Operazione Aretusa: chiuso il dibattimento, lunedì 20 gennaio la requisitoria del PM La Rosa

Siracusa. Quella di lunedì 13 gennaio è stata l’ultima della fase dibattimentale del processo scaturito dall’operazione denominata “Aretusa”. Il Collegio giudicante (presidente, Antonella Coniglio; a latere, Giuliana Catalano e Liborio Mazziotta) ha rigettato tutte le richieste avanzate dai difensori degli imputati tese ad ottenere l’ammissione di ulteriori testimoni di riferimento sulla base dell’articolo di procedura penale del 507 ha dichiarato chiuso il dibattimento. Prima delle richieste dei difensori degli imputati coinvolti nell’operazione antidroga e antimafia denominata “Aretusa”, il Collegio giudicante ha sentito un medico legale sulle condizioni fisiche di Luigi Urso secondo il quale il detenuto necessita di essere sottoposto a esami istologici e strumentali come la Tac al fine di verificare se la strana massa accumulatasi al suo polpaccio sia di origine tumorale o no. Per il medico legale le condizioni fisiche del detenuto sono compatibili con l’ambiente carcerario ma è necessario sottoporlo a visite specialistiche da effettuare in ospedale che possiede apparecchiature e strumenti tecnici in grado di stabilire la natura di quella strana massa presente al polpaccio di Luigi Urso, difeso dall’avvocato Matilde Lipari, che, ha immediatamente, chiesto la concessione degli arresti domiciliari per il suo assistito. Ma il Collegio giudicante ha gelato le sue aspettative poichè ha detto di non avere alcuna intenzione di tramutare la misura della custodia in carcere con quella degli arresti domiciliari. Tuttavia, il Tribunale ha comnunicato che invierà sia alla Direzione della Casa Circondariale di Cavadonna che al Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria una lettera con la quale solleciterà di disporre visite mediche e controlli specialistici da effettuare presso strutture sanitarie idonee a verificare la natura del gonfiore al polpaccio del detenuto. Il Collegio giudicante, dichiarando chiusa l’istruzione dibattimentale, ha comunicato che alla prossima udienza di lunedì 20 gennaio, inizierà la fase della discussione, con la requisitoria del Pubblico Ministero Alessandro La Rosa.
Il processo, scaturito dall’operazione denominata “Aretusa”, effettuata dalla Squadra Mobile della Questura di Siracusa e dalla Procura Distrettale Antimafia di Catania, vede alla sbarra Il pentito Franco Satornino, difeso dall’avvocato Maria Carmela Barbera; Agostino Urso, Gianfranco Bottaro, Daniele Romeo, Andrea Abdoush, Salvatore Catania, Umberto Montoneri, Concetto Antony Magnano, Massimiliano Midolo, Lorenzo Giarratana, tutti difesi dall’avvocato Giorgio D’Angelo; Luigi Urso difeso dall’avvocato Matilde Lipari; Gianfranco Urso, difeso dagli avvocati Giambattista Rizza e Junio Celesti; Salvatore Silone assistito dall’avvocato Giambattista Rizza; Salvatore Quattrocchi, difeso dall’avvocato Matilde Lipari; Sebastiano Ricupero, difeso dall’avvocato Natale Perez; Lorenzo Vasile, assistito dall’avvocato Sebastiano Troia; Massimiliano Romano, difeso dall’avvocato Bruno Leone; Francesco Fontana, difeso dall’avvocato Junio Celesti; Christian Maria Terranova; difeso dall’avvocato Antonio Lo Iacono; Francesco Calì, assistito dall’avvocato Giuseppe Lipera e infine Angelica Midolo, difesa dall’avvocato Matilde Lipari.
Gli imputati sono chiamati a rispondere di associazione finalizzata al traffico degli stupefacenti, alcuni di violazione dell’articolo 73 sulla legge degli stupefacenti (acquisto e spaccio di droga, in prevalenza cocaina; il solo Gianfranco Urso, oltre che di associazione finalizzata al traffico degli stupefacenti deve andare dare conto de estorsione).
Durante il dibattimento ha iniziato a collaborare con la giustizia Francesco Satornino, 64 anni. La decisione di iniziare a collaborare con la giustizia Franco Satornino sembra averla presa in seguito al rigetto da parte del Collegio giudicante della istanza presentata dall’avvocato Junio Celesti tesa a ottenere che fosse tramutata in arresti domiciliari la misura restrittiva della custodia in carcere. La presidente Coniglio, rendendo note le determinazioni del Tribunale sull’istanza del penalista, ha comunicato il rigetto poichè a parere dei giudici il quadro probatorio non era assolutamente cambiato. Nello scorso mese di dicembre, Satornino si è visto concedere gli arresti domiciliari dal Tribunale del Riesame di Catania cui si era rivolto l’avvocato Junio Celesti a seguito della decisione del Collegio giudicante, innanzi al quale si sta celebrando il processo “Aretusa”, si non concedere i domiciliari a Franco Satornino.
Iniziando a collaborare con la giustizia, Franco Satornino ha ammesso di avere costituito un’associazione a delinquere finalizzata al traffico degli stupefacenti assieme a Lorenzo Vasile, ex contabile del clan mafioso costituito da Agostino Urso, u’ prufissuri, e di una lunga militanza in quell’organizzazione mafiosa fino alla retata di Polizia di Stato del 18 ottobre 1992, ai danni dei cosiddetti “seguaci del fondatore della prima banda criminale di Siracusa”, retata avvenuta un mese e mezzo di distanza dopo la cosiddetta tentata strage di San Marco, quando i componenti del clan Nardo, del clan Trigila, del clan Aparo e del gruppo di Santa Panagia accerchiarono la villa presa in affitto dal Vasile e all’interno della quale si erano radunati tutti i componenti del gruppo Urso per un’abbuffata a base di frutti di mare e di pesce (il boss Agostino Urso era stato già ucciso nella mattinata del 28 giugno 1992 al lido Sayonara di Fontane Bianche da tre killer del clan Nardo, mentre il figlio Gianfranco Urso sfuggiva alla morte), cominciarono a sparare contro le finestre e la porta della villa di San Marco con fucili e pistole. Lanciarono anche tre bombe a mano di fabbricazione francese che, per fortuna degli occupanti della villa, non esplosero, altrimenti tutti i componenti del clan Urso sarebbero morti. E, come ebbero a dichiarare i periti di balistica, “con il cucchiaino avrebbero dovuto raccogliere le membra dei corpi dilaniati degli ospiti della villetta di San Marco”. Ma questa pagina della storia della criminalità siracusana potrà raccontarla meglio di noi il signor Lorenzo Vasile, testimone oculare di quella mancata strage di mafia. Lorenzo Vasile, sottoponendosi all’esame, ha tenuto a precisare che il pentito Franco Satornino non è stato mai componente di un sodalizio mafioso per cui ignora assolutamente chi, tra gli imputati dell’operazione Aretusa, possa essere un associato del clan mafioso Bottaro-Attanasio, subentrato al gruppo mafioso guidato da Agostino Urso.

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