“Vecchia Maniera”: i difensori di Pietro Crescimone chiedono la sua assoluzione, martedì 12 il verdetto

Catania. L’avvocato Junio Celesti ha illustrato la propria arringa difensiva a favore di Pietro Crescimone, accusato di traffico di sostanze stupefacenti nell’ambito del blitz denominato “Vecchia Maniera”, e di altre fattispecie delittuose. Contro il siracusano Crescimone, l’unico degli imputati arrestati dalla Polizia di Stato ad avere chiesto di essere processato con rito abbreviato, il Pubblico Ministero Alessandro Sorrentino ha sollecitato il Giudice delle indagini preliminari Ornella Valenti a riconoscerlo colpevole di tutti i reati che gli vengono contestati e condannarlo alla pena di tredici anni e quattro mesi di reclusione.
Invece l’avvocato Junio Celesti si è battuto per una sentenza di assoluzione nei confronti del Crescimone, in assenza di inconfutabili prove idonee a dimostrare la sua responsabilità in ordine al traffico di sostanze stupefacenti e agli altri reati che avrebbe commesso in concorso con il boss Angelo Monaco.
La stessa richiesta di assoluzione del Crescimone è stata avanzata dall’avvocato Diego Tranchita, del Foro di Trapani, difensore del siracusano.
Il Gip Ornella Valenti ha aggiornato l’udienza a martedì della prossima settimana, per la camera di consiglio e la lettura del dispositivo di sentenza.
Pietro Crescimone, coinvolto nell’operazione antidroga e antimafia denominata “Vecchia Maniera”, deve rispondere dei reati di traffico di sostanze stupefacenti, di detenzione, acquisto, trasporto e cessione di quantitativi di droga, reati di cui sono chiamati a risponderne anche i coniugi Angelo Monaco ed Elisabetta Di Mari, nonchè di tentato danneggiamento dei macchinari parcati all’interno di un cantiere della Tosa Appalti Srl, di porto e detenzione di armi da sparo, di tentato incendio doloso dei veicoli di proprietà della ditta Lisa Srl.
Dal Tribunale di Siracusa vengono, invece, giudicati tutti gli imputati che hanno optato per il processo ordinario. Si tratta di Nunziatina Bianca, moglie del boss dell’omonimo clan Trigila, Antonio Trigila, detto Pinnintula, Angelo Monaco, sua moglie Elisabetta Di Mari, Antonio Rubbino, Giuseppe Aprile, Giuseppe Lao ed il marocchino Hamid Aliani. Il processo con rito ordinario si svolge innanzi ai giudici del Tribunale del giovedì, (presidente, Giuseppina Storaci; a latere, Nicoletta Rusconi e Alfredo Spitaleri).
Le indagini sono state svolte dagli agenti della Squadra Mobile della Questura di Siracusa con il coordinamento del Pubblico Ministero Alessandro Sorrentino. A fronte delle indicazioni emerse dalle indagini e dalle intercettazioni ambientali e telefoniche, il Gip Veronica Pezzino ha firmato le ordinanze di custodia in carcere per tutti gli imputati, tra cui appunto la signora Nunziatina Bianca, moglie del boss di Noto, Antonio Trigila, detto Pinnintula, e gli ex consuoceri Angelo Monaco ed Elisabetta Di Mari, genitori di Piero Monaco, prima divenuto collaboratore di giustizia e poi rinnegando la propria scelta ritornato ad essere un detenuto comune.
Inascoltato è rimasto l’appello dell’avvocato Antonino Campisi di tenere fuori dalle crimninali vicende del marito Pinnintula la signora Nunziatina Bianca e di farle trascorrere in assoluta serenità la pensione. Sembrava che il Gup accogliesse l’appello del difensore della donna, anche alla luce della ordinanza di revoca del mandato di cattura firmato dalla Gip Pezzino da parte del Tribunale del Riesame che aveva definito come insussistente il reato di estorsione contestato a Nunziatina Bianca. Ed invece, dalla camera di consiglio, è uscita una decisione che addolora non solo la signora Nunziatina Bianca ma soprattutto il suo difensore di fiducia, avvocato Antonino Campisi.

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