Delitto Vizzini: si astiene il Gup Frau, slitta al 27 gennaio l’abbreviato a Quartarone e Destro

Siracusa. Il processo con rito abbreviato a carico dei pachinesi Massimiliano Quartarone e Giuseppe Terzo, rispettivamente di 24 e 26 anni, è stato rinviato al 27 gennaio del nuovo anno. Così ha deciso il Giudice dell’udienza preliminare Carla Frau che, in apertura d’udienza, ha letto un’ordinanza con la quale ha comunicato la sua astensione in quanto all’epoca dell’omicidio di Corrado Vizzini ebbe ad autorizzare le intercettazioni ambientali e telefoniche nei confronti dei due imputati e degli altri due pachinesi sospettati di avere commesso l’agguato mortale ai danni del pregiudicato di Pachino.
Il Gup Frau ha, altresì, comunicato che il fascicolo processuale è stato trasmesso all’attenzione del Gup Carmen Scapellato, innanzi al quale si dovrà celebrare il processo con rito abbreviato.
I due imputati erano in collegamento video dalle carceri di Vercelli (il Quartarone) e di Genova (il Terzo). Presenti a Siracusa i difensori, avvocato Giuseppe Gurrieri per Giuseppe Terzo e avvocato Junio Celesti per Massimiliano Quartarone.
Con il rito ordinario il 20 dicembre verranno giudicati dalla Corte d’Assise di Siracusa (presidente, Tiziana Carrubba; a latere, Anna Pappalardo) Sebastiano Romano e Stefano Di Maria, difesi dall’avvocato Maria Carmela Di Mattea il primo, e dal professore Carlo Taormina e dall’avvocato Giambattista Rizza, il secondo.
L’omicidio di Corrado Vizzini, 55 anni, si verificò la sera del 16 marzo, poco prima delle ore 21. Corrado Vizzini cadeva sotto il fuoco mentre, alla guida del proprio scooter, stava recandosi nella propria abitazione in quanto era sottoposto alla sorveglianza speciale. Ricoverato all’ospedale Di Maria di Avola, Corrado Vizzini, detto Marcuotto, non riusciva a uscire dallo stato di coma in cui era precipitato a seguito del colpo di pistola che lo aveva colpito allo stomaco. E, dopo una settimana di ricovero in ospedale, moriva.
Poco dopo il decesso della vittima dell’agguato mortale, il Pubblico Ministero Gaetano Bono ordinava il fermo dei quattro pachinesi, tutti inquadrati dalle telecamere la sera dell’agguato in via De Sanctis e che alcuni giorni dopo l’attentato, vennero tutti invitati negli uffici del Commissariato della Polizia di Stato di Pachino per essere sottoposti a sommarie informazioni testimoniali ed al tampon-kit, che, però, è risultato negativo. Mentre Di Maria e Romano venivano fermati a Pachino, i loro complici Massimiliano Quartarone e Giuseppe Terzo venivano fermati il primo a Vercelli ed il secondo a Genova, dove si erano rifugiati presso parenti dopo essersi allontanati nottetempo da Pachino.
Le Difese dei quattro pachinesi ritengono che ci siano delle falle nel mosaico omicidario. Il Quartarone, soprattutto, ritenuto il presunto esecutore dell’agguato mortale contro il Vizzini, non viene ripreso dalle telecamere del sistema di videosorveglianza in faccia, ma di spalle mentre corre e che calza delle scarpe bianche. Il giovane inquadrato di spalle dalle telecamere è comunque nelle vicinanze della strada in cui verrà raggiunto dai colpi di pistola Corrado Vizzini. Le telecamere non riprendono il giovane con le scarpe bianche impugnare in una mano una pistola, per cui l’avvocato Junio Celesti azzarda che non sarebbe stato il suo cliente ad avere esploso i tre o quattro di pistola che hanno centrato all’addome e al braccio Corrado Vizzini. E ancora. Altro indizio ritenuto grave dagli inquirenti è costituito dalla richiesta fatta dal Quartarone al coindagato Stefano Di Maria, 25 anni, di manomettere le telecamere installate nella zona dell’agguato mortale e la circostanza è stata confermata dalla madre della compagna del presunto autore dell’omicidio. La donna, interrogata dalla Polizia, ha dichiarato di avere saputo della richiesta di far mettere fuori uso le telecamere per cancellare la prova filmata della sua presenza sul luogo del delitto. L’avvocato Giuseppe Gurrieri, a sua volta, ha detto ai giudici del Tribunale del Riesame che le immagini televisive riprendono il Terzo in prossimità del luogo in cui fu crivellato di piombo il Vizzini, ma non lo inquadrano armato oppure mentre esplode dei colpi di arma da fuoco o in atteggiamento sospetto. Insomma, secondo l’avvocato Gurrieri il pachinese Giuseppe Terzo si trovava a percorrere quel tratto di strada perchè risiede in quella zona. L’avvocato Junio Celesti e il suo collega avvocato Giuseppe Gurrieri hanno evidenziato che le dichiarazioni di sommarie informazioni rese dai loro due clienti e dagli altri arrestati non sono utilizzabili poichè raccolte dalla Polizia senza la presenza dei difensori dei quattro pachinesi. Inoltre, a sostegno dell’innocenza dei rispettivi clienti, i due penalisti hanno sottolineato che anche il guanto di paraffina, cui sono stati sottoposti Quartarone e Terzo, ha dato un risultato negativo, non rilevando tracce di polvere da sparo sugli abiti e sulle mani.

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