Il Comune di Avola non sarà sciolto per infiltrazioni mafiose, la gioia del sindaco Cannata

Avola. Il ministro dell’Interno Luciana Lamorgese ha firmato il decreto con il quale comunica che dalle indagini prefettizie è emerso che non c’è alcuna infiltrazione mafiosa al Comune. Il decreto del ministro Lamorgese appena è arrivato sul tavolo del sindaco di Avola, Luca Cannata, ha fatto esplodere di gioia il primo cittadino. Che, subito dopo aver finito di leggere il decreto ministeriale, ha detto: “È una bellissima giornata per la città di Avola”.
Il timore che la sua Amministrazione potesse essere sciolta per infiltrazioni mafiose c’era eccome. Ma le ispezioni dei funzionari inviati dal Prefetto di Siracusa, i controlli delle delibere di giunta e degli atti redatti dai funzionari comunali, le inchieste delle forze dell’ordine e della magistratura hanno smentito la campagna di stampa lanciata da alcuni cosiddetti giornalisti d’inchiesta, secondo i quali esponenti di spicco della criminalità organizzata di Avola stava condizionando l’attività amministrativa del Municipio e lo stesso sindaco Luca Cannata. Il quale adesso ha tutte le ragioni per far festa e per dichiarare che quella del 4 febbraio 2020 “è la giornata più luminosa e significativa per la città di Avola”. Non ci sarà quindi il “commissariamento per mafia”. Quello che è successo al Comune di Pachino, anch’esso preso di mira da quelli che si autodefiniscono acerrimi nemici delle mafie, e che l’allora ministro dell’Interno Matteo Salvini ha sciolto per mafia, non verrà ripetuto con il comune di Avola. Determinante è risultato l’annullamento della misura cautelare emnessa dal Gip di Catania contro il genere del boss di Avola, Michele Crapula, un fan elettorale del deputato regionale Giuseppe Gennuso e dello stesso parlamentare accusato ingiustamente di voto di scambio mafioso. Il Tribunale del Riesame di Catania bacchettò sia i Carabinieri del Comando provinciale di Siracusa che la Procura distrettuale antimafia di Catania per l’errata interpretazione data alle conversazioni che si scambiavano il genero del boss Crapula e il fan dell’onorevole Gennuso e cestinò l’ordinanza custodiale emessa dal Gip del Tribunale di Catania. L’imputazione di voto di scambio aggravato dal metodo mafioso fu azzerata dal Riesame al quale il genero di Michele Crapula esibì i certificati elettorali che nè lui nè i suoi familiari avevano utilizzato in occasione delle ultime regionali. Come si poteva contestare il voto di scambio con il metodo mafioso se gli elettori non si erano recati alle urne per votare a favore del deputato Pippo Gennuso? Il quale, tra l’altro, neanche conosceva fisicamente il fan – un ciclista – di Avola che si vantava negli ambienti cittadini di votare e far votare amici e conoscenti per il parlamentare di Rosolini. E il genero di Crapula, prendendolo in giro, durante una passeggiata in bicicletta, gli disse “quel Gennuso è un santo”. La Procura Distrettuale Antimafia di Catania non impugnò l’ordinanza del Riesame riconoscendo l’errore commesso nel chiedere le misure custodiali contro il deputato Gennuso, il genero del boss Michele Crapula e del fan-ciclista. Tuttavia, pur implicitamente riconoscendo che fosse insussistente il reato di voto di scambio aggravato dal metodo mafioso, non chiese l’archiviazione per gli indagati ingiustamente arrestati ma derubricò il reato in corruzione elettorale, trasmettendo gli atti alla Procura di Siracusa in quanto competente a indagare su questa ultima ipotesi delittuosa. Ma anche la Procura aretusea non sa che pesci pigliare poichè è chiaro che non ci fu alcuna corruzione elettorale visto che il deputato Gennuso non ha sborsato un euro per farsi votare dagli avolesi e soprattutto quelli che avrebbero dovuto votarlo non si sono neanche recati ai seggi. Comunque sia l’ordinanza del Riesame con la quale venne annullata quella emessa dal Gip del Tribunale di Catania è stata determinante per far naufragare l’ipotesi di infiltrazione mafiosa al Comune di Avola.
Tra l’altro dai risultati delle indagini prefettizie è emerso che non c’è stata alcuna ingerenza da parte di alcuni mafiosi di Avola nell’attività politica e amministrativa e il ministro dell’Interno Luciana Lamorgese ha, di fatto, messo la parola fine una volta per tutte alla vicenda con un decreto pubblicato ieri. “Vorrei ricordarlo come il decreto del bene – aggiunge Cannata – che, finalmente, rende giustizia all’operato di questa amministrazione. Abbiamo lavorato in questi 8 anni per la crescita della città, dal piano di riequilibrio finanziario, sotto l’occhio attento della Corte dei Conti, fino alle opere pubbliche e allo sviluppo turistico. Tutto nel pieno rispetto delle regole e lottando, da sempre, contro la criminalità organizzata. Sono stato coinvolto in un paradosso incredibile che, finalmente, si è risolto, perché proprio io, sono stato minacciato più volte da esponenti mafiosi”.
È un fiume in piena, Cannata, che ha adesso l’occasione per togliersi qualche sassolino dalla scarpa: “Si chiude una pagina bruttissima che ha provocato un rallentamento nel mio operato e nel funzionamento dei vari uffici e, dunque, anche dei servizi alla città. Ciò nonostante, abbiamo continuato, con un enorme sforzo da parte di tutti, il nostro percorso. Abbiamo esternato sin da subito, con forza e con coraggio, le nostre perplessità relative all’insediamento della commissione di indagine. I fatti oggi dimostrano, ancora una volta, la massima trasparenza con cui abbiamo sempre operato, affermando il principio basilare secondo cui la politica deve essere capace di
governare, di dare risposte ai cittadini, rispettando le regole e le leggi, facendo sentire, ove occorra,
le ragioni della correttezza del proprio operato per il bene comune”.

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