Siracusa. La retata effettuata dagli agenti della Squadra Mobile e dai Carabinieri del Nucleo Operativo all'alba di giovedì 20 aprile, ha portato in carcere tredici delle quindici persone contro le quali il Giudice delle indagini preliminari del Tribunale di Catania, Simona Ragazzi, già anni addietro Giudice Monocratico al Tribunale di Siracusa, ha emesso l'ordinanza cautelare di custodia detentiva. Al carcere di Cavadonna sono stati rinchiusi Salvatore Catania, 33 anni, Agostino Urso, 21 anni, Gianfranco Bottaro, 22 anni, Daniele Romeo, 28 anni, Francesco Satornino, 63 anni, Lorenzo Vasile, 54 anni, Francesco Cannata, 34 anni, Francesco Calì, 54 anni, Andrea Abdoush, 38 anni, Emanuele Scattamagna, 30 anni, Gaetano Urso, 39 anni e Luigi Urso, 37 anni. Sempre a

Cavadonna è stato notificato il nuovo provvedimento

coercitivo a Luigi Cavarra, 42 anni, già detenuto per detenzione e cessione a terzi di due chili e 200 grammi di cocaina destinati alla vendita.

Mancano all'appello altre due persone: Gianfranco Urso, figlio del defunto boss Agostino Urso, 'u prufissuri, ucciso da tre killer del clan Nardo il 28 giugno 1992 all'interno del Lido Sayonara di Fontane Bianche. In occasione dell'agguato mortale contro il boss Agostino Urso venne leggermente ferito anche suo figlio Gianfranco, testimone oculare dell'attentato unitamente a centinaia di bagnanti che si trovavano nella sala bar dello stabilimento balneare. Il nome del quindicesimo indagato colpito dall'ordinanza di custodia cautelare in carcere al momento non è dato sapere. Domani pomeriggio, venerdì 21 aprile, alle ore 14,30, il Gip Simona Ragazzi si recherà al carcere di Cavadonna per sottoporre ad interrogatorio di garanzia gli arrestati, tutti accusati di associazione finalizzata al traffico degli stupefacenti.

Le indagini che hanno portato alla cattura dei tredici presunti trafficanti di droga sono state condotte da Squadra Mobile e Carabinieri del Nucleo Operativo, sotto il diretto coordinamento dei magistrati della Procura Distrettuale Antimafia di Catania, tra cui il sostituto procuratore Alessandro La Rosa, che per competenza si occupa dei reati che interessano la Direzione distrettuale commessi in provincia di Siracusa. Il provvedimento coercitivo è stato firmato dal Gip Simona Ragazzi lo scorso 18 aprile, il giorno dopo la festività della Pasquetta, ma Polizia di Stato e Carabinieri del comando provinciale di Siracusa hanno potuto darvi esecuzione soltanto nella mattinata di giovedì 20 aprile.

Secondo le risultanze investigative i quindici presunti narcotrafficanti farebbero parte di tre gruppi criminali appartenenti comunque allo stesso sodalizio mafioso, e precisamente a quello noto come clan Bottaro-Attanasio o, visto il coinvolgimento di Gianfranco Urso, come gruppo mafioso Attanasio-Urso.
Ufficialmente sono comunque tre i gruppi criminali dediti al traffico delle sostanze stupefacenti. Nell'ordine il più folto e il più agguerrito è il gruppo guidato da Luigi Cavarra, subito dopo viene posizionato il gruppo capeggiato da Gianfranco Urso e il terzo è quello rappresentato da Franco Satornino e dall'ex pentito Lorenzo Vasile. Questi ultimi due sono stati già arrestati dagli agenti della Squadra Mobile alcuni anni fa in quanto nell'auto di pertinenza di Vasile furono rinvenuti quindici chilogrammi di marijuana. Lorenzo Vasile si era accollata la responsabilità della proprietà dell'ingente quantitativo di droga e aveva scagionato da ogni coinvolgimento Franco Satornino, inducendo il Gip Andrea Migneco

a pronunciare sentenza di non colpevolezza nei confronti di Satornino, assistito dall'avvocato Junio Celesti, e di colpevolezza nei riguardi di Vasile, ex collaboratore di giustizia, fuoriuscito dal clan Urso, difeso dall'avvocato Sebastiano Troia. Nel lontano 1990, Vasile svolgeva la mansione di esattore delle tangenti pagate a titolo di pizzo dai commercianti e dagli imprenditori del capoluogo aretuseo. Dopo aver espiato la condanna a 14 anni, Vasile veniva estromesso dal programma di protezione e lui, anzichè risiedere nella località segreta in cui si era trasferito, era ritornato a Siracusa, incurante del timore di poter subire attentati e aggressioni. Ma Siracusa non è Palermo o Catania. Vasile, infatti, non è stato assolutamente importunato da nessuna organizzazione criminale, nemmeno da quella da cui era fuoriuscito. Anzichè starsene buono e tranquillo, lontano dai riflettori, Lorenzo Vasile è più volte finito al centro dell'attenzione sia per il suo coinvolgimento in un traffico di droga, facendosi beccare con quindici chili di stupefacente, sia per avere cercato di indurre l'ex pentito Rosario Piccione, su richiesta dell'onorevole Pippo Zappulla, ad ammorbidire i toni nei confronti della consigliera comunale Simona Princiotta, con l'intento di mettere in difficoltà il sindaco Giancarlo Garozzo, vittima degli sconsiderati attacchi dell'ex esponente del Partito Democratico.


Si sa che i rapporti tra Franco Satornino e i due ex pentiti, entrambi fuoriusciti dal clan Urso-Bottaro, sono stati buoni fino a quell'episodio della telefonata di Vasile a Piccione. Sotto la lente di ingrandimento degli inquirenti è sicuramente la persona di Franco Satornino, che, salvo essere smentiti dagli inquirenti, non sembra essere un soggetto dall'indole criminale. Non c'è dubbio che Satornino e Lorenzo Vasile si siano frequentati, così come è indiscutibile che sono stati arrestati assieme quando gli agenti della Squadra Mobile perquisirono l'autovettura condotta dall'ex collaboratore di giustizia e in un contenitore collocato sotto il bagagliaio i poliziotti rinvenivano i quindici chili di marijuana. Ma è anche vero che c'è stata una sentenza di assoluzione per Franco Satornino, con formula piena per non avere commesso il fatto, peraltro sollecitata anche dal Pubblico Ministero Antonio Nicastro. D'altra parte, non essendo emersi dalle indagini fatti penalmente rilevanti contro Satornino, Pubblico Ministero e Giudice dell'udienza preliminari hanno dovuto riconoscere l'assoluta estraneità del Satornino e pronunciarsi per la condanna di Lorenzo Vasile, che si era accollata la responsabilità dell'acquisto e del trasporto dell'ingente quantitativo di droga. Ma quella era un'altra storia. Adesso l'ex pentito Vasile e Francesco Satornino sono stati di nuovo tratti in arresto con l'accusa di essere componenti, con ruoli apicali, di un sodalizio criminale dedito al traffico di sostanze stupefacenti. Sicchè bisogna anche tenere in debito conto ciò che è emerso dalle indagini svolte dalla Polizia di Stato e dai Carabinieri e cioè che Satornino ha capeggiato un gruppo criminale dedito al traffico di sostanze stupefacenti, utilizzando come suo braccio destro l'ex collaboratore di giustizia o se si preferisce l'ex esattore di pizzo per conto del clan Urso Lorenzo Vasile. Ma quanti altri elementi, tra i tredici coinvolti nell'operazione antidroga, operavano sotto le direttive di Franco Satornino e Lorenzo Vasile? La risposta si potrebbe conoscere a breve, dopo l'incontro ravvicinato dei due arrestati con il Giudice delle indagini preliminari Simona Ragazzi.

L'interrogativo riguarda anche la composizione degli altri due gruppi criminali dediti al traffico degli stupefacenti. Tra l'altro, come rivelato dal procuratore capo della Dda di Catania, Zuccaro e dal sostituto procuratore La Rosa, le indagini hanno documentato anche lo svolgimento di un vero e proprio “summit”, organizzato da Luigi Cavarra e Gianfranco Urso, con esponenti di vertice dei principali gruppi di spaccio della città, volto alla definizione di talune problematiche sorte in merito alla gestione del traffico di stupefacente, da cui sono scaturite anche vere e proprie aggressioni fisiche attuate ai danni dei soggetti che non si attenevano alle disposizioni stabilite dai vertici del citato clan mafioso. A Cavarra e Urso interessava che tutti i soggetti dediti allo spaccio di droga rispettassero la consegna, tramandatasi sin dai tempi in cui Alessio Attanasio era nelle condizioni di dialogare con i suoi sodali, di acquistare dal clan Bottaro-Attanasio la droga e non da altri gruppi mafiosi operanti a Siracusa città. Il monopolio nell'attività di rifornimento degli stupefacenti è stato sempre anteposto alla concorrenza o alla vendita in proprio svolta da altri spacciatori. Chi non rispettava questa consegna veniva sottoposto a intimidazioni e aggressioni fisiche. Il metodo della violenza e delle intimidazioni è stato sistematicamente attuato dall'organizzazione diretta dal Cavarra. Infatti, il Gip Simona Ragazzi, riguardo alla posizione di Luigi Cavarra, ha riconosciuto anche la sussistenza dell’aggravante di aver agito con metodo mafioso ed al fine di agevolare il clan Bottaro-Attanasio, cui peraltro era destinata parte dei proventi illeciti introitati dalla vendita degli stupefacenti.

Nel corso delle indagini è emerso che lo stupefacente veniva acquistato a Catania, (attraverso appartenenti al “clan Cappello”), ovvero nella zona di Adrano o nel palermitano, per poi essere immesso nel mercato del capoluogo aretuseo.

Le attività investigative hanno consentito il sequestro di stupefacenti, di armi, nonché l’arresto di taluni degli indagati colti in flagranza del reato di detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti.

Gli arrestati hanno nominato loro difensori gli avvocati Sebastiano Troia, Junio Celesti, Giorgio D'Angelo e Antonio Lo Iacono.

Le foto dei 13 arrestati:

 

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