In Corte d’Assise il processo all’uomo accusato di avere ucciso un tossico che non pagò la droga

Siracusa. Innanzi ai giudici della Corte d’Assise (presidente, Tiziana Carrubba; a latere, Liborio Mazziotta) è ripreso il processo a carico di Salvatore Sinatra, 49 anni, accusato dell’omicidio di Sebastiano Daidone, avvenuto in Via Luigi Bignami il 24 gennaio 1994. L’imputato viene giudicato in stato di libertà. La sua incriminazione risale al mese di dicembre 2018, con il suo rinvio a giudizio disposto dal Giudice dell’udienza preliminare Anna Pappalardo nel mese di dicembre del 2018. L’incriminazione di Salvatore Sinatra, assistito d’ufficio dall’avvocato Lilian Sarcià, è avvenuta a distanza di 24 anni dall’esecuzione dell’omicidio, in seguito alle chiamate in reità rese da due collaboratori di giustizia: Gaetano Cassia, fratello di Concetto Cassia, primo pentito di mafia della provincia di Siracusa e la signora Lucia Randazzo, madre del fondatore del clan della Borgata, Giuseppe Curcio, divenuto successivamente collaboratore di giustizia. I due pentiti, nel riferire di un regolamento di conti nell’ambiente dello spaccio di sostanze stupefacenti, indicano in Salvatore Sinatra il responsabile dell’omicidio. Secondo Gaetano Cassia, anche lui orbitante nell’ambiente dello spaccio di stupefacenti prima di diventare collaboratore di giustizia, il Sinatra avrebbe deciso di uccidere il Daidone per una fornitura di droga non pagata. Analoga dichiarazione avrebbe reso la madre di Giuseppe Curcio.
All’udienza di martedì 10 dicembre il Pubblico Ministero Enea Carlo Parodi ha esaminato il teste Giuseppe Fazio, ma dalla deposizione non sono emersi fatti rilevanti a sostegno dell’accusa.
Al termine della deposizione di Giuseppe Fazio, la Corte d’Assise ha rinviato il processo all’udienza del 4 febbraio 2020.

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