Le foto dei trafficanti di droga alla Tonnara e le accuse del pentito “Peppe ‘u missinisi”. E il 28 novembre sarà di turno il collaboratore di giustizia Mattia Greco

Siracusa. Giuseppe De Leo, inteso “Peppe ‘u missinisi” è stato il protagonista dell’udienza svoltasi giovedì scorso nell’aula della Corte d’Assise del Tribunale di Viale Santa Panagia. De Leo, che si è collegato in videoconferenza da un carcere della capitale, non è stato esaminato dal Pubblico Ministero Alessandro La Rosa, ma è stato controesaminato dai difensori degli imputati coinvolti nell’operazione antidroga denominata “Tonnara”. Le domande dei difensori vertevano sulle risposte date da Peppe ‘u missinisi ai Pubblici Ministeri Alessandro La Rosa e Alessandro Sorrentino, entrambi in servizio alla Procura Distrettuale Antimafia, che, anzichè porgli delle domande, gli hanno mostrato le foto dei trafficanti di droga che spacciavano alla Tonnara.
Alla foto mostratagli, col numero uno, il collaboratore di giustizia ha detto: “L’effige è quella di Alessandro Abela o Abella. E’ un appartenente all’organizzazione dedita al traffico degli stupefacenti, del tipo cocaina, denominata Tonnara. Si occupa dell’attività di spaccio e talora di portare lo stipendio agli spacciatori che si trovano agli arresti domiciliari. Fino all’anno scorso, anzi fino a poco prima del mio arresto avvenuto il 9 febbraio del 2018, ho visto personalmente l’Abela spacciare cocaina in bustine da venti euro e da cinque grammi sotto le palazzine del quartiere della Tonnara. Il predetto Abela percepiva lo stipendio da Danilo Briante e Antonio Rizza, come da me personalmente constatato in circa due o tre occasioni”.
Subito dopo gli hanno mostrato la foto numero due e “Peppe ‘u missinisi” ha dichiarato: “L’ho visto da qualche parte ma non riesco ad inquadrarlo in un contesto preciso. Adesso che guardo meglio la foto credo che si chiami Angelo Boscarino, ma non sono sicuro. Se è la persona che penso, posso dire che il cognato del predetto soggetto, che ho conosciuto al carcere di Cavadonna dopo febbraio 2018, mi ha riferito che questo Angelo forniva stupefacente alla Tonnara. Però riguardando la foto non sono sicuro che la persona a cui mi sono riferito sia quella raffigurata, anzi, molto probabilmente mi sto sbagliando”
E in effetti si stava sbagliando. La foto numero due mostrata dai magistrati al pentito si riferisce ad Angelo Albarino di Messina.
Andiamo avanti.
Sulla foto numero 3 “Peppe ‘u missinisi” non ha dubbi di alcun genere. Afferma, infatti: “E’ Raffaele Ballocco, cognato di Danilo Briante ed Antonio Rizza. So che il Ballocco spaccia per conto del gruppo della Tonnara. Il Briante e il Rizza gli danno uno stipendio di circa 500 o 600 euro alla settimana, più di quanto percepiscono gli altri spacciatori del gruppo proprio in virtù della parentela con Briante e Rizza. Tali notizie mi sono state riferite dallo stesso Ballocco durante la detenzione comune a Cavadonna, dopo il mio arresto del febbraio 2018. Io stesso ho visto Ballocco spacciare alla Tonnara almeno un paio di volte prima del mio arresto; comunque sapevo che spacciava per il gruppo della Tonnara in quanto lo appresi da Briante e Rizza. In alcune occasioni ho visto che al Ballocco venivano consegnate le dosi di stupefacente subito dopo il loro confezionamento, al quale alcune volte partecipavo, trovandomi sul posto per riscuotere il denaro delle forniture che facevo al gruppo. Ho visto il Ballocco spacciare nel 2017, circa sei mesi prima del mio arresto avvenuto a febbraio 2018”.
Gli viene mostrata la foto targata numero 4 e il pentito “Peppe ‘u missinisi”, dice: “E’ Briante Danilo. E’ al vertice del gruppo della Tonnara insieme ad Antonio Rizza. Lo conosco personalmente dall’ultima sua detenzione risalente a qualche anno addietro. Nel tempo è nata un’amicizia con lui e con il Rizza e pertanto sono venuto a conoscenza della loro attività di traffico di stupefacenti. Furono il Rizza ed il Briante a dirmi di aver fondato il gruppo di spaccio della Tonnara. Tale gruppo esiste da diversi anni, almeno quattro o cinque anni. Io stesso ho fornito cocaina al gruppo della Tonnara su richiesta del Briante e del Rizza. Ho fornito cocaina all’organizzazione in circa otto occasioni nell’arco di circa quattro anni fino a qualche mese prima del mio arresto del febbraio 2018. Io non entravo spesso nel quartiere per non farmi trovare con la cocaina addosso in caso di controllo da parte delle forze dell’ordine. Ogni fornitura andava da mezzo chilo ad un chilo di cocaina”.
Alla foto etichettata numero 5 il pentito afferma: “Si chiama Alessandro, ma non ne ricordo il cognome. Anzi preciso che si chiama Sandro Buccheri. So che saltuariamente spacciava per la Tonnara, così come da lui stesso riferitomi. Quando spacciava percepiva lo stipendio. Una volta, nel 2017, l’ho visto nell’appartamento del Briante mentre gli portava il denaro provento dello spaccio”. (In realtà la foto riporta l’effige di Buccheri, che si chiama Vincenzo e non Sandro).
Gli viene quindi mostrata la foto numero 6, e il collaboratore di giustizia dichiara: “Lo conosco ma non ne ricordo il nome. L’ho visto alla Tonnara ogni tanto. In una occasione, nel 2017, l’ho visto mentre cedeva qualche pallina di cocaina ai clienti. Non so se sia stato agli arresti domiciliari per un periodo. Credo che sia un associato al gruppo della Tonnara, in quanto lo vedevo alla Tonnara e in un’occasione l’ho visto nell’appartamento del Briante mentre gli portava il denaro provento dello spaccio”. (Alla foto 6 corrisponde, in realtà, il nome e il cognome di Luigi Calcinella).
Subito dopo i magistrati gli mostrano la foto mumero 7. Il pentito afferma: “Lo conosco ma non ne ricordo il nome. E’ uno spacciatore della Tonnara e percepisce lo stipendio. Ora che ricordo, si chiama Dario. L’ho visto più volte spacciare alla Tonnara, anche prima del 2017. Se non ricordo male venne sottoposto agli arresti domiciliari in un determinato periodo. Prima di tale periodo l’ho visto spacciare per la Tonnara. Ricordo adesso che si chiama Caldarella. Posso dire che percepiva lo stipendio in quanto tutti gli spacciatori della Tonnara, e lui era tale, percepiscono lo stipendio”.
Si passa alla foto numero 8 e Peppe ‘u missinisi dichiara: “E’ Massimo inteso ‘u Ceccu, ma non ne ricordo il cognome. L’ho conosciuto da diversi anni, e precisamente da quando ha concluso una detenzione molto lunga, credo per associazione a delinquere. So che spaccia cocaina alla Tonnara. L’ho visto personalmente spacciare alla Tonnara, credo nel 2016 o inizio del 2017, prima che venisse posto agli arresti domiciliari. Lui stesso, durante la mia ultima detenzione a Cavadonna nel 2018, mi ha detto che percepiva lo stipendio da Briante e Rizza anche mentre si trovava a casa agli arresti domiciliari”. (la foto numero 8 indica l’effige di Massimiliano D’Ignoti Parenti).
Al pentito viene mostrata la foto numero 9 e lui afferma: “E’ Gaetano Maieli. So che ha una grande amicizia con Danilo Briante. So che ha aperto un’attività, credo una pasticceria. Nel periodo in cui ho rifornito la Tonnara, non ho visto il Maieli nella piazza di spaccio. Nel 2010 o 2011 o 2012 ho sentito parlare il Maieli insieme a tale Perna o Francesco Penna, ed ho capito che parlavano di cocaina che il Maieli acquistava dal Briante, per fare del piccolo spaccio”.
Passando alla foto numero 10, il pentito dice: “L’ho visto in un paio di occasioni ma non so dire nulla su di lui”. (la foto numero 10 riporta l’effige di Marco Maieli).
Riguardo alla foto numero 11, il pentito afferma: “L’ho visto qualche volta in giro a Siracusa, ma non so dire cosa faccia”. (la foto numero 11 è quella di Domenico Pirrotta).
Viene mostrata la foto numero 12 e il collaboratore di giustizia dichiara: “Credo sia la moglie di Ballocco Raffaele, e se non sbaglio si chiama Giusy. Non l’ho vista mai spacciare alla Tonnara e non so se spacciava nel quartiere. Quando io andavo alla Tonnara le mogli non venivano mai nominate”. (la Giusy è in realtà Giuseppina Riani, alla sbarra in questo processo).
Quando gli viene mostrata la foto numero 13 il pentito non balbetta più, ma con assoluta certezza afferma: “E’ Antonio Rizza, cognato di Danilo Briante. Insieme a quest’ultimo è al vertice del gruppo della Tonnara. Più volte ho dato le forniture di cocaina al Rizza. Si occupava in prima persona della contrattazione per l’acquisto di forniture di stupefacente. Quando contrattava con me talora avevamo discussioni in merito al prezzo della fornitura. Insieme al Briante si occupava di gestire l’organizzazione, stabilendo i turni di spaccio. Inoltre si occupava di quantificare gli stipendi e di organizzare la distribuzione agli spacciatori”.
Riguardo alla foto numrro 14, Peppe ‘u missinisi afferma: “E’ Ivan Rossitto. E’ stato associato al gruppo della Tonnara fino al suo penultimo arresto avvenuto circa due anni addietro, prima dell’ulteriore suo arresto in esecuzione dell’ordinanza a carico del gruppo della Tonnara. So che spacciava per la Tonnara come dallo stesso Rossitto rtiferitomi. Preciso che il Rizza, per pagarmi le forniture di stupefacente, in due occasioni mi ha mandato il denaro con il Rossitto. Quest’ultimo mi disse, dopo il suo penultimo arresto, che si sarebbe “sganciato” dalla Tonnara per andare a lavorare. Non posso escludere che comunque il Rossitto abbia continuato ad avere rapporti con la predetta organizzazione”.
Sulla foto numero 15 il pentito Giuseppe De Leo dice: “E’ Leandro Salemi. Lo conosco in quanto figlio di un mio amico, Massimo Salemi. Non l’ho mai visto personalmente spacciare alla Tonnara. Durante la mia ultima detenzione a Cavadonna, nel 2018, ho saputo tramite altri detenuti, di cui non ricordo i nomi, che per qualche breve tempo il Salemi aveva spacciato alla Tonnara, ma non so se lo spaccio avvenisse per conto proprio, anche se, naturalmente, chi spaccia all’interno della Tonnara, non può farlo senza essere autorizzato”.
Gli viene mostrata la foto numero 16 e il collaboratore di giustizia dichiara: “E’ Massimo Salemi, padre di Leandro della foto numero 15. Conosco da tempo Massimo Salemi. So che spaccia per conto del gruppo della Tonnara, ma posso dire che è un consumatore di stupefacenti. I soldi dello stipendio che gli corrispondevano Briante e Rizza li spendeva per acquistare lo stupefacente per uso personale. L’ho visto personalmente spacciare alla Tonnara nel 2017 prima del mio arresto del febbraio 2018. So che alla fine del 2017 non ha percepito più lo stipendio in quanto ritenuto poco affidabile, atteso che si era fatto arrestare nuovamente per evasione dagli arresti domiciliari, se non ricordo male”.
In ordine alla foto numero 17, il pentito afferma: “E’ Graziano Urso. E’ un appartenente al gruppo della Tonnara e si occupa di spaccio di cocaina. In qualche occasione si è occupato di portare gli stipendi agli associati, come da me personalmente visto. Anche lui percepisce lo stipendio da Briante e Rizza. Io stesso l’ho visto spacciare alla Tonnara”
Giuseppe De Leo, prima di congedarsi dai Pubblici Ministeri Alessandro La Rosa e Alessandro Sorrentino, fa mettere a verbale una precisazione sulla foto numero 10. “Devo dire che in realtà, ora che ricordo, credo che facesse il lavaggista. L’ho visto a Siracusa un paio di volte, e ricordo adesso che è stato arrestato in occasione dell’arresto di Luigi Cavarra”. La foto numero 10 riguarda Marco Maieli, 41 anni, residente a Siracusa.
Alla sbarra siedono Danilo Briante, 44 anni, Alessandro Abela, 33 anni, Dario Caldarella, 35 anni, Giuseppina Riani, Antonio Rizza, 31 anni, Ivan Rossitto, 33 anni, Massimo Salemi, 45 anni, Pasquale Graziano Urso, 25 anni, Raffaele Ballocco, 32 anni, Vincenzo Buccheri, 47 anni e Gaetano Maieli, 40 anni.
Il controesame è stato effettuato dagli avvocati Sebastiano D’Angelo, Licinio La Terra Albanelli, Junio Celesti. Gli altri penalisti hanno rinunciato a porre delle domande al collaborante..
Gli imputati sono tutti accusati di associazione finalizzata al traffico degli stupefacenti, detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti, con l’aggravante di cui all’ex articolo 7 della legge sui reati mafiosi. Di violazione dell’articolo 73 della legge sugli stupefacenti debbono, invece, rispondere Marco Maieli e Domenico Pirro, entrambi imputati a piede libero.
L’operazione antidroga, cui è stato dato il nome convenzionale di “Tonnara”, cioè della località in cui gli spacciatori di sostanze stupefacenti erano soliti incontrare i tossici per la consegna delle “palline” di cocaina e ricevere in cambio il denaro, è stata effettuata dai Carabinieri con il coordinamento del Pubblico Ministero Alessandro La Rosa, sostituto procuratore alla Direzione Antimafia di Catania. Oltre alle risultanze dell’attività investigativa svolta dai Carabinieri, le accuse contro i presunti trafficanti di droga poggiano sulle dichiarazioni dei pentiti Giovanni Piazzese, Adriano Schepis, Massimiliano Mandragona, Luigi Cavarra, deceduto nella località riservata in quanto stroncato da un tumore maligno, e di Alessandro D’Agata, quest’ultimo noto trafficate di droga arrestato dai Carabinieri nell’ambito dell’operazione “Tonnara” e subito dopo essere stato rinchiuso in carcere divenuto collaboratore di giustizia. Le fondamenta già solide dell’inchiesta sono state ulteriormente puntellate dalle dichiarazioni di Peppe De Leo, detto ‘u missinisi, che ha iniziato a collaborare con la giustizia un anno fa, mentre stava espiando una condanna a sei anni di carcere per detenzione ai fini di spaccio di due chili di droga.
Secondo la tesi dell’accusa il traffico di droga che si svolgeva nella zona della Tonnara di Santa Panagia faceva registrare introiti di alcune migliaia di euro al giorno e arrivava addirittura anche a settanta-ottanta mila euro nei giorni di venerdì e sabato. Queste le cifre calcolate dai Carabinieri. Ma il pentito Alessandro D’Agata le ha ridimensionate. Le migliaia di consumatori di cocaina e di altre sostanze stupefacenti ingrossavano le tasche e i portafogli degli spacciatori, tra cui appunto i pusher coinvolti nell’operazione denominata “Tonnara”, arrestati dai Carabinieri a conclusione di quasi due anni di indagini effettuate con i metodi tradizionali ma, soprattutto, con l’utilizzo delle “cimici”, installate dentro le abitazioni o all’esterno delle case dei trafficanti di droga.
Concluso il controesame dei difensori degli imputati, il Collegio giudicante (presidente, Giuseppina Storaci; a latere, Nicoletta Rusconi e Alfredo Spitaleri) rinvia il processo all’udienza del 28 novembre prossimo. Il Pubblico Ministero La Rosa annuncia che per quella udienza saranno esaminati i pentiti Mattia Greco, Osvaldo Lopes e Salvatore Mollica.
Slitta a dicembre l’audizione del nuovo collaboratore di giustizia Graziano Pasquale Urso, che, come è ormai noto, si è pentito due mesi fa.

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