Augusta, a 90 anni è scomparso Ugo Passanisi, autore di “Noi, quelli della Quarta Sponda”

Augusta. Stamattina è morto il 90enne augustano Ugo Passanisi, autore di un libro interessante sugli italiani in Libia e appassionato di storia, che invitai a collaborare al Diario e che fu da me intervistato più volte quando realizzavo programmi per la web tv “Rassegna metropolitana”. Ovviamente, non si dà notizia del funerale, perché, com’è noto, i funerali sono proibiti, come qualsiasi manifestazione pubblica, per evitare gli assembramenti.
E’ già triste apprendere notizie del genere, ancora più triste non poter dare un ultimo addio. Pensiamo ai familiari, ancora più tristi, cui giunga il mio cordoglio. Giusto sei anni fa, il 26 marzo 2014, ho scritto un articolo su Ugo Passanisi e il suo libro “Quarta Sponda” fu un’ espressione del periodo fascista per indicare l’allora colonia italiana della Libia, in aggiunta alle altre tre sponde (adriatica, tirrenica e ionica) del territorio nazionale. Una sua “quarta sponda”, in realtà, l’Italia l’aveva già nella costa siciliana prospiciente la Tunisia, ossia nel Canale di Sicilia. Ma l’errore contava ben poco rispetto all’ icasticità della definizione di “quarta sponda” per la Libia, che di tutte le colonie italiane era certamente la più popolare, la più sentita come propria da una gran parte degli italiani. Effettivamente la Libia era, in effetti, una “creazione” italiana. Il nome stesso del Paese era un’ invenzione italiana per indicare il possesso dei due territori, la Cirenaica e la Tripolitania, che, insieme con altri, furono organizzati nella colonia italiana di quel nome e che prima di allora non avevano avuta nessuna unità di questo tipo. Perdutone il controllo, in gran parte durante la prima guerra mondiale, gli italiani lo riacquisirono poi con il fascismo, che vi fece condurre campagne militari in cui ”brillò” l’allora generale Rodolfo Graziani. Poi ne fu fatto governatore Italo Balbo, che si appassionò molto al suo compito. Nei suoi anni furono realizzate imprese importanti, dalla redazione di una carta geologica del Paese, che ne mise in luce le potenzialità petrolifere, sfruttate solo a distanza di tempo, alla valorizzazione agricola del litorale mediterraneo, con l’afflusso nella regione di 20.000 coloni italiani con le loro famiglie, che ne cambiarono la precedente condizione agraria.
Una delle ventimila famiglie italiane in Libia fu quella del ventunenne ragioniere augustano Domenico Passanisi (Passanisi è uno dei nomi di famiglie augustane doc, potremmo dire).
Il giovane ragioniere, figlio di un maresciallo della Règia Marina, era stato scartato alla visita di leva di mare e decise di partecipare a un concorso ministeriale per l’assunzione di funzionari di dogana da inviare in Libia.
Vinto il concorso, Passanisi viene inviato in Cirenaica. Cinque anno dopo fa ritorno ad Augusta dove scoppia il classico colpo di fulmine: casualmente, incontra una ragazza, che porta il suo stesso cognome senza essere parente, se ne innamora, la sposa e di nuovo in Cirenaica. A Cirene (l’odierna Shahhat), nel 1930, nasce il figlio Ugo, che oggi ha 84 anni, l’età in cui, generalmente, si dà più peso alle memorie, soprattutto quando non si praticano passatempo come il gioco degli scacchi o delle carte. Oggi Ugo Passanisi è padre e nonno. La Libia, persa, come tutte le altre colonie o province d’oltremare, come venivano chiamate, è un ricordo lontanissimo, un ricordo dell’adolescenza e della giovinezza, quando tutto sembrava più bello, più roseo. Qualche anno fa, racconta Passanisi, è nato in lui “il desiderio, direi quasi fisicamente il bisogno, anzitutto a me stesso e poi di raccontare ai miei figli, ai miei nipoti, agli amici,” il racconto della sua vita, parte della quale svoltasi, appunto, in Libia. Ne è venuto fuori un corposo libro di 264 pagine, il cui titolo è “Noi, quelli della Quarta sponda”, nelle edicole e nelle librerie di Augusta, che al suo apparire, nel 2013, già si è aggiudicato il premio nazionale di giornalismo e saggistica “Portopalo, più a sud di Tunisi”. In questo libro, scrive Antonio Nicolosi “ Passanisi alterna la descrizione di fatti storici, come da lui conosciuti e vissuti, alla descrizione del suo divenire precocemente adulto fra privazioni e insicurezze e infine racconta come, a guerra terminata, la sua vita abbia ripreso lentamente un corso normale, con il matrimonio, la nascita dei figli, il rientro in Italia, il lavoro… E’ il ritratto di un periodo che è stato per l’Italia di infatuazione e di dolore, per la Libia di solo dolore. In tale ritratto traspare in ogni pagina, come sottile filigrana, un messaggio di speranza, di pace e di concordia, rivolto a tutta l’umanità”.
Il libro meriterebbe un posto nelle librerie degli augustani e non solo.
G.C.

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