Retata “Aretusa”: Franco Satornino si collega per la videoconferenza, ma il PM rinuncia a interrogarlo

Siracusa. Il pentito Franco Satornino, 64 anni, da un carcere della penisola, faccia rivolto contro il muro e spalle a chi guardava dal tribunale aretuseo, si è collegato con l’aula della Corte d’Assise per sottoporsi all’esame del Pubblico Ministero Alessandro La Rosa ma, per un’intesa raggiunta con i difensori degli imputati alla sbarra, l’interrogatorio non è stato effettuato in quanto sono stati acquisiti al fascicolo processuale i verbali contenenti le sue dichiarazioni. Per sentire la sua voce, si dovrà aspettare l’udienza dell’11 novembre prossimo, quando Franco Satornino verrà controesaminato dai difensori di Agostino Urso, Gianfranco Bottaro, Daniele Romeo, Andrea Abdoush, Salvatore Catania, Umberto Montoneri, Concetto Antony Magnano, Massimiliano Midolo, Lorenzo Giarratana, tutti difesi dall’avvocato Giorgio D’Angelo; Luigi Urso difeso dall’avvocato Junio Celesti il quale, assieme all’avvocato Giambattista Rizza, assiste anche Gianfranco Urso. E ancora.l’avvocato Giambattista Rizza difende Salvatore Silone, l’avvocato Matilde Lipari difende Salvatore Quattrocchi; l’avvocato Natale Perez difende Sebastiano Ricupero; l’avvocato Sebastiano Troia assiste Lorenzo Vasile; l’avvocato Bruno Leone difende Massimiliano Romano; l’avvocato Stefano Rametta assiste Francesco Fontana; l’avvocato Antonio Lo Iacono difende Christian MariaTerranova; l’avvocato Giuseppe Lipera difende Francesco Calì e infine Angelica Mdolo è difesa dall’avvocato Matilde Lipari.
Ma che cosa sappiamo delle dichiarazioni rese da Franco Satornino? Da quando ha iniziato a collaborare con la giustizia Satornino, difeso dall’avvocato Maria Carmela Barbera del Foro di Catania, ha detto al Pubblico Ministero La Rosa di avere costituito, assieme a Lorenzo Vasile, un gruppo criminale per effettuare il traffico delle sostanze stupefacenti. Per rifornirsi della droga, cocaina in particolar modo, molto appetibile ai tossici siracusani ed in particolar modo ai professionisti, lui e Vasile avevano dei contatti a Palermo con Salvatore Quattrocchi e a Catania con Francesco Calì. Grazie alle conoscenze che aveva nel campo dello spaccio il Vasile il gruppo di cui era cofandatore Franco Satornino ha ingaggiato come spacciatori di singole dosi Massimiliano Midolo, Lorenzo Giarratana, Francesco Cannata e Christian Terranova. Il neo pentito ha parlato del costo di ogni singola dose, dei guadagni ricavati dall’attività di spaccio, dei costi per l’acquisto delle partite di cocaina a Palermo e Catania, dei rapporti intrattenuti con Luigi Cavarra che, come esponente di spicco del clan “Bottaro-Attanasio”, aveva autorizzato il gruppo costituito da Lorenzo Vasile e Franco Satornino a svolgere la loro attività.
Franco Satornino ha parlato anche delle altre due bande dedite al traffico degli stupefacenti che affiancavano la sua. Franco Satornino ha precisato che, quando ancora non è stata effettuata la retata dalla Polizia di Stato denominata “Operazione Aretusa”, lui e Lorenzo Vasile ignoravano l’esistenza di altri due gruppi dediti al traffico di sostanze stupefacenti. Le notizie che adesso ha riferito al Pubblico Ministero Alessandro La Rosa, il pentito ha detto di averle apprese da Gianfranco Urso e da Gaetano e Luigi Urso.
Il neo collaboratore di giusitiza ha riferito, infatti, che, incontrandolo nel carcere di Cavadonna, ha saputo da Gianfranco Urso che era a capo di una banda dedita al traffico di stupefacenti in cui componenti sono Salvatore Catania, Agostino Urso, Gianfranco Bottaro e Daniele Romeo. Del terzo gruppo le notizie sull’attività di spaccio che svolgeva e dei componente le avrebbe sapute da Gaetano Urso e Luigi Urso.
Fin qui le dichiarazioni rese dal pentito, mentre su tante altre contenute nei verbali 2, 3, 4, 5 e 7 molte frasi e alcuni episodi sono coperti dagli omissis, cioè a dire sono coperte dal segreto istruttorio.
All’udienza dell’11 novembre, giorno delle zeppole per la festività di San Martino, si sapranno delle ulteriori dichiarazioni rese da Franco Satornino in questi tre mesi di collaborazione con la giustizia.
Il Tribunale del lunedì presidente, Antonella Coniglio; a latere, Giuliana Catalano e Liborio Mazziotta) ha dato atto a verbale del mancato arrivo in aula sia di Gianfranco Urso che di Antony Concetto Magnano, i quali essendo detenuti, il primo per le accuse che gli vengono contestate in questo processo, il secondo per espiare una condanna per altro reato,
non sono stati tradotto dagli agenti della polizia penitenziaria. Telefonicamente la cancelliera si è messa in contatto con le carceri in cui sono detenuti Gianfranco Urso (a Trani) e Antony Concetto Magnano, e ha comunicato poi al Collegio che gli imputati rinunciavano a comparire. Ciò ha permesso al Collegio di proseguire l’udienza e di concluderla con l’acquisizione dei verbali contenenti le dichiarazioni di Franco Satornino prodotti dal Pubblico Ministero Alessandro La Rosa.
Quasi tutti gli imputati alla sbarra debbono rispondere di associazione finalizzata al traffico delle sostanze stupefacenti e una parte solo di violazione dell’articolo 73 della legge sugli stupefacenti ovvero di detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti.
La decisione di iniziare a collaborare con la giustizia Franco Satornino sembra averla presa in seguito al rigetto da parte del Collegio giudicante della istanza presentata dall’avvocato Junio Celesti tesa a ottenere che fosse tramutata in arresti domiciliari la misura restrittiva della custodia in carcere. La presidente Coniglio, rendendo note le determinazioni del Tribunale sull’istanza del penalista, ha comunicato il rigetto poichè a parere dei giudici il quadro probatorio non era assolutamente cambiato. Per cui, Satornino che non è un fesso, ha capito che la sua sorte, con questo Collegio giudicante, era segnata. Ovvero che a Siracusa il processo di primo grado si sarebbe concluso con la sua condanna. E dire condanna vuole significare vedersi comminare una pena di vent’anni di reclusione in considerazione del reato di traffico di sostanze stupefacenti, di cui è chiamato a rispondere, con l’aggravante di essere stato il promotore della associazione.
Questa volta dalla sua parte non c’era l’ex collaboratore di giustizia Lorenzo Vasile che, quando assieme furono arrestati dagli agenti della Squadra Mobile per detenzione e trasporto illegale di parecchi chili di hashish, prese la coraggiosa iniziativa di accollarsi tutta la responsabilità e di scagionare Franco Satornino, descrivendolo come un suo caro amico all’oscuro del quantitativo di droga contenuto in una cassetta installata sotto il portabagli della macchina dell’ex pentito del clan Urso, per intenderci quello fondato da Agostino Urso, detto ‘u prifissuri. La dichiarazione di Vasile comportò per lui la condanna a quattro anni, e l’assoluzione del Satornino. I poliziotti della Squadra Mobile rimasero sorpresi dalla sentenza del Gup Andrea Migneco, ma hanno dovuto fare buon viso a cattiva sorte. Adesso Franco Satornino ha ammesso di avere costituito un’associazione a delinquere finalizzata al traffico degli stupefacenti assieme a Lorenzo Vasile, ex contabile del clan Urso, quello costituito da Agostino Urso, u’ prufissuri, e una militanza in quell’organizzazione mafiosa fino alla retata di Polizia del 18 ottobre 1992, ai danni dei cosiddetti “seguaci del fondatore della prima banda criminale di Siracusa”, retata avvenuta un mese e mezzo di distanza dopo la cosiddetta tentata strage di San Marco, quando i componenti del clan Nardo, del clan Trigila, del clan Aparo e del gruppo di Santa Panagia accerchiarono la villa presa in affitto dal Vasile e all’interno della quale si erano radunati tutti i componenti del gruppo Urso (il boss Agostino Urso era stato già ucciso nella mattinata del 28 giugno 1992 al lido Sayonara di Fontane Bianche da tre killer del clan Nardo, mentre il figlio Gianfranco Urso sfuggiva alla morte), cominciarono a sparare contro le finestre e la porta della villa con fucili e pistole. Lanciarono anche tre bombe a mano di fabbricazione francese che, per fortuna degli occupanti della villa, non esplosero, altrimenti tutti i componenti del clan Urso sarebbero stati uccisi. E, come ebbero a dichiarare i periti di balistica, “con il cucchiaino avrebbero dovuto raccogliere le membra dei corpi dilaniati degli ospiti della villetta di San Marco”. Ma questa pagina della storia della criminalità siracusana potrà raccontarla meglio di noi il signor Lorenzo Vasile, testimone oculare di quella mancata strage di mafia.

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