Inchiesta sulla scorta assegnata a Borrometi: indagini delle Procure di Siracusa, Ragusa e Catania

Palermo. “Ci dissociamo certamente dalla inopportuna e sconcertante richiesta, avanzata da alcuni deputati regionali, di portare in commissione Antimafia il caso Borrometi e addirittura chiedere verifiche sulla tutela per il giornalista”. Lo dicono i deputati regionali del Movimento 5 Stelle. “L’attività di Borrometi, al quale va ogni nostra solidarietà, è indiscutibile – aggiungono in particolare i componenti M5S della commissione Antimafia, Antonio De Luca e Roberta Schillaci – e siamo fermamente convinti che chi si distingue nella lotta alla mafia non vada mai lasciato solo. Invece sono troppe le storie di chi viene infangato o isolato e non vorremmo si iniziasse così un’azione per seminare dubbi e delegittimare l’opera di Borrometi. Resta infine inaccettabile la leggerezza di quei deputati che prima hanno firmato e poi hanno disconosciuto l’iniziativa, come a voler nascondere la mano”.
La lettera di cui parla il gruppo di deputati dei 5 Stelle è quella inviata da sette parlamentari regionali alla Commissione regionale antimafia, presieduta dall’on. Claudio Fava. I sette parlamentari che hanno firmato la richiesta di verificare se sussistano i presupposti per la scorta al giornalista Paolo Borrometi sono Pippo Gennuso, Luigi Genovese, Gaetano Galcagno, Riccardo Gallo, Tony Rizzotto, Riccardo Savona e Michele Mancuso. I quali hanno chiesto un approfondimento sull’assegnazione di una scorta a Paolo Borrometi. La Commissione antimafia ha deciso intanto di trasmettere la missiva alle Procure di Siracusa, Ragusa e Catania con la richiesta di verificare se sussistano i presupposti per l’assegnazione della scorta a Paolo Borrometi.
Contro la decisione dei sette parlamentari che hanno firmato la richiesta si sono schierati il gruppo del M5S all’Assemblea regionale e il Blog delle Stelle, che hanno manifestato solidarietà e vicinanza al giornalista.
I grillini parlano genericamente di tre episodi denunciati dal Borrometi (un’aggressione fisica avvenuta nel 2014, l’incendio della porta dell’abitazione dei genitori del giornalista e un presunto attentato dinamitardo con autobomba), mentre i sette parlamentari che hanno firmato l’esposto affermano che l’aggressione del 2014 non sarebbe stata compiuta da due persone mascherate ma da una persona vicina alla famiglia del giornalista; che l’incendio non sarebbe stato compiuto contro la porta della casa ma dello zerbino e che, infine, il presunto attentato con autobomba sarebbe smentito dall’Autorità Giudiziaria che non ha mai arrestato o indagato le persone che lo avrebbero ordito. Anche per i due episodi (aggressione fisica e incendio doloso) avvenuti nel 2014 gli inquirenti non hanno identificato gli autori e l’unica persona che ne parla è soltanto il giornalista. Alla Procura di Siracusa un ex consigliere comunale di Pachino ha presentato una querela contro il giornalista Borrometi per calunnia aggravata e ha chiesto al procuratore della Repubblica, Sabrina Gambino, di sentire, come persone informate dei fatti, i magistrati della Procura Distrettuale Antimafia di Catania ed il dirigente del Commissariato della Polizia di Stato di Pachino cui domandare se siano stati loro a informare il giornalista Paolo Borrometi che era stato sventato un attentato con autobomba ai suoi danni. I sette parlamentari regionali che hanno firmato la missiva chiedono le stesse verità che vuol conoscere l’ex consigliere comunale Salvatore Brancato, assistito dall’avvocato Giuseppe Gurrieri, che da anni si batte per convincere il vice direttore dell’Agi di ammettere di avere preso un abbaglio sull’asserito attentato con autobomba.

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