sa viene giudicato con rito abbreviato.

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