Coronavirus, Vinciullo: “Non servono medici appena laureati e abilitati, ma medici specializzati”

Siracusa. “In fase di conversione in legge del Decreto Legislativo n.18 del 17 marzo 2020, il cosiddetto “Cura Italia”, il Parlamento italiano stanzi le risorse necessarie per consentire la specializzazione agli oltre 9000 medici già laureati e abilitati alla professione”. Lo dichiara Vincenzo Vinciullo, ex deputato regionale. “Il nostro Paese – aggiunge Vinciullo – non ha bisogno di medici generici, ma di medici che entrano nei reparti con una specifica specializzazione, frutto di almeno 4 anni di frequenza grazie alle borse di studio per la specializzazione medica. Come è noto, l’accesso alla specializzazione negli ultimi anni è stata contingentata e di conseguenza numerosi medici non hanno potuto conseguire la specializzazione. La crisi sanitaria che ha colpito il nostro pianeta, ha proseguito Vinciullo, impone scelte che siano scientificamente valide e che tengano presente che almeno fino al 2021 si potranno avere casi di diffusione della pandemia. Nella speranza che questa previsione possa essere smentita al più presto, occorre immediatamente attivarsi per non farsi, ancora una volta, trovare impreparati. E’ noto a tutti, in particolare, che gli anestesisti–rianimatori, i pneumologi, i medici di emergenza-urgenza, gli infettivologi, i radiologi, oltre che ortopedici, pediatri e chirurghi, sono figure sanitarie pressoché introvabili e che gli interventi a favore della popolazione colpita subiscono ritardi a causa di questi vuoti negli organici delle strutture sanitarie nazionali. Per evitare che, anche nei prossimi anni, si possano ripetere gli errori del passato, occorre oggi programmare una più efficace politica di interventi nel settore primario delle specializzazioni per evitare, ha concluso Vinciullo, di essere costretti, come sta accadendo adesso, a ricorrere non solo ai medici cinesi, che sono i benvenuti perché portatori di una esperienza positiva, ma anche a medici extraeuropei perché, ancorché bene accolti, hanno la necessità di inserirsi nel sistema sanitario nazionale, quando, invece, i nostri medici fanno già parte di questo sistema per avere studiato ben 6 anni, aver frequentato i reparti degli ospedali, aver conseguito la laurea e la abilitazione e poi, per carenza di borse, sono rimasti nel limbo e non si sono potuti specializzare. Da qui la sollecitazione al Parlamento nazionale affinché destini le risorse necessarie alla specializzazione dei medici laureati e abilitati”.

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