Messina. Ora sì che si può dire: giustizia è fatta. I giudici della Corte d'Appello di Messina hanno annullato la scandalosa sentenza del Tribunale di Messina che aveva condannato alla pena di tre anni e otto mesi di reclusione il Pubblico Ministero Maurizio Musco perchè colpevole del reato di tentata concussione ai danni dell'ex dirigente del Commissariato di Augusta, Paquale Alongi. La sentenza di assoluzione con formula assolutamente liberatoria nei confronti del magistrato Maurizio Musco è stata pronunciata nella tarda serata di oggi, martedì 5 dicembre, dalla Corte d'Appello. Il Collegio ha condiviso le argomentazioni degli avvocati Gullino e Maddalena, che avevano definito scandalosa e aberrante la sentenza di primo grado.

L'anziano avvocato Maddalena, che già da tempo aveva appeso la toga al chiodo per raggiunti limiti di età, l'ha di nuovo indossata per difendere il dottor Maurizio Musco, ritenendolo vittima di una condanna ingiusta e giuridicamente sbagliata. La sua è stata un'arringa di grande spessore e di intense emozioni, culminata con la richiesta di cestinare la sentenza del processo di primo grado e di assolvere il giudice Maurizio Musco con formula piena, perchè il fatto non sussiste. I due difensori di Musco hanno sottolineato come questa sentenza da loro contestata rappresentasse l'epilogo di una brutta storia, iniziata all'interno di Villa Corallo di Augusta e conclusasi al Tribunale di Messina con la lettura di un dispositivo di condanna nei confronti di un galantuomo prima ancora di un magistrato. I difensori hanno ricordato che la storia di Villa Corallo avrebbe dovuto essere archiviata nello stesso giorno in cui era stata chiesta l'archiviazione e in seguito al deposito di una relazione dei Carabinieri del Ris di Messina che dava ragione alla tesi dell'ex magistrato della Procura di Siracusa. Ma come oramai tutti sanno, la richiesta di archiviazione non fu accolta dal Gip del Tribunale di Messina e l'ex Pubblico Ministero Maurizio Musco veniva rinviato a giudizio per difendersi dall'accusa di tentata concussione.
La storia di Villa Corallo inizia nel lontano 2010. In data 23 febbraio 2010 l'ex dirigente commissariato di Augusta, Pasquale Alongi redigeva una relazione di servizio nel corpo della quale si affermava che il dottor Musco, al fine di condizionarlo nella conduzione delle attività di polizia amministrativa riguardanti l’associazione culturale Antropos, avrebbe proceduto ad iscrivere di suo pugno ed in sua presenza nel frontespizio della denuncia presentata dal legale dell’associazione il numero del procedimento penale contro un funzionario del Commissariato di Augusta, Davide Gemelli, con l’evidente obiettivo di condizionare l’operato dell’Alongi. Il Pubblico Ministero, Fabrizio Monaco, nel luglio del 2011, riteneva di concludere la sua indagine formulando richiesta di archiviazione nei confronti di Maurizio Musco per infondatezza della notizia di reato. La richiesta di archiviazione, però, non veniva accolta dal Giudice per le indagini preliminari, Walter Ignazzitto. Il Gip, in particolare, avuto riguardo ai contenuti della relazione di servizio a firma dell'ex Dirigente del Commissariato della Polizia di Stato di Augusta, in data 23 febbraio 2010 rilevava che se fosse stata vera l’azione posta in essere dal dott. Musco così come narrata dal commissario Alongi (iscrizione a fini dimostrativi del numero del procedimento penale a carico del poliziotto Davide Gemelli nella denuncia presentata dal legale dell’associazione Antropos) tale atto avrebbe potuto avere una efficacia evocativa delle conseguenze cui andavano incontro i funzionari del Commissariato di Augusta qualora avessero proseguito i controlli nei confronti dell’associazione Antropos, che aveva sede a Villa Corallo. Il Pubblico Ministero Maurizio Musco ha sempre affermato che i contenuti della nota redatta dal vicequestore Pasquale Alongi erano assolutamente falsi non avendo egli proceduto a vergare di suo pugno nella denuncia presentata dal legale dell’Associazione Antropos l’iscrizione del numero del procedimento penale contro Davide Gemelli. La Procura di Messina, pertanto, procedeva a richiedere ai Carabinieri del Ris l’espletamento di un accertamento tecnico finalizzato a verificare se effettivamente la grafia recata nel documento fosse o meno del magistrato Musco. In data 28 marzo 2012 i carabinieri del Ris depositavano una relazione tecnica le cui conclusioni escludevano che la grafia del “numero progressivo di R.G.N.R. da attribuire alla denuncia” fosse stato apposto dal magistrato Musco. Nonostante la relazione dei Carabinieri del Ris di Messina, che scagionava il magistrato Maurizio Musco, i giudici peloritani, a conclusione del processo di primo grado, lo hanno riconosciuto colpevole del reato di tentata concussione e gli hanno inflitto la pena di tre anni e otto mesi di reclusione. Questa è la storia nuda e cruda confezionata a seguito di una irruzione degli agenti del commissariato di Augusta a Villa Corallo, all'interno della quale si trovava anche il Pubblico Maurizio Musco. I poliziotti erano entrati per fare abbassare il volume della musica ma la semplice visita si tramutò in un vero e proprio scontro tra il Commissariato della Polizia di Stato e il magistrato della Procura della Repubblica di Siracusa, con strascichi legali e processuali. In prino grado aveva vinto il dottor Pasquale Alongi, in Corte d'Appello, però, a prevalere è stato il dottor Musco, che ora può andare a prendere servizio al Tribunale di Caltanissetta per svolgere il ruolo di giudice civile.

 

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