“Vecchia Maniera”: inflitti 10 anni e 6 mesi a Pietro Crescimone, cade l’accusa di traffico di droga

Catania. Al processo celebrato con rito abbreviato a carico del siracusano Pietro Crescimone e del rosolinese Giuseppe Aprile ha prevalso la tesi della pubblica accusa. Però, va dato atto che si tratta di una vittoria di Pirro poichè è caduto il capo d’imputazione più grave di cui viene accusato Crescimone. Il siracusano è stato, infatti, assolto con formula ampiamente liberatoria dalla ipotesi delittuosa contestata a titolo di associazione finalizzata al traffico degli stupefacenti, di cui, oltre a lui, sono accusati il boss Angelo Monaco e la di lui moglie Elisabetta Di Mari, entrambi ancora detenuti. A Crescimone è stata irrogata la pena di anni dieci e sei mesi di reclusione in quanto riconosciuto colpevole di detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti, tentato danneggiamento dei macchinari parcati all’interno di un cantiere della Tosa Appalti Srl, di porto e detenzione di armi da sparo. Il Gup Ornella Valenti ha assolto il Crescimone anche dal reato di tentato incendio doloso dei veicoli di proprietà della ditta Lisa Srl.
Per i difensori del Crescimone si tratta di una condanna agrodolce. Secondo gli avvocati Junio Celesti e Diego Tranchita, il primo del Foro di Siracusa, il secondo del Foro di Trapani, l’assoluzione del Crescimone per il reato di cui all’articolo 74 sulla legge degli stupefacenti, avrà degli effetti positivi per i coniugi Monaco-Di Mari che innanzi al Tribunale di Siracusa (presidente, Giuseppina Storaci; a latere, Nicoletta Rusconi e Alfredo Spitaleri) debbono rispondere del reato di associazione finalizzata al traffico delle sostanze stupefacenti.
Il Pubblico Ministero Alessandro Sorrentino aveva chiesto la condanna di Pietro Crescimone a tredici anni e quattro mesi di reclusione per tutti i reati che gli venivano contestati.
Per quanto riguarda il rosolinese Giuseppe Aprile il Gup Ornella Valentini lo ha riconosciuto colpevole del reato di tentata estorsione ai danni del titolo di un’azienda agricola di Rosolini e gli ha inflitto cinque anni di reclusione, esattamente quanto aveva chiesto il Pubblico Ministero Sorrentino. Vana è risultata l’arringa dell’avvocato Giovanni Raudino, che si è battuto per l’assoluzione del proprio assistito. Il penalista di Noto, in sede di Riesame, si era visto accogliere la richiesta di immediata scarcerazione dell’Aprile per insussistenza del reato di tentata estorsione. Infatti, l’Aprile era stato immediatamente scarcerato ma, nonostante la pronuncia del Tribunale del Riesame di Catania, non si era visto archiviare la sua posizione dal procedimento procedimento scaturito dall’operazione antimafia e antidroga denominata “Vecchia Maniera” e addirittura si era visto chiedere dal Pubblico Ministero Alessandro Sorrentino il rinvio a giudizio per difendersi innanzi al Tribunale di Siracusa di quell’accusa di tentata estorsione ai danni dell’azienda agricola di Rosolini. Su consiglio del suo difensore, Giuseppe Aprile che voleva rientrare in Germania per riprendere a lavorare nell’azienda tedesca, ha chiesto di essere giudicato con rito abbreviato, nella convinzione che il Gup avesse confermato la pronuncia del Tribunale del Riesame. Invece, con sua somma sorpresa, dalla camera di consiglio è uscita una sentenza di condanna che gli impedirà di lasciare il territorio italiano quantomeno fino alla celebrazione del processo d’appello, sempre che la condanna irrogatagli oggi dal Gup di Catania venga riformata in assoluzione.
Dal Tribunale di Siracusa vengono, invece, giudicati tutti gli imputati che hanno optato per il processo ordinario. Si tratta di Nunziatina Bianca, moglie del boss dell’omonimo clan Trigila, Antonio Trigila, detto Pinnintula, Angelo Monaco, sua moglie Elisabetta Di Mari, Antonio Rubbino, Giuseppe Lao ed il marocchino Hamid Aliani.
Le indagini sono state svolte dagli agenti della Squadra Mobile della Questura di Siracusa con il coordinamento del Pubblico Ministero Alessandro Sorrentino. A fronte delle indicazioni emerse dalle indagini e dalle intercettazioni ambientali e telefoniche, il Gip Veronica Pezzino ha firmato le ordinanze di custodia in carcere per tutti gli imputati, tra cui appunto la signora Nunziatina Bianca, moglie del boss di Noto, Antonio Trigila, detto Pinnintula, e gli ex consuoceri Angelo Monaco ed Elisabetta Di Mari, genitori di Piero Monaco, prima divenuto collaboratore di giustizia e poi rinnegando la propria scelta ritornato ad essere un detenuto comune.
Inascoltato è rimasto l’appello dell’avvocato Antonino Campisi di tenere fuori dalle crimninali vicende del marito Pinnintula la signora Nunziatina Bianca e di farle trascorrere in assoluta serenità la pensione. Sembrava che il Gup accogliesse l’appello del difensore della donna, anche alla luce della ordinanza di revoca del mandato di cattura firmato dalla Gip Pezzino da parte del Tribunale del Riesame che aveva definito come insussistente il reato di estorsione contestato a Nunziatina Bianca. Ed invece, dalla camera di consiglio, è uscita una decisione che addolora non solo la signora Nunziatina Bianca ma soprattutto il suo difensore di fiducia, avvocato Antonino Campisi.

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