Sos di un detenuto: chiedo di farmi la biopsia per dei noduli a un polmone, ma il giudice dice no

Siracusa. Riceviamo e pubblichiamo la lettera inviata dalla Casa Circondariale di Cavadonna dal signor Francesco Capodieci.
“Sono Francesco Capodieci, detenuto al carcere di Cavadonna dal marzo del 2018.
Ciò che mi spinge a scrivere questa lettera, è la mia situazione di salute.
Più di un anno fa, mentre mi trovavo al carcere di Prato, dopo essermi sottoposto a diverse visite a causa di malori continui, vengo informato dal dirigente sanitario del carcere che dall’esito delle radiografie al torace si evidenziavano più noduli al polmone destro, e che sarebbe stato opportuno approfondire la cosa sottoponendomi ad una tac “urgente”.
Si può immaginare il mio stato d’animo del momento, sentirsi dire queste parole, soprattutto vivendo da detenuto, vi assicuro che nn è stato semplice per me!
Perché si sa, un detenuto in Italia non ha la possibilità di affidarsi a medici privatamente e non può scegliere dove e come farsi curare, l’unica soluzione è affidarsi al servizio sanitario nazionale e alla magistratura!
Così, rivolgendomi al mio medico legale, e seguendo un iter specifico, richiediamo un permesso al giudice che segue il mio caso per potermi sottoporre ad una tac al torace “urgente”.
Nel frattempo vengo trasferito nuovamente a Siracusa, per motivi di giustizia, e le mie crisi respiratorie notturne continuano finché finalmente vengo chiamato per eseguire la tac che avevamo richiesto mesi prima…
L’ esito conferma ciò che mi venne detto dal medico del carcere di Prato… ma non solo, i noduli ricscontrati erano aumentati sia di numero che di dimensione e necessitava una seconda tac questa volta però con il mezzo di contrasto perché i medici volevano vederci meglio…!
Passano altri mesi e mi richiamano per la seconda tac ma purtroppo per un errore (non si sa di chi) non mi viene fatta con il mezzo di contrasto, ma ancora peggio, da questo esito emerge il fatto che i noduli siano spariti.
Ovviamente per me è stato un sollievo, ma il mio medico legale mi spiega che questo è impossibile e che sicuramente si trattava di un errore nel trascrivere il referto, perché i noduli non possono sparire a distanza di qualche mese, e quindi eravamo costretti a richiedere una terza tac sperando che questa volta l’avrebbero fatta con il mezzo di contrasto!
Purtroppo questa tac non l’ho mai fatta, sono passati giorni, settimane, mesi.. l’unica cosa che mi sono sentito dire in questo arco di tempo è stata: “stai sereno sono solo dei noduli benigni che scompariranno da soli”. Tutto questo a parole, perché quando poi chiedo al dirigente sanitario del carcere di poterlo mettere per iscritto che sia così, giustamente e con molta umanità mi spiega che non può farlo e che l’unico modo per affermare questa tesi è quello di eseguire una biopsia.
Nel frattempo i malori continuano ad esserci, le mie apnee notturne anche… l’umidità e l’ambiente malsano della struttura carceraria di certo non mi aiutano a stare meglio…. ormai mi rifiuto di andare in infermeria perché l’unica cosa che possono fare i medici del carcere è quella di somministrarmi un bentalan e di trascrivere tutto sul mio diario clinico, ma questo serve a poco se non a nulla.
Allora decido rivedere il mio medico legale e di sottopormi alla biopsia, ma per fare ciò necessità un permesso del giudice, il quale autorizzi al medico di venirmi a visitare.
Facciamo questa ennesima istanza al giudice nell’agosto 2019 ma il giudice non ha mai accolto l’istanza. E questo vuol dire a distanza di due mesi che il mio medico non può venire a visitarmi e di conseguenza non posso richiedere di fare la biopsia!
Ma questo non è l’unico errore che ha commesso il giudice a cui hanno affidato il mio caso. La giudice Simona Ragazzi mi ha già condannato ad una pena di 24 anni, condanna incostituzionale, in quanto secondo il c.p.p la pena massima da applicare al reato di cui vengo accusato (associazione finalizzata al traffico degli stupefacenti) è di 20 anni con rito abbreviato. Domando: ma quando a commettere un errore è un giudice chi è che deve prendere i giusti provvedimenti?
Si, avete letto bene: 20 anni per spaccio, contro i 5/10/15 anni che vengono dati a chi uccide, a chi stupra e abusa di donne e bambini..
Lo so che di questo se ne parla spesso soprattutto negli ultimi tempi, ma davvero è una cosa assurda che reati come il femmicidio vengano pagati con pene basse… la legge italiana purtroppo fa acqua da tutte le parti! Ma questa è un’altra storia…
Io raccontando la mia storia, voglio dar voce a tutti i detenuti che si trovano nella mia stessa situazione, ricordando che noi siamo uomini a cui viene privata la libertà ma non la dignità, che la salute è un nostro diritto! Noi detenuti dobbiamo pagare il prezzo con la giustizia in giusta misura, con dignità e nelle condizioni adeguate.
Credo sia inaccettabile che per eseguire una tac urgente passino mesi, sempre se va bene, è inaccettabile che un medico non venga autorizzato ad entrare per visitare un detenuto: questa si chiama violazione del diritto alla salute del detenuto.
Basta leggere art 11 del 345/1975 ordinamento penitenziario per capire bene ciò che sto dicendo…
Ormai i social e i giornali online hanno un grande potere nel diffondere notizie per questo spero che le mie parole giungano a chi di dovere per far sì che io possa finalmente sottopormi a tutti i dovuti accertamenti e capire che terapia poter fare, senza che l’iter burocratico duri mesi.
E se questo non basta, io non mi fermerò, continuerò a denunciare… prima o poi qualcuno mi ascolterà, nonostante tutto voglio essere fiducioso!
Ringrazio anticipatamente a chi vorrà condividere le mie parole”.
Francesco Capodieci.
Dal c.c di cavadonna, Siracusa 9-11-2019

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