Da Paolo Reale lettera aperta ai sostenitori: “Lasciamo agli altri i tentativi di mistificare la verità”

Siracusa. Pubblichiamo la lettera aperta dell’avvocato Ezechia Paolo Reale inviata ai suoi sostenitori a seguito della duplice decisione emessa dai giudici amministrativi del Tar di Catania e del Cga di Palermo in seguito al suo ricorso contro la proclamazione a sindaco di Francesco Italia.
“Un magistrato, nella sua vita privata, ha le sue idee e le sue preferenze in ogni campo, compreso quello della politica, ed ha un suo vissuto che comprende rapporti personali e professionali anche con persone che ricoprono ruoli nelle istituzioni e nella politica ma quando indossa la toga tutto questo gli diventa estraneo: egli è garanzia del rispetto del diritto e delle regole, funzione necessaria ed inestimabile per la vita di qualsiasi collettività. Tre magistrati del TAR di Catania hanno dichiarato la nullità parziale delle elezioni amministrative svolte a Siracusa nel 2018. Chi ha visto annullata la sua elezione ha proposto, come suo diritto, appello contro questa decisione. Il Presidente del CGA di Palermo ha, quindi, ritenuto prudente che la decisione del TAR non sia eseguita immediatamente e, in attesa che venga compiuta una valutazione completa sull’opportunità di attendere la decisione finale, prima di interrompere la continuità istituzionale nella prima città capoluogo di provincia nella quale viene annullata un’elezione amministrativa, ha emesso un provvedimento provvisorio, della durata di circa un mese, con il quale, senza toccare la sentenza e senza affrontare alcuna questione di merito, ne ha sospeso l’esecuzione convocando le parti interessate per il 15/1/2020, data nella quale il CGA deciderà se è effettivamente opportuno attendere la decisione finale prima di fare decadere il Sindaco e insediare il Commissario Regionale o se le ragioni di prudenza non sono sufficienti a giustificare il mantenimento in carica di organi dei quali l’elezione è stata dichiarata nulla, seppur con una sentenza non ancora definitiva perché modificabile in grado di appello. Tutto questo è la normalità della vita di una comunità fondata sul diritto e sulle regole. Tutto questo rientra nei compiti e nelle responsabilità dei magistrati ed è un bene per tutti che queste regole esistano e che vengano applicate. Trovo insopportabile che il dibattito, rancoroso e livoroso, si stia concentrando sulle persone dei magistrati che nulla di diverso hanno fatto se non applicare, secondo la loro scienza e coscienza, ciò che hanno ritenuto giusto e che rientrava nei loro poteri e doveri. Mi rivolgo, quindi, ai tanti che sostengono la mia battaglia di civiltà per le regole e per il diritto ed ai molti che la guardano con rinnovata speranza: io credo fermamente che la sentenza del TAR di Catania sia stata troppo cauta nel limitare l’annullamento a nove sezioni e chiederò che il voto suppletivo sia ulteriormente esteso ad altre sezioni nelle quali sono state accertate irregolarità altrettanto gravi, non correttamente valutate nella prima sentenza; io credo che a fronte di un quadro di irregolarità grave come quello che emerge dagli accertamenti svolti in primo grado, vada diversamente apprezzato il pur doveroso bilanciamento tra esigenze di prudenza nell’incidere sulla vita istituzionale di una città ed esigenze di immediato ripristino della legalità violata. Ed attenderò con serenità la risposta che il CGA fornirà, confidando che sarà la risposta giusta e non pretendendo che sia ad ogni costo la risposta che mi fa più comodo. Io sto combattendo una difficilissima battaglia per tornare nella mia città alla legalità ed alla normalità, ripristinando il valore del rispetto delle regole nel fondamentale campo della rappresentanza democratica nelle istituzioni. Lo faccio nella consapevolezza che questo serva, non per guadagnarmi una poltrona, ma per ricreare e ricucire una comunità allo sbando, lacerata e abbandonata, lontanissima, oramai, dalle istituzioni nelle quali ha perso fiducia. Infangare le istituzioni giudiziarie con insinuazioni, sospetti ed ammiccamenti, vuol dire tradire lo spirito ed il senso della mia azione. Ho ritenuto deprecabili e squallide le labili insinuazioni, provenienti purtroppo, con mia sorpresa, anche da soggetti istituzionalmente qualificati, proposte dall’opposta tifoseria sulla moralità e l’indipendenza dei magistrati del TAR. Ritengo altrettanto deprecabili quelle sul Presidente del CGA. Io sono diverso; noi siamo diversi: noi rispettiamo regole, persone ed istituzioni; noi ci fidiamo di loro quando prendono una decisione, sia quando la condividiamo che quando ne restiamo delusi. Lasciamo agli altri insinuazioni, bassezze e menzogne, condotte che si addicono a chi lotta per il proprio potere personale e per le proprie poltrone, poltroncine e piccole prebende. Lasciamo agli altri i tentativi di mistificare la verità, pur di ottenere visibilità e potere. Se li seguiamo su questo terreno, siamo uguali a loro, siamo un danno per la società anche noi che pretendiamo di esserne invece il rimedio. Se vogliamo veramente cambiare le cose le nostre stelle polari devono essere correttezza e verità. Chi la pensa diversamente è libero di farlo, ma certamente non sta dalla mia parte, né persegue i miei obiettivi o aiuta la mia battaglia. Noi abbiamo già ottenuto un risultato straordinario, che darà comunque luce e sicurezza al futuro della nostra città: abbiamo fatto accertare l’irregolarità delle elezioni amministrative, le violazioni diffuse, numerose, ripetute e, alcune, molto gravi che ne hanno alterato il risultato. Sarà la Procura della Repubblica ad individuare i responsabili e verificare se hanno ferito a morte la democrazia per dolo o solo per incompetenza o “stanchezza”. Certamente alle prossime elezioni tutto questo non si verificherà più. Ora si tratta di ottenere, in concreto, che da questa verità accertata, da questa ferita inferta alla democrazia, poco importa da chi e per quale motivo, discenda un effetto concreto attraverso il quale ripristinare la legalità violata. E io confido che lo otterremo, ma nell’unico modo che assegna senso alla nostra battaglia: nei tempi e nei modi previsti dal nostro ordinamento e nel rispetto delle istituzioni e della correttezza. Ezechia Paolo Reale”.

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