Condannato a un anno e sei mesi Umberto Montoneri per le minacce rivolte al nostro Direttore

Siracusa. Alle ore 17 odierne di giovedì 27 febbraio, i giudici del Collegio Penale (presidente, Giuseppina Storaci; a latere, Antonio Dami e Alfredo Spitaleri) hanno pronunciato la sentenza contro Umberto Montoneri, 55 anni, accusato di avere minacciato il Direttore del Diario1984, Pino Guastella. Il Collegio ha riconosciuto il Montoneri colpevole dei reati in continuazione a lui ascritti e gli ha inflitto la pena di un anno e sei mesi di reclusione. In precedenza, il Pubblico Ministero Alessandro Sorrentino, della Dda di Catania, a conclusione della requisitoria, aveva chiesto la condanna del Montoneri alla pena di quattro anni di reclusione, mentre l’avvocato Giorgio D’Angelo, quale difensore di fiducia dell’imputato, aveva chiesto la sua assoluzione.
Umberto Montoneri, colpito dalla misura cautelare degli arresti domiciliari in quanto accusato dei reati di tentata violenza privata e violenza privata consumata e continuata aggravata dall’utilizzo del metodo mafioso ha proferito le minacce al direttore del quotidiano on-line Diario1984, Pino Guastella, in occasione di una udienza del processo “Aretusa”, svoltasi presso il Tribunale di Siracusa nel mese di ottobre dello scorso anno.
In particolare, il Montoneri addebitava al giornalista la responsabilità di avere pubblicato un articolo sul presunto pentimento del proprio cognato, Gianfranco Urso. Per la precisione l’articolo è stato scritto su richiesta della famiglia Urso. In quell’articolo si sosteneva che la notizia relativa al presunto pentimento di Gianfranco Urso era una fake news e si specificava che il figlio del defunto boss Agostino Urso, inteso ‘u prufissuri, non si era allontanato dalla sezione – detenuti comuni – del carcere di Terni, e che le fonti ufficiali avevano smentito la veridicità della notizia. In buona sostanza qualche burlone aveva messo in circolazione quella falsa notizia che, però, da tantissini siracusani era stata presa come una notizia vera. In seguito alla pubblicazione della notizia che smentiva il pentimento di Gianfranco Urso la sorella di quest’ultimo scriveva sulla pagina Facebook del Diario una nota di ringraziamento, viceversa suo marito, appunto Umberto Montoneri, anzichè ringraziare Pino Guastella lo ha insultato e minacciato. La cosa più antipatica sapete qual è? Che l’avvocato Giorgio D’Angelo, nel tentativo di dimostrare che Montoneri non ha minacciato il giornalista nell’esercizio delle sue funzioni ma sarebbe incorso in un madornale equivoco, è arrivato a sostenere che i reati contestati al suo cliente non sussistono. Secondo il penalista – bontà sua – il giornalista non avrebbe ricevuto alcuna minaccia nè gli sarebbe stato impedito l’accesso nell’aula di Corte d’Assise dove si svolgeva il processo, dimenticando che l’avvocato Matilde Lipari aveva invitato Pino Guastella a non rientrare nell’aula poichè si respirava una brutta aria e che i detenuti rinchiusi nelle “gabbie” erano piuttosto nervosi nel vedere la mia faccia. Guarda caso, l’invito dell’avvocato Matilde Lipari venne rivolto a Pino Guastella a distanza di pochi minuti da quando il Montoneri gli aveva impedito di rientrare nell’aula per seguire le fasi del processo “Aretusa”. Per l’avvocato Giorgio D’Angelo, il direttore del Diario si sarebbe inventato le minacce o avrebbe equivocato le frasi dette dal suo cliente. Con quella bocca l’avvocato Giorgio D’Angelo può dire ciò che vuole ma non può assolutamente mettere in dubbio la veridicità delle dichiarazioni rese da Pino Guastella non solo in querela ma anche nel corso dell’esame e del controesame cui è stato sottoposto durante il dibattimento. Nella sua lucida arringa difensiva l’avvocato Giorgio D’Angelo ha dimenticato di dire che da lui stesso pervenne la richiesta di scrivere l’articolo che smentisse la notizia che indicava Gianfranco Urso come nuovo collaboratore di giustizia. Ma poi diciamolo con schietta franchezza: non siamo abituati a querelare le persone. In passato non l’abbiamo mai fatto. Se ci siamo decisi a intraprendere l’azione legale contro il Montoneri è per stabilire un principio garantito dalla Costituzione: il diritto di cronaca. Il sacrosanto diritto di informare l’opinione pubblica. E se Montoneri non ci avesse minacciato e non ci avesse impedito di esercitare la nostra attività professionale mai e poi mai ci saremmo recati alla Squadra Mobile per denunciarlo. A differenza di quanto pensa Montoneri, fare il giornalista di cronaca nera e di giudiziaria non significa fare lo sbirro o l’infame. Il giornalista scrive i fatti della vita, belli o brutti che siano, ma non lo fa mai con animo cattivo e perchè ha dei pregiudizi nei confronti delle persone che salgono agli onori della cronaca nera.

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