Il delitto di Lentini: l’autopsia smentisce la tesi della legittima difesa. Vittime colpite prima alla schiena e dopo al volto. La Difesa gioca la carta della pazzia per il guardiano killer

Siracusa. L’autopsia eseguita sui cadaveri di Massimiliano Nunzio Casella, 47 anni, e di Vincenzo Agatino Saraniti, 19 anni, ha sconfessato i difensori del guardiano Giuseppe Sallemi, 42 anni, i quali avevano chiesto l’immediata scarcerazione del loro assistito per legittima difesa. L’autopsia ha detto, invece, che il Sallemi è un sanguinario killer, che con crudeltà ha deliberatamente assassinato i due ladri di arance che erano entrati nel fondo agricolo di contrada Xirumi, in territorio di Lentini. I due ladri di arance, dopo essere stati colpiti alla schiena dai pallini di piombo, sono stramazzati al suolo e stavano invocando di essere aiutati e di non essere lasciati morire in quella località. Il guardiano del fondo agricolo, si è avvicinato ai due feriti, ha ricaricato il fucile e, dopo aver preso la mira, ha esploso altri colpi di fucile centrando in pieno volto Massimiliano Nunzio Casella e Vincenzo Agatino Saraniti, uccidendoli. Questa l’agghiacciante scena avvenuta la notte del 9 febbraio scorso in contrada Xirumi. Una ricostruzione effettuata sulla base delle ferite d’arma da fuoco rilevate sui cadaveri dei due morti ammazzati dai medici legali nominati dal Giudice delle indagini preliminari Andreea Migneco e dal Pubblico Ministero Andrea Palmieri. Come ha dichiarato il complice dei due morti ammazzati, Gregorio Signorelli, 36 anni, scampato alla morte nonostante la gravissima ferita riportata allo stomaco in seguito alla penetrazione di una massa infuocata di pallini di piombo, il custode del fondo agricolo e il suo amico Luciano Giammellaro, 71 anni, hanno esploso i colpi di fucile da distanza ravvicinata per uccidere. Grazie alla sua chiamata in reità, il Pubblico Ministero Andrea Palmieri ha firmato il decreto di fermo di indiziato di delitto di duplice omicidio e di tentato omicidio nei confronti del settantunenne Luciano Giammellaro. Il fermo è stato poi convalidato dal Gip Andrea Migneco, che ha disposto la misura cautelare della custodia in carcere nei confronti del settantunenne, il quale, non ha cercato in alcun modo di contestare l’assunto del sopravvissuto Gregorio Signorelli ma si è avvalso della facoltà di non rispondere. Il quadro venuto fuori dall’autopsia incastra il guardiano del fondo agricolo, Giuseppe Sallemi, e smentisce la sua versione fornita sia agli agenti della Squadra Mobile delle Questure di Catania e di Siracusa, allorquando ebbero a raggiungerlo nell’abitazione di Scordia di alcuni suoi familiari per sottoporlo a fermo di indiziato di duplice omicidio e di tentato omicidio. Il guardiano-killer raccontò, infatti, di avere sorpreso i tre ladri all’interno del fondo agricolo di contrada Xirumi e di averli invitati a fare dietrofront e di astenersi dal compiere il furto di arance. I tre ladri, tutti residenti a Catania, avrebbero reagito minacciando di morte il Sallemi: “Questa notte tu morirai…”. Gli avrebbe detto uno dei tre ladri. E, allora di fronte alla minaccia di morte, il Sallemi avrebbe preso il fucile e ha cominciato a sparare all’indirizzo dei ladri. “Ho sparato per legittima difesa” – ha ripetuto Giuseppe Sallemi sia ai poliziotti che al Pubblico Ministero Andrea Palmieri. Una frase che ha ribadito innanzi al Giudice delle indagini preliminari del Tribunale di Catania, innanzi al quale si era svolta l’udienza di convalida del fermo. I difensori del Sallemi avevano chiesto la sua immediata scarcerazione invocando nei suoi confronti la scriminante della legittima difesa. Ma il Gip del Tribunale di Catania, ritenendosi incompetente territorialmente a prendere delle decisioni sul conto del Sallemi, rigettava la richiesta e trasmetteva gli atti, per competenza teritoriale, al Gip del Tribunale di Siracusa. Il Gip del Tribunale di Catania applicava al Sallemi la misura cautelare della custodia in carcere per i reati di duplice omicidio ai danni di Massimiliano Nunzio Casella e di Vincenzo Agatino Saraniti, di tentato omicidio ai danni di Gregorio Signorelli, porto illegale in luogo pubblico di un fucile di cui aveva la licenza per uso di caccia.
Le ricerche del guardiano del fondo agricolo sono scattate nella notte del 9-10 febbraio, immediatamente dopo il ricovero all’ospedale Garibaldi di Catania del Signorelli, dove è stato accompagnato da un conoscente. Le indagini, avviate dagli investigatori della Squadra Mobile di Catania e dai loro colleghi della Squadra Mobile di Siracusa, hanno consentito di accertare che l’episodio delittuoso è avvenuto nelle campagne tra Scordia, in provincia di Catania e Lentini, in provincia di Siracusa, dove i due morti ammazzati e il ferito hanno posto in essere un’attività predatoria di agrumi. A riferirlo ai poliziotti è stato il Signorelli e quanto da lui raccontato ha trovato puntuale riscontro allorchè gli investigatori hanno rinvenuto, in contrada S. Giovanni – agro di Lentini, i corpi privi di vita di Casella e Saraniti, attinti, anch’essi, da colpi di fucile, il cui sopralluogo è stato curato ed eseguito dal Gabinetto Regionale della Polizia Scientifica di Catania.
In tale contesto, nonché dai conseguenti accertamenti e approfondimenti investigativi, la Squadra Mobile di Catania ha prontamente individuato l’omicida nel quarantaduenne Giuseppe Sallemi, dedito alle attività di vigilanza dei fondi agricoli e titolare di una licenza per porto di fucile ad uso caccia. L’assassino è stato pertanto intercettato all’interno della sua abitazione di Scordia, dove deteneva un fucile marca Bernardelli calibro 12 che è stato sottoposto a sequestro. Il Sallemi è stato condotto presso gli Uffici della Squadra Mobile di Catania, dove ha rilasciato spontanee dichiarazioni autoindizianti confessando di avere esploso col proprio fucile, nel corso della serata precedente, diversi colpi all’indirizzo di tre soggetti da lui sorpresi ed inseguiti al fine di impedire la sottrazione definitiva delle arance che avevano trafugato.
A dire di Sallemi, la propria condotta sarebbe avvenuta in quanto i tre uomini lo avrebbero intimorito con minacce di morte ed avrebbe pertanto sparato verso di loro ad una distanza di circa 15 metri per allontanarli.
Sallemi ha poi confermato le proprie dichiarazioni in sede d’interrogatorio rese alla presenza dei Sostituti Procuratori della Repubblica di Catania e di Siracusa e del proprio difensore di fiducia.
Alla luce di quanto esposto, al termine dell’interrogatorio, sulla base del quadro probatorio acquisito, i Pubblici Ministeri hanno emesso il decreto di fermo di indiziato di delitto nei confronti di Giuseppe Sallemi, il quale, dopo le formalità di rito, è stato associato presso la locale Casa circondariale di “Piazza Lanza”.
Sallemi è poi comparso innanzi al Giudice delle indagini preliminari di Catania, che, ritenendo la sussistenza della gravità indiziaria, ha emesso un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti dell’indagato. Lo stesso Gip di Catania ha dichiarato la competenza territoriale del Giudice delle indagini preliminari Andrea Migneco in servizio al Tribunale di Siracusa.
L’autopsia sui due cadaveri, effettuata all’obitorio dell’ospedale Cannizzaro di Catania, è avvenuta in forma di incidente probatorio come richiesto dai difensori del guardiano, avvocato Rocco Cunsolo e avvocato Francesco Calderone. La loro richiesta è stata accolta dal Gip Migneco che ha conferito l’incarico di effettuare l’autopsia al proprio perito di fiducia, il medico legale di Catania, Giuseppe Ragazzi. Il Pubblico Ministero Andrea Palmieri, a sua volta, ha nominato come suo consulente il medico legale Maria Francesca Berlich di Scordia.
Dopo essere abortita la tesi difensiva della legittima difesa, i legali del guardiano-killer hanno avanzato la richiesta di far sottoporre a perizia psiciatrica Giuseppe Sallemi. Il Gip Andrea Migneco ha fissato per il 5 maggio prossimo l’udienza in cui dovrà decidere sulla richiesta di perizia psichiatrica e, qualora la dovesse accogliere, nominare il perito che dovrà effettuare il consulto psichiatrico sulle facoltà mentali del Sallemi.

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