Morte di Licia Gioia, il medico legale Bulla “Non fu suicidio e lo affermo senza alcuna ombra di ragionevole dubbio”

Siracusa. Si aggrava la posizione del poliziotto Francesco Ferrari, 46 anni, accusato di avere ucciso la propria moglie, il maresciallo dei Carabinieri Licia Gioia. E’ scomparso dal suo volto il sorriso che mostrava in pubblico a seguito del deposito della perizia effettuata dai due periti nominati dal Giudice dell’udienza preliminare Salvatore Palmeri, i quali avevano definito la ipotesi del suicidio prevalente su quella dell’omicidio. Questa mattina, invece, l’assunto del perito di balistica Felice Nunziata, di Castello di Palma Campania, in provincia di Napoli, e del perito professore Cataldo Raffino, medico legale presso l’Area Medicina Legale sede Inail di Enna, è stato smentito dal medico legale di Siracusa, Giuseppe Bulla e del tecnico di balistica dottor Conti, di Torino, entrambi consulenti nominati dai genitori di Licia Gioia, che si sono costituiti parte civile contro l’ex genero, facendosi rappresentare in giudizio dall’avvocato Aldo Ganci. Il dottor Giuseppe Bulla ha detto, a conclusione dell’esposizione della sua consulenza di medicina legale, che “nella vicenda della signora Licia Gioia è da escludere i’ipotesi del suicidio senza alcun’ombra di ragionevole dubbio”. Il dottor Bulla, nel corso dell’esposizione della sua relazione, ha evidenziato una circostanza che altri suoi autorevoli colleghi avevano trascurato, tra cui anche i due periti nominati dal Gup Palmeri. Il medico legale ha detto che sulla mano destra sono state rilevate delle macchioline di sangue che dimostrano senza alcun dubbio che non fu la marescialla Licia Gioia ad avere esploso i colpi di pistola. Quelle tracce di sangue non sono state rinvenute sul dorso della mano ma sul palmo. Il medico legale ha spiegato che se fosse stata la vittima ad avere esploso i due colpi di pistola, di cui il primo che gli spappola la cute cranica e il secondo che gli sfonda la coscia, le macchioline di sangue si sarebbero concentrate in prevalenza sul dorso della mano. Viceversa, essendo state rilevate in grandissima parte sul palmo della mano ad esplodere i colpi di pistola è l’imputato e non la vittima che stava impugnando il calcio dell’arma. Secondo il dottor Bulla il calcio della pistola impediva alle macchioline di sangue di accedere e di posarsi sul palmo della mano della marescialla Licia Gioia, per cui l’ipotesi del suicidio è da escludere senza alcuna ombra di ragionevole dubbio.
La tesi del medico legale Bulla è stata confermata in pieno dall’esperto di balistica di Torino, dottor Conti, sceso appositamente a Siracusa per essere sentito dal Gup Salvatore Palmeri. E, non solo: ha trovato piena condivisione dei consulenti del Pubblico Ministero Gaetano Bono, ingegnere Manlio Averna e professore Giuseppe Di Forti, anche loro due convintissimi della responsabilità penale del poliziotto Francesco Ferrari. Il Pubblico Ministero Gaetano Bono, ad inizio d’udienza, aveva chiesto l’ammissione della citazione del consulente di medicina legale dottor Insirello, ma l’avvocato Stefano Rametta, difensore del poliziotto Ferrari, si era opposto sostenendo che la Difesa non era stata preventivamente informata della citazione del dottor Insirello. Il Gup Palmeri si è ritirato in camera di consiglio e quando è ritornato nell’aula ha letto un’ordinanza in cui dava conto di aver accolto l’eccezione sollevata dall’avvocato Stefano Rametta. Che cosa avrebbe dovuto raccontare il dottor Insirello? Avrebbe dovuto rivelare la stessa circostanza delle macchioline di sangue rilevate sul palmo della mano della vittima di femminicidio. In soccorso della pubblica accusa è arrivato il consulente della parte civile, dottor Giuseppe Bulla, che ha messo in crisi nera il Gup Salvatore Palmeri e fatto sparire il beffardo sorriso del poliziotto Francesco Ferrari dal suo volto. Alla luce delle dichiarazioni rese dal dottor Bulla e dal perito di balistica Conti, il Gup Palmieri ha convocato i suoi periti, l’esperto di balistica Felice Nunziata, di Castello di Palma Campania, in provincia di Napoli, e il medico legale Cataldo Raffino, medico legale presso l’Area Medicina Legale sede Inail di Enna, che dovranno presentarsi il 13 gennaio del nuovo anno per fornire gli opportuni chiarimenti sulla stravolgente circostanza delle macchioline di sangue rilevate sul palmo della mano destra del maresciallo Licia Gioia.
Sembra essere ritornati al periodo in cui l’allora Pubblico Ministero Marco Di Mauro non riusciva a trovare la soluzione del rebus al punto di contestare di volta in volta delle ipotesi di reato al poliziotto Ferrari, poi puntuamente ritirate e riformulate con delle ipotesi nuove. Eppure era in suo possesso la relazione del medico legale Franco Coco che non lasciava spazio ad ipotesi alternative a quella dell’omicidio volontario. Il dottor Franco Coco,che tra l’altro è stato l’unico medico legale ad avere visto la posizione del cadavere sul letto matrimoniale e ad avere sottoposto ad autopsia il cadavere di Licia Gioia, ha detto che non era credibile l’affermazione del poliziotto Ferrari che sosteneva che il secondo proiettile era esploso accidentalmente mentre lui tentava di togliere dalla mano della moglie la pistola. Secondo il medico legale Coco la scienza medica smentisce l’assunto del poliziotto Ferrari. Innanzitutto Coco sottolinea che quando è stato espolso il secondo colpo la marescialla Gioia era già morta poichè il proiettile penetrato nella zona posteriore del cranio le aveva provocato un ampio squarcio alla testa ed era fuoriuscito dall’altra parte del capo. Soltanto dopo aver letto le relazioni dei suoi consulenti e quelle dei consulenti della parte civile, il Pubblico Ministero Di Mauro ha messo da parte qualsiasi tipo di dubbio sulla penale responsabilità del poliziotto Ferrari e gli ha contestato il reato di omicidio volontario aggravato per avere” in esito ad una colluttazione, verificatasi all’interno dell’abitazione coniugale, sita in Siracusa in Via Della Spatola 4 (contrada Isola), cagionato la morte della coniuge convivente, Gioia Licia, mediante l’esplosione di due colpi di pistola Beretta calibro 9 Parabellum, in dotazione alla vittima nella sua qualità di sottufficiale della Compagnia dei Carabinieri di Siracusa, che l’attingevano prima al capo con ferita trapassante, con direzione del basso verso l’alto e poi alla coscia con ritenzione del proiettile nel gluteo destro, determinandone il decesso”. La colluttazione di cui parlano sia il professore Conti e il medico legale dottor Bulla, nonchè il professore Giuseppe Di Forti e l’ingegnere Manlio Averna avvenne due anni fa nella camera da letto dei coniugi Licia Goia e Francesco Ferrari. Della discussione naturalmente ne ha parlato il poliziotto che dice che la lite sia da ricondurre alla gelosia della marescialla Licia Gioia. Secondo il poliziotto Ferrari la moglie avrebbe impugnato la propria pistola d’ordinanza per togliersi la vita. Lui avrebbe cercato di disarmarla senza riuscire nel suo intento poichè la moglie respingeva i suoi assalti volti a persuaderla a non attuare il suicidio che minacciava di compiere.
Certo è che durante la colluttazione è partito un proiettile che è entrato alla tempia della donna per poi fuoriuscire dall’altra parte della testa. Il secondo proiettile è stato esploso quando la donna era già spirata. Il poliziotto dice che il colpo è partito accidentalmente mentre lui cercava di togliere dalla mano della moglie l’arma. Secondo il suo ragionamente dalla canna è partito il proiettile che è penetrato all’altezza della coscia della moglie, è fuoriuscito e ha attinto alla gamba lo stesso Francesco Ferrari trapassandogliela per poi disperdersi nella stanza da letto. Nell’abitazione di contrada Isola si trova il figlio del poliziotto, avuto da un precedente matrimonio. Il ragazzo si trova nella sua cameretta al primo piano della villetta, che, interrogato, ha detto non avere udito le due deflagrazioni. Nella villa, dopo la morte del maresciallo Licia Gioia, si sono recate la madre del bambino e una sua amica e, quando le donne e il bambino sono andati via, sono arrivati gli agenti delle Volanti per avviare gli accertamenti. Molte le testimonianze rese da conoscenti e amici della coppia secondo le quali Licia Gioia era gelosissima del marito. I genitori della sottufficiale dell’Arma dei Carabinieri hanno sempre difeso la memoria della figlia negando che lei fosse gelosa del marito e che si fosse suicidata. All’inizio non volevano credere che il Ferrari avesse ucciso Licia ma, poi, assumendo informazioni negli ambienti di Siracusa e nella cerchia degli amici della figlia e dell’ex genero, si sono convinti della responsabilità di Francesco Ferrari e hanno chiesto all’avvocato Aldo Ganci di battersi per l’affermazione della penale responsabilità del Ferrari e di non trascurare nulla per trascinarlo alla sbarra.
Il resto della storia è ancora da scrivere. Il prossimo capitolo verrà scritto il 13 gennaio del 2020, con le domande a chiarimento che il Gup Palmeri rivolgerà ai suoi periti di fiducia, Nunziata e Raffino. Poi il Gup Palmeri dovrà mettere da parte dubbi e incertezze e portare a coclusione il processo con rito abbreviato a carico del poliziotto Francesco Ferrari. E dovrà dire se è stato lui o no ad avere ucciso la moglie, Licia Gioia.

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