Siracusa. Al processo scaturito dall'operazione antimafia denominata "Terra Bruciata 2" è stato il giorno dell'ex fondatore del clan della Borgata, Giuseppe Curcio, ora divenuto collaboratore di giustizia. Interrogato dal Pubblico Ministero Andrea Ursino, il collaboratore di giustizia ha risposto da una località segreta. A raccogliere la sua deposizione è un Collegio giudicante completamente diverso da quello che ebbe ad avviare il processo. Degli iniziali giudici è rimasto soltanto il presidente, Giuseppina Storaci. Gli altri due sono nuovi: il giudice Salvatore Fabio Mangano e la giudice Nicoletta Rusconi.

Alla sbarra siedono Christian Bianchini, detto "Crespo", Fabio Cortese, Francesco Fiorentino, Giuseppe Guarino, Andrea Lauretta, Elio Lavore, inteso "Paolino", Sebastiano Micieli, Salvatore Musco Fontana, Giovanni Poliseno, Vincenzo Quadarella, Orazio Scarso, Domenico Curcio, Piero Monaco, Umberto Piantini, Davide D'Ignoti e Corrado Greco. Tutti gli imputati sono giudicati a piede libero. Il processo iene identificato con il nome convenzionale dato all'operazione antimafa denominata "Terra Bruciata 2". Nel precedente processo, quello scaturito dall'operazione antimafia e antidroga denominata "Terra Bruciata", risalente al lontano mese di novembre del 2013, il reato più grave contestato agli oltre 4imputati, era quellL'ex componente del clan della Borgata e poi passato a servire il clan "Bottaro-Attanasio", rispondendo al rappresentante della pubblica accusa, ha chiamato in causa gli imputati che hanno partecipato alle vicende di pizzo, tutte avvenute nel corso del 2006. Christian Bianchini e Sebastiano Micieli, in concorso con Massimo Stupore e Salvatore Lombardo, detto Pulisinu, sono accusati dell'estorsione ai danni di Marcello Cunsolino, titolare del ristorante Dafne; Giovanni Poliseno, in concorso con i pentiti Giovanni Barbagallo, Gabriele Scarrozza, inteso 'u topo, e Salvatore Lombardo, debbono rispondere di tentata estorsione ai danni della palestra Emotion, dove fra il 2005 e il 2006 posizionavano una tanica di benzina, delle cartucce e un bigietto minatorio; Christian Bianchini e Andrea Lauretta, in concorso con i pentiti Stupore e Lombardo, sono accusati dell'estorsione ai danni di Salvatore Policardo, titolare della Concessionaria Toyota; Giovanni Poliseno, in concorso con i peititi Stupore, Barbagallo, Scarrozza e Lombardo, è accusato dell'estorsione ai danni di Sebastiano Taccia, titolare della panineria "Al Panino d'Oro"; Francesco Fiorentino, Andrea Lauretta ed Elio Lavore sono accusati dell'estorsione ai danni di Fabio Cardella, titolare del Pub Camelot; Andrea Lauretta, Francesco Fiorentino e Domenico Curcio, in concorso con i pentiti Lombardo e Stupore, sono accusati dell'estorsione ai danni del titolare del bar Teocrito; Fabio Cortese, Andrea Lauretta, Francesco Fiorentino e Piero Monaco, in concorso con i pentiti Barbagallo, Danilo Giuffrida e Lombardo, sono accusati dell'estorsione ai danni di Giancarlo Valvo, titolare della Concessionaria Yamaha Multimotors; Orazio Scarso è accusato dell'estorsione ai danni di Giancarlo Russo, titolare del ristorante L'Ancora; Elio Lavore e Salvatore Fontana Musco, in concorso con i pentiti Lombardo e Giuffrida, sono accusati di estorsione ai danni di Luigi Crispino, titolare del Centro Polidiater; Vincenzo Quadarella, in concorso con il pentito Stupore, è accusato della tentata estorsione ai danni di Fabio Pisanello, contitolare della MF srl; Umberto Piantini, Davide D'Ignoti Parenti, Elio Lavore, Salvatore Musco Fontana, in concorso con i pentiti Lombardo e Giuffrida, debbono difendersi dall'accusa di tentata estorsione ai danni di Giulio Dessena Quercioli, titolare della ditta IGM; Corrado Greco, in concorso con i pentiti Barbagallo e Lombardo, è accusato di tentata estorsione ai danni di Sandro Aimone, titolare della Universo Costruzioni; Giuseppe Guarino, in concorso col pentito Stupore, deve rispondere di tentata estorsione ai danni di Angelo Schiavone, titolare del negozio Wimbledon; Elio Lavore e Domenico Curcio, in concorso con il pentito Stupore, nonchè di Vincenzo Quadarella, Luca Lopes e Francesco, già giudicati per questo reato, sono accusati di estorsione ai danni di Emanuele Rizzo, titolare dei pub "Il Sale" e "Dottor Sam".

A tutti gli imputati viene contestata l'aggravante di avere commesso i fatti con metodo mafioso e di essere affiliati al clan "Bottaro-Attanasio".

Nel corso della sua audizione a distanza, Giuseppe Curcio non ha parlato delle estorsioni che vengono contestate agli imputati, bensì di altre vicende. Ha esordito parlando della sua scelta di avere fondato il clan della Borgata, di averlo poi sciolto a seguito dell'avversione nutrita dal defunto boss Salvatore Bottaro, capo dell'omonimo clan, che ai suoi uomini di fiducia diceva sempre: "Se non chiudono baracca e non lavorano per noi a Siracusa non potranno più fare nulla". Curcio ha detto di aver ceduto alle minacce e di avere convinto i suoi picciotti a "trasferire armi e bagagli" a dispozione del clan "Bottaro-Attanasio". Ma alla morte per suicidio del boss Bottaro, avvenuta nel maggio del 2005, "ho deciso di staccarmi da quell'organizzazione e di fare ricostituire il mio gruppo della Borgata. Ho dato incarico a mio fratello Domenico che, fino al 2006, non è stato mai un appartenente ad un sodalizio mafioso". L'ex fondatore del clan della Borgata ha riferito, altresì, che suo fratello Domenico non ha mai percepito lo stipendio dal gruppo "Bottaro-Attanasio", ma riceveva dei piccoli compensi. Il pentito, infine, ha parlato dell'omicidio di Carmelo Romeo, avvenuto nel lontano 11 novembre del 2001, all'interno di un Circolo ricreativo sito in Via Torino. "Mio fratello Domenico, quale esecutore materiale e io, come mandante, siamo stati condannati ingiustamente per l'omicidio di Manitta. Domenico all'epoca aveva 14 o 15 anni e io mi trovato rinchiuso a Cavadonna per un'altra storia di sangue. Nè Domenico ha sparato a Manitta nè io l'ho incaricato di ucciderlo. Eppure siamo stati condannati. E la sentenza è ormai passata in giudicato. Il nome dell'esecutore materiale del delitto l'ha fatto al Pubblico Ministero della Dda di Catania, ma quello continua a farla franca".
Il processo "Terra Bruciata 2" è stato poi rinviato all'udienza del 12 aprile per l'esame ed il controesame di tutti gli imputati.

 

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