Il pentito Satornino: “I proventi dello spaccio venivano portati a Vasile che poi li distribuiva”

Siracusa. Il pentito Franco Satornino, 64 anni, ha lasciato il carcere e si trova sottoposto agli arresti domiciliari in una località segreta. A concedere gli arresti domiciliari è stato il Tribunale del Riesame di Catania che ha accolto il ricorso presentato dall’ex difensore del collaboratore dsi giustizia, avvocato Junio Celesti. Il penalista, quando ancora Satornino non aveva intreapreso il percorso della collaborazione con la giustizia, si era rivolto al Tribunale della Libertà affinchè annullasse l’ordinanza del Tribunale di Siracusa (presidente, Antonella Coniglio; a latere, Giuliana Catalano e Liborio Mazziotta) che aveva rigettato la sua richiesta tesa ad ottenere gli arresti domiciliari a favore di Francesco Satornino a seguito della decisione del Riesame di Siracusa, presieduto dalla giudice Giuseppina Storaci, che aveva rigettato la richiesta della Procura Distrettuale Antimafia finalizzata a fare irrogare tre anni di sorveglianza speciale a seguito del suo arresto nell’ambito dell’operazione antidroga denominata “Aretusa”. Ma il Riesame di Siracusa, convidendo la tesi difensiva dell’avvocato Luca Brandino, aveva rigettato la richiesta della Dda sostenendo che lo stato di incensuratezza del Satornino e la mancata pronuncia del Collegio giudicante sull’eventuale responsabilità penale del prevenuto non consentivano di accogliere la richiesta in quanto non si poteva escludere che l’imputato potesse essere assolto dall’accusa di associazione finalizzata al traffico degli stupefacenti. Ebbene, sulla base della decisione del Riesame l’avvocato Junio Celesti, che assieme al collega avvocato Luca Brandino difendeva il Satornino, presentava istanza al Collegio del lunedì chiedendo che la misura della custodia in carcere gli fosse sostituita con quella degli arresti domiciliari. Ma il Tribunale, dinanzi al quale si svolge il processo a carico degli imputati arrestati dalla Polizia di Stato nell’ambito dell’operazione antidroga “Aretusa”, respingeva la richiesta dell’avvocato Junio Celesti dicendo che non erano intervenuti fatti nuovi rispetto al giorno in cui Francesco Satornino era stato raggiunto dalla misura cautelare della custodia in carcere. Da lì a pochi giorni Franco Satornino prendeva la decisione di iniziare a collaborare con la giustizia e revocava gli avvocati Junio Celesti e Luca Brandino e al loro posto nominava l’avvocato Maria Carmela Barbera, del Foro di Catania, nota per essere il legale di mafiosi e trafficanti di drogas che iniziano a collaborare con la giustiza. Adesso a distanza di alcuni mesi da quando l’avvocato Junio Celesti presentò il ricorso contro la ordinanza di rigetto dei domiciliari redatta dal Tribunale del lunedì, da Catania è arrivata la decisione di concessione degli arresti domiciliari a Franco Satornino. Che deve questo beneficio al suo ex difensore anzichè al nuovo. Ma tant’è.
Lo stesso Franco Satornino, nel corso di un interrogatorio cui è stato sottoposto dal Pubblico Ministero Alessandro Sorrentino, sostituto procuratore alla Dda di Catania, ha reso delle dichiarazioni. Ovvero ha fatto scrivere la didascalia sulle foto che gli sono state mostrate.
Sulla foto numero 1 il pentito ha detto: “Si tratta di Gianfranco Urso. Mi riporto a quanto riferito nel verbale del 4 lugio 2019. Intendo solo precisare che la vicenda dell’estorsione ai danni dei fratelli Garofalo l’ho saputa dallo stesso Urso Gianfranco nel corso della nostra comune permanenza presso il carcere di Cavadonna durante il passeggio”.
Sulla foto numero 2 Satornino ha riferito: “Si tratta di Abdoush Andrea. E’ un associato al clan Bottaro-Attanasio. In carcere Urso Gianfranco mi confidò che era un appartenente al clan e che lavorava con lui e altri quali Urso Luigi, Cavarra Luigi, tale Scattamagna nel traffico degli stupefacenti che avveniva alla Borgata e aveva ad oggetto la cocaina. Le stesse notizie le ho apprese anche da Urso Luigi nel corso dei trasferimenti dal carcere al Tribunale di Siracusa, atteso che siamo imputati nello stesso procedimento. Io ho conosciuto Abdoush nel corso delle udienze al Tribunale. Prima di allora non lo conoscevo. In Tribunale lo stesso Abdoush mi ha confidato di essere uno spacciatore che ha lavorato alle dipendenze di Cavarra Luigi, Urso Gaetano e Urso Luigi”.
Sulla foto numero 3 il Satornino ha detto: “Si tratta di Scattamagna. Non ricordo il nome. L’ho conosciuto in passato, circa 7-8 anni fa, perchè genero di Francesco Pellizzeri che ha il ristorante Ostrica Park. Ho letto il suo nome nel procedimento in cui sono imputato e poi l’ho incontrato in carcere. Non sono a conoscenza cosa facesse”.
Sulla foto numero 4 Satornino ha riferito: “Si tratta di Urso Gaetano. Lo conosco da tanti anni come il fratello. Non ero a conoscenza che facessero parte del clan Bottaro-Attanasio e che si occupassero di stupefacente del tipo cocaina. Intorno al 2016 ho saputo dalla convivente di mio fratello, Vincenza Ruscica, e da Francesco Zannelli, genero di mio fratello, che i fratelli Urso si occupavano di stupefacenti perchè fornivano la cocaina a mio fratello che aveva accumulato un debito di circa 2500 euro. Io mi recai personalmente con Zannelli alla Borgata, in Via Piave, a parlare con Gaetano Urso e Luigi Urso per cercare di capire la situazione. Dopo due-tre giorni portai loro la somma dovuta. Quando dissi loro che non avrebbero più dovuto dare la droga a mio fratello, loro mi risposero che appartenevano alla famiglia Bottaro-Attanasio e che lavoravano con Luigi Cavarra. Comunque continuarono a cedere lo stupefacente a mio fratello. Urso Gaetano mi riferiva che era il braccio destro di Luigi Cavarra”.
Sulla foto numero 5 il pentito afferma: “Si tratta di Urso Luigi, fratello di Gaetano Urso. Anche Urso Luigi era membro del clan e si occupava di trafficare cocaina. Anch’egli era molto vicino a Cavarra Luigi. Nel corso dei trasferimenti in Tribunbale mi confidò che Urso Gianfranco si stava riorganizzando per compattare e guidare di nuovo la famiglia. La zona in cui veniva spacciata la sostanza stupefacente trafficata da Cavarra e dagli Urso era principalmente la Borgata”.
Sulla foto numero 6 Franco Satornino dichiara: “E’ il cognato di Urso Gianfranco di cui ricordo solo il nome di battesimo che è Salvo: si occupava insieme a Urso Gianfranco di stupefacenti. A confermarmelo è stato lo stesso Urso Gianfranco durante il passeggio. Non so se fosse o meno associato al clan. L’ho conosciuto in carcere”.
Sulla foto numero 7 il pentito riferisce: “Si tratta di Urso Agostino, nipote di Urso Gianfranco. Si occupava di spacciare hashish e cocaina per conto dello zio in Via Italia. Anche questa notiza l’ho avuto in confidenza da Urso Gianfranco in carcere durante il passeggio. Non so se fosse o meno appartenente al clan Bottaro-Attanasio”.
Sulla foto numero 8 Satornino dichiara: “Si tratta di Bottaro Gianfranco, figlio della sorella di Gianfranco Urso. Sono a conoscenza, per averlo appreso sempre in carcere da Urso Gianfranco, che era uno dei ragazzi che spacciava in Via Italia per suo conto. Non so se fosse o meno appartenente al clan Bottaro-Attanasio”.
Sulla foto numero 9 il collaboratore di giustizia afferma: “Dovrebbe trattarsi di un tale Romeo di cui non ricordo il nome. Lo riconosco solo perchè l’ho visto in udienza, in Tribunale, a Siracusa, per il procedimento Aretusa. Urso Gaetano in carcere e Urso Gianfranco in Tribunale mi riferirono che era un ragazzo che si occupava di trasferire e trasportare stupefacenti per conto di Urso Gianfranco. Non so se fosse o meno appartenente al clan Bottaro-Attanasio”.
Sulla foto numero 10 il Satornino dichiara: “So che si chiama Concetto. L’ho incontrato durante gli spostamenti dal carcere al Tribunale. Urso Gianfranco, Urso Gaetano e Urso Luigi mi dissero che era un ragazzo che commetteva furti nelle abitazioni e furti di veicoli”.
Sulla foto numero 11, Franco Satornino afferma: “Si tratta di Vasile Lorenzo, storico ex appartenente alla famiglia Bottaro-Attanasio prima di diventare collaboratore di giustizia. Faceva parte dell’associazione per la quale mi trovo imputato nel procedimento Aretusa con il compito specifico di organizzare lo spaccio ed acquistare lo stupefacente, unitamente a Quattrocchi Salvatore a Palermo e a Catania. Al riguardo mi riporto e confermo le dichiarazioni rese nei precedenti verbali”.
Sulla foto numero 12 il pentito dichiara: “Si tratta di Midolo Massimiliano, figlio della mia convivente. Si occupava dello spaccio di sostanze stupefacenti del tipo hashish nell’ambito dell’associazione per la quale sono imputato e in particolare era alle dipendenze di Vasile Lorenzo. I proventi dello spaccio venivano portati a Lorenzo Vasile che poi provvedeva a dividerli”.
(CONTINUA)

CONDIVIDI