Obbligo di firma in Questura al complice del pistolero che gambizzò ladro di “neve”

Siracusa. Dopo aver tramutato la misura cautelare della custodia in carcere con quella degli arresti domiciliari all’esponente del clan della Borgata, Danilo Greco, il Giudice delle indagini preliminari Salvatore Palmeri ha revocato gli arresti domiciliari a Giancarlo Limpido e gli ha applicato la misura cautelare dell’obbligo di presentazione giornaliera presso la Questura di Siracusa. Danilo Greco, difeso dagli avvocati Antonio Meduri e Giorgio D’Angelo, ha fissato il proprio domicilio a Terni, dove la moglie aveva preso in affitto un appartamento prima ancora che il Gip Palmeri concedesse i domiciliari al marito. L’uomo è uscito dalla Casa Circondariale di Terni, dove era rinchiuso per avere gambizzato Daniele Caruso, 41 anni, reo di avergli “rubato” una partita di cocaina, e ha raggiunto la sua nuova abitazione dove espierà appunto i domiciliari per la condanna a sette anni di reclusione per lesioni personali gravi ai danni del ladro di cocaina. Giancarlo Limpido, che è stato condannato a due anni e otto mesi di reclusione per concorso del ferimento di Daniele Caruso, grazie alla revoca della misura cautelare degli arresti domiciliari, è ritornato in libertà. E’ stato il suo difensore di fiducia, avvocato Junio Celesti, ad avere presentato l’istanza di revoca dei domiciliari, adesso accolta dal Gip Salvatore Palmeri.
Danilo Greco e Giancarlo Limpido, per il colpo di pistola esploso contro il Caruso, sono stati processati con rito abbreviato condizionato dall’esame della persona offesa. E, dopo l’audizione del Caruso, il Pubblico MInistero Vincenzo Nitti, ha effettuato la requisitoria al termine della quale aveva chiesto la condanna a sei anni di reclusione per Danilo Greco e a a cinque anni e quattro mesi di reclusione per Giancarlo Limpido. Il Gip Palmeri ha derubricato il tentato omicidio in lesioni personali gravi e ha inflitto a Danilo Greco la pena di sette anni di reclusione mentre a Giancarlo Limpido ha irrogato la pena di due anni e otto mesi di reclusione.
Danilo Greco e Giancarlo Limpido sono stati arrestati, sabato 2 febbraio del corrente anno, dagli agenti della Squadra Mobile in esecuzione dell’ordinanza di applicazione delle misure cautelari emesse dal Gip Carmen Scapellato. Danilo Greco, 33 anni, si trovava sottoposto alla misura cautelare degli arresti domiciliari, provvedimento che era stato disposto dal Collegio Penale del Venerdì, dinanzi al quale si svolge il processo scaturito dall’operazione antimafia denominata “Borgata”. Il beneficio di legge degli arresti domiciliari consentiva a Danilo Greco di uscire dal carcere di Cuneo, dove era stato rinchiuso oltre un anno fa per essersi reso artefice di alcune evasioni dai domiciliari. A distanza di quattro giorni dalla scarcerazione Danilo Greco è stato riarrestato e associato al carcere di Cavadonna. Viceversa, Giancarlo Limpido, 37 anni, anche lui pregiudicato come il Greco, era libero ed è stato accompagnato nella sua abitazione perchè il Gip Scapellato ha disposto per lui gli arresti domiciliari.
Secondo quanto accertato dagli investigatori della Squadra Mobile Giancarlo Limpido il 9 agosto dell’anno scorso ha accompagnato Daniele Caruso in Via Filippo Juvara, introducendolo nell’abitazione di Danilo Greco. Quest’ultimo ha invitato gli ospiti a seguirlo nel vano cucina e quindi ha chiesto a Limpido e Caruso di sedersi sul divano. Hanno parlato del più e del meno per un una decina di minuti fino a quando Giancarlo Limpido si è alzato e ha raggiunto il Greco che si trovava già all’impiedi alle spalle del Caruso, rimasto seduto sul divano. Il Limpido ha consegnato una pistola a Danilo Greco che, postosi alle spalle del Caruso, ha esploso contro di lui due pallottole: la prima ha colpito alla coscia il quarantunenne, la seconda è andata fuori bersaglio. Mentre il sangue zampillava dalla gamba del Caruso, il Greco ha puntato la canna alla tempia del ferito. Il povero Caruso, già ritenendosi un morto ammazzato, dalla rassegnazione è passato alla gratitudine per l’uomo che stava attentando alla sua vita quando Danilo Greco gli ha detto con rancore: “Alzati e vattene via, non voglio più vederti”. Caruso, con grande sofferenza, è riuscito a trascinarsi dalla cucina fino alla porta della casa da dove pochi minuti dopo è uscito. Raggiunta la strada, il Caruso ha telefonato a suo padre, dicendogli di andarlo a prendere. Quando il papà è arrivato si è accorto dai pantoloni intrisi di sangue e ha immediatamente trasportato il proprio figlio al Pronto Soccorso dell’ospedale Umberto I. Daniele Caruso, dopo le prime cure, è stato ricoverato in corsia e lì è stato raggiunto dagli agenti della Squadra Mobile per farsi raccontare da chi fosse stato azzoppato con un colpo di pistola. Lui ha raccontato di essere stato avvicinato da uno scooter in sella al quale si trovavano due persone, una delle quali aveva esploso contro di lui alcuni colpi di pistola sulla strada che conduce alla sua abitazione. I poliziotti hanno immediatamente raggiunto la strada indicata da Daniele Caruso ma non hanno trovato nè proiettili nè bossoli e nemmeno macchie di sangue. Visto che il Caruso aveva mentito i poliziotti sono ritornati all’ospedale e hanno piazzato alcune microspie dentro la corsia da lui occupata e in particolar modo accanto e sotto il letto in cui dormiva. Grazie a questo stratagemma, gli inquirenti hanno appreso tutta la verità sulla vicenda di sangue. Infatti, parlando con i genitori e la fidanzata il Caruso ha raccontato di essere stato ferito da Danilo Greco con una pistola fornitagli da Giancarlo Limpido. “Mi ha sparato due pallottole, ma una soltanto mi ha trapassato la gamba, mentre l’altra pallottola si è conficcata nel divano dove io ero seduto. E mi è andata bene, perchè il Greco mi ha puntato la canna della pistola alla tempia e se avesse pigiato non sarei qui a raccontarvi la mia disavventura. Per mia fortuna, il Greco mi ha ordinato di uscire dalla sua casa e di non farmi più vedere. Sapete perchè era incazzato con me? Perchè mi ero appropriato di trenta grammi di cocaina”.
Le indagini della Squadra Mobile, coordinate dal Pubblico Ministero Salvatore Grillo, hanno permesso di accertare che il Caruso veniva utilizzato da Danilo Greco come custode di quantitativi di cocaina che lui non poteva tenere nella sua abitazione di Via Filippo Juvara dove era sottoposto a continui controlli da parte della Polizia di Stato. Il Caruso ha corso il rischio di essere punito dal Greco, ma evidentemente non si aspettava che quello si fosse talmente incazzato da meditare di fargliela pagare a caro prezzo, a costo della vita. Danilo Greco ha agito come il boss americano Al Capone che, quando doveva punire qualcuno della sua banda per sgarbi commessi, li invitava nella sua villa dove poi li ammazzava a colpi di mazza da baseball. La variante del copione consiste nel ravvedimento di Danilo Greco che, dopo aver ferito ad una gamba il ladro di cocaina, ha deciso di lasciarlo in vita, non pigiando il grilletto della pistola già puntata alla tempia del Caruso.

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