Noto, la fake news sul sindaco Genovese di aver dato la residenza ai caminanti per vincere le elezioni

Noto. “Gli otto anni delle Amministrazioni di Genovese segnano un notevole incremento delle opere pubbliche, con diversi interventi di decoro urbano, come la creazione del Piazzale Marconi e la sistemazione di Piazza Bixio, agli ingressi orientale e occidentale della città. Si avverte però una visione piuttosto miope dello sviluppo urbano con l’utilizzo dissennato di grandi superfici libere per costruirvi nuove opere (come l’Inam e la Scuola Media Aurispa in piazza Bixio e le case popolari in Piazza Risorgimento), anzichè ricorrere all’espropriazione di aree marginali a basso costo. Una decisione molto criticata sarà quella di concedere la residenza, per evidenti motivi elettoralistici, ad un folto gruppo di di nomadi, i c.d. caminanti, la cui presenza costituirà da allora un problema dai seri riflessi per l’abusivismo edilizio e la microcriminalità, degenerata sul finire del secolo verso episodi inquadrabili in attività mafiose. L’Amministrazione non è sensibile a problematiche culturali e solo nel 1960, per iniziativa del Direttore della Biblioteca viene fondato un Antiquarium che espone gli eterogenei reperti accumulati nel tempo”. E’ un paragrafo del libello recante il titolo Noto nel XX secolo – Politica, società e cultura – Atti delle Giornate di studio, Noto: Palazzo Trigona, 5-6 Novembre 2004, a cura di F. Balsamo, V. La Rosa e R. Mangiameli.
Il sindaco messo sotto accusa si chiamava Salvatore Genovese che ha governato la città di Noto dal 1952 al 1960. Come Francesco Balsamo, anche Salvatore Genovese è un avvocato, ma, contrariamente ad altri primi cittadini di Noto iscritti al Partito Liberale Italiano, proviene dalla Democrazia Cristiana. Gli autori, che elogiano gli aristocratici sindaci del Partito Liberale Italiani, disprezzano invece il sindaco Genovese poichè è espressione di un partito che si si ispira ai valori democratici-cristiani e moderati.
Gli autori del libello criticano soprattutto il sindaco per avere concesso alla comunità dei caminanti la cittadinanza e di averlo fatto per ottenere un vantaggio elettorale per vincere la consultazione che lo avrebbe portato a governare la città di Noto dal 1956 al 1960. Un’accusa gravissima quella degli autori di “Noto nel XX Secolo – Politica, società e culturale” che Giorgio Giannone, in un articolo recante il titolo “Nomadi e storie della città barocca” sconfessa scrivendo: “Sulla questione relativa al consenso elettorale sono nate anche delle leggende paesane e falsi storici, come quella che fa risalire la formazione della comunità all’allora Sindaco Salvatore Genovese il quale si sarebbe garantita la rielezione concedendo la cittadinanza ai Caminanti. Ora non è il caso di ribadire che il sindaco non può concedere nessuna cittadinanza, ma eventualmente può prendere atto dela dichiarazione di residenza, ma sta di fatto che fra elezioni comunali del 1956 e le precedenti elezioni che sono le regionali del 1955 vi è una differenza di votanti di soli sette unità – 15.473 contro 15.480. Già questo dato basterebbe a smentire il preteso enorme aumento degli elettori a causa della concessione della “cittadinanza” o della residenza, ma per completezza occorre dire che l’avv. Salvatore Genovese stravince le elezioni del 1956 e viene riconfermato alla carica con uno scarto personale di 1.414 voti di cui 924 voti di lista sul suo antagonista e cioè l’avv. Corrado Sallicano, e raccoglie 627 voti solo nelle tre sezioni di Testa Dell’Acqua, Rigolizia e Santa Lucia dove non votavano e non votano Caminanti. Il dato non poteva meravigliare perchè in quelle contrade, il sindaco Genovese, durante il suo primo mandato iniziato nel ’52, aveva portato la luce elettrica, aveva fatto costruire le scuole ed aveva realizzato notevoli opere pubbliche per migliorarne le condizioni, come peraltro aveva fatto anche in città e nelle frazioni”.
Il successo elettorale del sindaco Genovese a spese del candidato avv. Corrado Sallicano, espressione del PLI, non è dovuto quindi alla cittadinanza data ai caminanti, quanto piuttosto alla sua meritoria opera di oculato amministratore che si prodiga a fare ottenere la elettricità in quelle contrade del vasto territorio di Noto e alla realizzazione di opere pubbliche, utili per la collettività.
PLI e DC non sono più partiti presenti nel panorama politico italiano, sono stati spazzati dall’inchiesta giudiziaria “Mani pulite”. Ma, va restituita giustizia e onorabilità all’avvocato Salvatore Genovese, che, da sindaco della città di Noto, si è prodigato per migliorare la qualità della vita di tutti gli abitanti non solo nella città simbolo del barocco, ma anche nelle contrade. Quella del consenso elettorale per avere dato la residenza ai caminanti è un fake news. E’ un dato storico accertato e che smentisce clamorosamente la bufala degli autori del libello “Noto nel XX secolo – Politica, società e cultura” F. Balsamo, V. La Rosa e R. Mangiameli. Restituire l’onorabilità al Sindaco Salvatore Mangiameli è doveroso, ma è soprattutto un atto di giustizia, poichè egli fu un amministratore pubblico onesto e scrupoloso che si adoperò per rendere vivibili le contrade esistenti nell’immenso territorio di Noto.

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