Siracusa. Come preannunciato dall'avvocato Aldo Ganci, i genitori del maresciallo dei Carabinieri Licia Gioia hanno scelto i due consulenti da contrapporre ai periti nominati dal Giudice delle indagini preliminari Carmen Scapellato, professori Domenico Compagnini e Alessio Plebe. La scelta, effettuata dall'avvocato Aldo Ganci, è ricaduta sul medico legale di Siracusa, dottor Giuseppe Bulla, e sul generale del Ris, Giovanni Lombardi. Il Bulla è l'esperto per stabilire le cause della morte e quindi se è ipotizzabile la tesi del suicidio come paventato dai consulenti del Gip e contraddetta polemicamente dal medico legale Francesco Coco, nominato dal Pubblico Ministero Marco Di Mauro.

Invece, il generale Lombardi è lo specialista che dovrà effettuare la perizia balistica e stabilire la traiettoria delle due pallottole esplose dalla pistola d'ordinanza in dotazione al maresciallo dei Carabinieri Licia Gioia. Inoltre, il generale Lombardi dovrà dare delle risposte esaustive sui due colpi di arma da fuoco, colmando una lacuna rilevata nella relazione dei consulenti nominati dal Gip Scapellato. I professori Domenico Compagnini e Alessio Plebe, hanno concentrato tutta la loro attenzione sul primo colpo di pistola, quello che determinò la morte istantanea del maresciallo dei Carabinieri Licia Gioa ma hanno trascurato, per non dire che non l'hanno saputo interpretare sotto l'aspetto scientifico, il secondo proiettile, quello che fu espulso dalla pistola d'ordinanza una ventina di secondi dopo l'avvenuto decesso di Licia Gioia. Insomma si tratta del proiettile che, dopo essere penetrato alla coscia della donna è poi fuoriuscito e si è conficcato alla gamba di suo marito, il poliziotto Francesco Ferrari. Lo scorso 11 dicembre, nel contesto dell'incidente probatorio, i professori Domenico Compagnini e Alessio Plebe, che si sono avvalsi dell'assistenza dell'ausiliario Santi Gatti, non hanno dato risposte affermative ma hanno usato il condizionale. Infatti hanno concluso la loro perizia scrivendo: 1) la ricostruzione virtuale, effettuata sulla scorta delle evidenze disponibili analizzate, dimostra la realizzabilità fisica dell'evento nelle modalità dichiarate dall'indagato Francesco Ferrari; 2) per quanto riguarda il primo sparo, pur persistendo la possibilità fisica della configurazione ricostruzione, essa presenta alcuni elementi difformi da una posa teorica staticamente confortevole, specificatamente per quanto riguarda la torsione del busto all'indietro e verso destra, va aggiunto che scostamenti rispetto ad una posa teorica confortevole potrebbero essere naturalmente consequenziali allo stato emotivo del momento; 3) sempre riguardo il primo sparo, anche la configurazione dell'arto destro, e in particolare la flessione del polso, pur risultando fisicamente possibili sono al limite teorico della naturalità; va aggiunto che tale posura estrema dell'arto è soprattutto conseguenza del... rispetto della distanza di sparo indicata dal Medico Legale in 25 cm; 4) va ribadito come la ricostruzione in realtà virtualr qui proposta costituisca un'ipotesi, di cui potrebbero essere alternative tutte quelle prospettabili nel sostanziale e tecnicamente del corretto utilizzo degli elementi emergenti dall'esame degli atti, dei luoghi e dei dati medico-legali e balistici.

I due luminari per quanto riguarda il secondo colpo espulso dalla pistola d'ordinanza del maresciallo Licia Gioia, quello penetrato alla coscia della vittima quando era già morta, e, fuoriuscendo ha ferito alla gamba il marito della donna, hanno candidamente ammesso di non essere in grado di dare una spiegazione logica. Sicchè, pur sostenendo che potrebbe essere verosimile la ricostruzione fatta dal poliziotto Francesco Ferrari, i professori Compagnini e Plebe hanno lasciato aperta la porta a tutte le ipotesi contrarie e quindi a quelle prospettate dal medico legale Franco Coco e dai Carabinieri del Ris di Messina, i quali fanno intendere che, anzichè di suicidio e di incidente, si dovrebbe prendere in seria considerazione l'ipotesi dell'omicidio.

Alle ipotesi formulate dai due consulenti del Gip Scapellato, dovranno cercare di dare risposte esaustive il medico legale Giuseppe Bulla e il generale Giovanni Lombardi. I quali, prima di dare delle risposte concrete sui dubbi nutriti dai genitori di Licia Gioia e dall'avvocato Aldo Ganci, secondo i quali pensano che sia da privilegiare la ricostruzione effettuata dal medico legale Francesco Coco, che, senza mezzi termini, ha adombrato il sospetto che ci si trovi di fronte ad un omicidio e non quindi ad un suicidio come ipoteticamente avrebbero lasciato intendere i consulenti nominati dal Gip Scapellato.

Come si è agevolmente capito, i due luminari universitari nominati dal Gip Scapellato hanno cercato in tutti i modi di ridimensionare la portata della perizia del medico legale Francesco Coco, che esclude la tesi del suicidio e dell'incidente e parla apertamente di omicidio. E' la posizione del corpo del maresciallo Gioia a non convincere il medico legale Coco riguardo alla tesi del suicidio. La posizione del corpo sul letto matrimoniale spinge il medico legale a ritenerla "innaturale" e "inusuale" con l'ipotesi suicidiaria, E per chiarire meglio il concetto, il dottor Coco afferma che "non è una posizione usuale per un soggetto che intende suicidarsi, ma è una posizione scomoda e innaturale".
Rispondendo ad un rilievo dei Carabinieri del Ris di Messina che hanno trovato moderate tracce di sangue sull'arto superiore sinistro, il medico legale Coco afferma che la spiegazione potrebbe trovarsi nel fatto "che la donna abbia portato l'arto superiore vicino all'emiviso destro nel tentativo di allontanare la mano del Ferrari". E' stato lo stesso Ferrari ad avere spiegato gli ultimi tragici momenti in vita della moglie, descrivendo anche la posizione del corpo di Licia Gioia immediatamente dopo essersi sparato un colpo di pistola alla tempia. E proprio sulla descrizione fatta dal poliziotto e marito del maresciallo Licia Gioia il medico legale Coco è entrato a gamba tesa spiegando al Pubblico Ministero Di Mauro che per la scienza medica e scientifica "la posizione del Ferrari non coincide con quella da lui indicata in sede di interrogatorio". Per spiegare al magistrato titolare delle indagini sulla morte di Licia Gioia, il medico legale fornisce la sua personale opinione, supportata dalla sua esperienza e conoscenza della scienza medica della legge scientifica. "A mio avviso - dichiara Coco - l'ipotesi più probabile è che la Gioia fosse seduta sul letto con le spalle rivolte alla tastiera del letto stesso mentre il Ferrari le stesse di fronte".

Sul secondo colpo di pistola, quello che ha perforato la coscia del maresciallo Licia e attinto alla gamba il poliziotto Ferrari, il medico legale Coco afferma che non è stato esploso immediatamente dopo il primo "in quanto la lesione non è vitale ed è stata prodotta su paziente già morto. Comunque, sulla base delle difficoltà a stabilire il tempo trascorso tra il primo ed il secondo colpo ritengo con buona ragionevolezza logica e scientifica che certamente sono trascorsi non meno di dieci, quindici, venti secondi prima che si bloccasse il circolo o che questo fosse insufficiente. Si evidenzia, infatti, che la superficie dorsale del pigiama della donna ed il lenzuolo erano abbondantemente intrisi di sangue che proveniva dalla ferita alla testa mentre il gluteo e la parte corrispondente del pigiama della Gioia presentava scarse tracce di sangue. Posso escludere categoricamente - aggiunge Coco - che il maresciallo Gioia, che aveva subito un grave sfacelo encefalico, poteva esplodere un secondo colpo di pistola".

Riguardo all'ipotesi del suicidio, che il medico legale esclude categoricamente, Coco fornisce una spiegazione logica e scientifica: "Le ipotesi classiche di suicidio sono quelle del colpo di pistola al cavo orale o alla testa ma con direzione dal basso verso l'alto. Attesa la posizione supina del corpo della Gioia, posso dire "che l'ipotesi più probabile è che la donna abbia tentato di sfuggire a qualcuno".

Insomma pare abbastanza chiara la denuncia che fa il medico legale Franco Coco contro il poliziotto Francesco Ferrari, accusandolo apertamente di avere ucciso la moglie mentre Licia Gioia tentava disperatamente di fuggire.

A distanza di quasi un anno dalla morte di Licia Gioia non si sa ancora con assoluta certezza se fu lei stessa a darsi la morte o se sia stato suo marito ad averla ammazzata. Ma il medico legale non dispera. Lui tira in ballo il caso del parà Lele Scieri. Sempre Coco, che su richiesta dell'avvocato Ettore Randazzo effettuò l'autopsia sul corpo del ventiseienne trovato morto alla caserma Gamerra di Pisa, sentenziò che non si trattò di suicidio nè di caduta accidentale dalla scala d'esercitazione. Coco fu sconfessato dai Pubblici Ministeri della Procura militare di La Spezia e dai magistrati della Procura di Pisa che archiviarono il caso come "morte per suicidio". Ma a distanza di 17 anni, il caso è stato riaperto su richiesta della Commissione parlamentare d'inchiesta, presieduta dalla deputata nazionale del Pd, l'avvocato siracusano Sofia Amoddio.

Il caso del maresciallo Licia Gioia è destinato a rimanere ancora per un po' di anni un giallo. Ma, come afferma il medico legale Coco, la verità presto a tardi verrà fuori.

All'esterno dell'aula in cui si è svolto l'incidente probatorio c'erano le telecamere della trasmissione televisiva Chi l'ha visto? Alla fine dell'incidente probatorio, poco dopo le 13,25 la giornalista Raffaella Griggi ha potuto effettuare le sue interviste con i legali delle parti.
Le indagini hanno già accertato che venti minuti dopo la mezzanotte di martedì 28 febbraio, Francesco Ferrari ha telefonato all'ex moglie per esortarla a raggiungerlo nella casa di contrada Isola e di portare il figliolo di 14 anni nella sua abitazione, evitandogli di rimanere coinvolto nella ressa che da lì a breve ci sarebbe stata per l'arrivo degli agenti della Polizia, del personale del 118, dei Carabinieri e di altri soccorritori che lui stava per apprestarsi a chiamare a seguito del suicidio di Licia Gioia. Il poliziotto ha cercato - riuscendovi - di scongiurare il rischio che il figlio subisse un trauma vedendo il cadavere del maresciallo. La prima moglie di Francesco Ferrari si è precipitata in contrada Isola, in compagnia di un'amica, e ha preso in consegna il figlio. Contemporaneamente, mentre la donna e il ragazzo uscivano di casa, è sopraggiunta la Volante inviata dal centralinista del 113 e alcuni minuti dopo è arrivata l'autoambulanza del 118. Poi è arrivato il medico legale Franco Coco, la pattuglia dei Carabinieri e subito dopo sono arrivati gli agenti della Polizia Scientifica che, su richiesta del Pubblico Ministero Marco Di Mauro, hanno sottoposto allo Stub il loro collega Francesco Ferrari. A quanto pare la Scientifica è arrivata in tempo a effettuare gli accertamenti volti a individuare tracce di polvere da sparo alle mani, ai capelli, all'avambraccio, alle orecchia, al naso e sugli abiti che indossava, scongiurando in particolar modo che l'agente Ferrari, marito della marescialla Licia Gioia, potesse essersi recato in bagno per lavare le mani. Dopo questi primi adempimenti urgenti, il poliziotto è stato accompagnato all'ospedale Umberto I dove è stato ricoverato per la ferita da arma da fuoco alla parte superiore della gamba sinistra. Il medico legale Franco Coco, nell'effettuare l'ispezione cadaverica, ha suggerito che la Scientifica fosse affiancata dai Carabinieri del Ris di Messina per effettuare la perizia balistica sulla pistola d'ordinanza in dotazione alla defunta Licia Gioia, il cui corpo, in posizione supina, era riverso sul letto matrimoniale. La donna presentava quattro fori, di cui due alla testa e due alla coscia della gamba destra. I colpi esplosi dalla pistola d'ordinanza calibro 9 sono stati però due: il primo alla tempia, con il proiettile che entra da un lato e fuoriesce dall'altro; il secondo alla coscia della gamba destra, con il proiettile che entra da un lato e fuoriesce dall'altro e si va a conficcare alla gamba sinistra del poliziotto. L'indomani, quando all'obitorio dell'ospedale Umberto I viene eseguita l'autopsia, il medico legale stabilirà con assoluta certezza, che dei due proiettili espulsi dalla pistola d'ordinanza è stato il primo ad avere provocato il decesso. Si tratta della pallottola che ha spappolato il cervello di Licia Gioia. Il secondo proiettile, quello che provoca i fori di entrata e di uscita alla gamba destra di lei e che poi penetra nella parte superiore della gamba sinistra del marito, viene esploso quando Licia Gioia era già morta. Il medico legale non è in grado allo stato poter dire con esattezza il tempo trascorso tra l'esplosione del primo e del secondo proiettile. Mentre la Scientifica della Polizia di Stato ha effettuato lo Stub alle mani del poliziotti e rilevato fatte tutte le ricerche relative alla presenza di polvere da sparo alle narici del naso, alle orecchie e sui vestiti, I Carabinieri del Ris di Messina hanno effettuato le medesime operazioni sul cadavere della moglie di Francesco Ferrari. dovranno dare una risposta al quesito sollevato dal medico legale Franco Coco sui motivi che hanno indotto il poliziotto a disarmare la propria moglie quando lei era già morta.
Allo stato il caso viene classificato come omicidio colposo. Licia Gioia, originaria di Latina, maresciallo dell'Arma dei Carabinieri, era sposata da circa un anno con Francesco Ferrari, originario di Taranto, in servizio alla Questura di Siracusa. Lei era follemente innamorata di Francesco. E pure lui l'amava. Infatti lui si era separato dalla moglie con cui aveva concepito il figlio, oggi quattordicenne, una poliziotta come lui, e aveva iniziato la convivenza con la marescialla dei Carabinieri, ex cestista, dalla forte personalità ma gelosa come poche altre come lei. Litigavano spesso perchè lei era sprofondata in una crisi depressiva a causa della gelosia. La sera del fattaccio hanno avuto l'ennesima lite e lei, insoddisfatta dalle risposte del marito, ha minacciato di togliersi la vita. Francesco Ferrari dice di essere riuscito a persuadere la moglie a desistere dai suoi propositi autolesionistici. Ma, stranamente, la micidiale arma da sparo, anzichè essere portata a debita a distanza e nascosta dove la donna non l'avrebbe potuto riprendere, è rimasta a meno di dieci centimetri dalla marescialla. Il poliziotto ha sottovalutato probabilmente il livello di depressione in cui si dibatteva la moglie la quale, ammesso e non concesso che i fatti siano andati come li descrive il poliziotto, ha ripreso la pistola d'ordinanza e in modo fulmineo ha rivolto verso di sé la canna e ha fatto fuoco, facendosi spappolare il cervello.

Determinante per l'esatta ricostruzione del tragico evento sarà la deposizione del figlio dell'ispettore Ferrari, il quale si trovava nella sua cameretta al piano rialzato della casa di mare intento, a quanto pare, a vedere la televisione, Certamente sarà utile sentire anche la madre del bambino, la quale, su richiesta dell'ex marito, si recò in contrada Isola, in compagnia di un'amica per portare via dalla casa il figlio. Lei e la sua amica entrarono nella stanza in cui si trovava il corpo di Licia Gioia? Ecco, è una domanda a cui la donna e la sua amica dovranno dare necessariamente una risposta. Così come il bambino che finora non avrebbe fornito una risposta convincente in ordine alla domanda se ebbe a sentire le urla durante la lite tra il padre e Licia Gioia e soprattutto se ebbe a udire le due detonazioni causate dall'esplosione dei colpi di pistola. Il ragazzo ha risposto dicendo di avere sentito le grida ma non le due detonazioni.

 

riproduzione vietata

SE IL DIARIO VI PIACE FATE UN ABBONAMENTO ANNUALE DI 60 EURO, CARICANDO LA SOMMA A POSTEPAY 5333 1710 2279 3950 - GRAZIE

IN QUESTO MOMENTO MI SENTO
0%
SODDISFATTO
0%
TRISTE
0%
INDIFFERENTE

Aggiungi commento

ATTENZIONE:

Cliccando "invia" accetti la nostra privacy policy


Codice di sicurezza
Aggiorna