Siracusa. Hanno risposto alla convocazione i tre professionisti cui il Giudice delle indagini preliminari Carmen Scapellato ha conferito l'incarico di effettuare la perizia balistica e di ricostruire gli ultimi attimi di vita del maresciallo dei Carabinieri Licia Gioia, della cui morte è indagato dalla Procura della Repubblica il marito Francesco Ferrari, agente della Polizia di Stato in servizio alla Questura di Siracusa, per il reato di istigazione al suicidio. Il Gip Scapellato ha scelto come suoi consulenti di fiducia i professori Compagnini, Gatti e Plebei, i quali hanno accettato l'incarico e, dopo aver ascoltato i quesiti cui dovranno rispondere, hanno comunicato che saranno in grado di dare tutte le risposte sul caso della morte della sottufficiale dell'Arma dei Carabinieri entro e non

oltre la data del 10 luglio prossimo.

I tre consulenti sono stati nominati dopo che il Gip aveva accolto la richiesta dell'avvocato Stefano Rametta, difensore del poliziotto Francesco Ferrari, indagato del reato di istigazione al suicidio della moglie, di effettuare di incidente probatorio tutti gli accertamenti di natura balistica e di ricostruzione degli eventi avvenuti nella camera da letto dell'abitazione di contrada Isola in cui abitavano l'agente della Polizia di Stato e sua moglie. L'incidente probatorio sarà aperto il 10 luglio, quando i tre consulenti tecnici dovranno riferire innanzi al Giudice delle indagini preliminari Scapellato i risultati degli accertamenti. A quella udienza del 10 luglio, ovviamente parteciperanno i consulenti del Pubblico Ministero Marco Di Mauro, l'ingegnere Averna e il professore Giuseppe Di Forti, ed i consulenti nominati dall'avvocato Stefano Rametta. professore Orazio Cascio e professore Carlo Rossitto per conto della Difesa del poliziotto Ferrari.

Il Pubblico Ministero Di Mauro, che nutre dei dubbi sulla versione fornita dal poliziotto, lunedì 3 aprile, lo ha sottoposto a un lungo interrogatorio. Il poliziotto, ancora claudicante per la ferita riportata al ginocchio, trapassato da un proiettile esploso dalla pistola calibro 9 della moglie, ha risposto a tutte le domande che gli ha rivolto il Pubblico Ministero e ha ribadito per l'ennesima volta la sua assoluta innocenza riguardo all'ipotesi delittuosa che gli viene contestata. L'agente di Polizia Francesco Ferrari ha detto che lui amava alla follia sua moglie e di stare ancora male al pensiero di non averla più al suo fianco e che mai e poi mai le avrebbe fatto del male o consentito che lei si suicidasse. Purtroppo, forse sottovalutando la minaccia di autolesionismo che Licia intendeva attuare, non ha pensato di togliere dalla portata della moglie la pistola che poi la donna, durante una sua distrazione, ha impugnato e ha usato per ammazzarsi. Francesco Ferrari ha sostenuto che anche sua moglie era innamorata di lui e che il loro matrimonio non era contrassegnato da incidenti e da litigi come insinuato da molti "opinionisti" di Facebook.
Le indagini hanno già accertato che venti minuti dopo la mezzanotte di martedì 28 febbraio, Francesco Ferrari ha telefonato all'ex moglie per esortarla a raggiungerlo nella casa di contrada Isola e di portare il figliolo di 14 anni nella sua abitazione, evitandogli di rimanere coinvolto nella ressa che da lì a breve ci sarebbe stata per l'arrivo degli agenti della Polizia, del personale del 118, dei Carabinieri e di altri soccorritori che lui stava per apprestarsi a chiamare a seguito del suicidio di Licia Gioia. Il poliziotto ha cercato - riuscendovi - di scongiurare il rischio che il figlio subisse un trauma vedendo il cadavere della marescialla. La moglie di Francesco Ferrari si è precipitata in contrada Isola e ha preso in consegna il figlio. Contemporaneamente, mentre la donna e il ragazzo uscivano di casa, è sopraggiunta la Volante inviata dal centralinista del 113 e alcuni minuti dopo è arrivata l'autoambulanza del 118. Poi è arrivato il medico legale Franco Coco, la pattuglia dei Carabinieri e subito dopo sono arrivati gli agenti della Polizia Scientifica che, su richiesta del Pubblico Ministero Marco Di Mauro, hanno sottoposto allo Stub il loro collega Francesco Ferrari. A quanto pare la Scientifica è arrivata in tempo a effettuare gli accertamenti volti a individuare tracce di polvere da sparo alle mani, ai capelli, all'avambraccio, alle orecchia, al naso e sugli abiti che indossava, scongiurando in particolar modo che l'agente Ferrari, marito della marescialla Licia Gioia, potesse recarsi in bagno per lavare le mani. Dopo questi primi adempimenti urgenti, il poliziotto è stato accompagnato all'ospedale Umberto I dove è stato ricoverato per la ferita da arma da fuoco alla parte superiore della gamba sinistra. Il medico legale Franco Coco, nell'effettuare l'ispezione cadaverica, ha suggerito che la Scientifica fosse affiancata dai Carabinieri del Ris di Messina per effettuare la perizia balistica sulla pistola d'ordinanza in dotazione alla defunta Licia Gioia, il cui corpo, in posizione supina, era riverso sul letto matrimoniale. La donna presentava quattro fori, di cui due alla testa e due alla coscia della gamba destra. I colpi esplosi dalla pistola d'ordinanza calibro 9 sono stati però due: il primo alla tempia, con il proiettile che entra da un lato e fuoriesce dall'altro; il secondo alla coscia della gamba destra, con il proiettile che entra da un lato e fuoriesce dall'altro e si va a conficcare alla gamba sinistra del poliziotto. L'indomani, quando all'obitorio dell'ospedale Umberto I viene eseguita l'autopsia, il medico legale stabilirà con assoluta certezza, che dei due proiettili espulsi dalla pistola d'ordinanza è stato il primo ad avere provocato il decesso. Si tratta della pallottola che ha spappolato il cervello di Licia Gioia. Il secondo proiettile, quello che provoca i fori di entrata e di uscita alla gamba destra di lei e che poi penetra nella parte superiore della gamba sinistra del marito, viene esploso quando Licia Gioia era già morta. Il medico legale non è in grado allo stato poter dire con esattezza il tempo trascorso tra l'esplosione del primo e del secondo proiettile. Mentre la Scientifica della Polizia di Stato ha effettuato lo Stub alle mani del poliziotti e rilevato fatte tutte le ricerche relative alla presenza di polvere da sparo alle narici del naso, alle orecchie e sui vestiti, I Carabinieri del Ris di Messina hanno effettuato le medesime operazioni sul cadavere della moglie di Francesco Ferrari. I Carabinieri hanno prelevato molti campioni dal corpo di Licia Gioia e inizieranno ad esaminarli il prossimo 8 marzo alla presenza anche del difensore del poliziotto, avvocato Stefano Rametta. Ma un aiuto importantissimo alla ricostruzione dei fatti avvenuti la notte dell'esplosione dei due colpi di pistola sarà fornito dal consulente che arriverà dal Nord, chiamato dal procuratore capo Francesco Paolo Giordano e dal sostituto procuratore Marco Di Mauro per dissipare tutti i dubbi tuttora esistenti sulla vicenda. Il consulente tecnico è un esperto ed è capace di ricostruire cosa è effettivamente avvenuto tra i coniugi Francesco Ferrari e Licia Gioia. Le dichiarazioni rese dal poliziotto e da suo figlio (il ragazzo è stato svegliato di soprassalto dalle urla del padre e di sua moglie prima e dalle due secche detonazioni dopo, non ha visto la scena agghiacciante in cui Licia Gioia cessa di vivere e stramazza supina sul letto matrimoniale in un lago di sangue, ma ha sentito dalla sua stanzetta ubicata al piano superiore della villetta le grida e i due colpi di pistola) consentiranno all'esperto di ricostruire tutti i movimenti dei protagonisti della vicenda. Sarà lui in buona sostanza a dire se Francesco Ferrari ha detto il vero o se ha mentito. Gli esperti del Gruppo Ris dei Carabinieri di Messina e della Polizia Scientifica saranno pure loro fondamentali nella ricerca della verità in quanto dovranno dire agli inquirenti se la pistola sia stata impugnata soltanto dalla marescialla Licia Gioia oppure se anche dal poliziotto Francesco Ferrari. E, soprattutto, dovranno dare una risposta al quesito sollevato dal medico legale Franco Coco sui motivi che hanno indotto il poliziotto a disarmare la propria moglie quando lei era già morta.
Allo stato il caso viene classificato come suicidio. Licia Gioia, originaria di Latina, maresciallo dell'Arma dei Carabinieri, era sposata da circa un anno con Francesco Ferrari, originario di Taranto, in servizio alla Questura di Siracusa. Lei era follemente innamorata di Francesco. E pure lui l'amava. Infatti lui si era separato dalla moglie con cui aveva concepito il figlio, oggi quattordicenne, una poliziotta come lui, e aveva iniziato la convivenza con la marescialla dei Carabinieri, ex cestista, dalla forte personalità ma gelosa come poche altre come lei. Litigavano spesso perchè lei era sprofondata in una crisi depressiva a causa della gelosia. La sera del fattaccio hanno avuto l'ennesima lite e lei, insoddisfatta dalle risposte del marito, ha minacciato di togliersi la vita. Francesco Ferrari dice di essere riuscito a persuadere la moglie a desistere dai suoi propositi autolesionistici. Ma, stranamente, la micidiale arma da sparo, anzichè essere portata a debita a distanza e nascosta dove la donna non l'avrebbe potuto riprendere, è rimasta a meno di dieci centimetri dalla marescialla. Il poliziotto ha sottovalutato probabilmente il livello di depressione in cui si dibatteva la moglie la quale, ammesso e non concesso che i fatti siano andati come li descrive il poliziotto, ha ripreso la pistola d'ordinanza e in modo fulmineo ha rivolto verso di sé la canna e ha fatto fuoco, facendosi spappolare il cervello.

 

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