Catania. Che il pèntito Luigi Cavarra, 44 anni, fosse malato e anche in modo grave si era scoperto il 30 gennaio quando, per le gravi condizioni di salute, i medici curanti di un ospedale di una località riservata gli avevano impedito di alzarsi dal letto e di raggiungere in ambulanza l'aula del Tribunale locale per deporre in videoconferenza al processo a carico di Pasqualino Mazzarella, appellante contro la condanna all'ergastolo inflittagli dalla Corte d'Assise di Siracusa per concorso nell'omicidio volontario ai danni di Liberante Romano.

Il pentito avrebbe dovuto deporre come testimone citato dalla pubblica accusa in quanto ai magistrati della Procura Distrettuale Antimafia di Catania aveva raccontato che al carcere di Bicocca aveva incontrato Franco Toscano, altro componente del clan mafioso "Bottaro-Attanasio", il quale gli aveva riferito di avere assistito all'omicidio di Liberante Romano, commesso da Giuseppe Calabrese con la complicità di Salvatore Calabrò, avvenuto all'interno di una villetta di Fontane Bianche di proprietà di un simpatizzante del gruppo mafioso. Cavarra ha aggiunto che Franco Toscano gli riferì, inoltre, che Pasqualino Mazzarella, mentre il corpo di Liberante Romano stava scivolando verso il pavimento aveva sferrato uno o, forse, due calci alla testa del morto ammazzato. Per le sue precarie condizioni di salute Luigi Cavarra non aveva risposto alla citazione della Corte d'Assise di Appello e il presidente del Collegio aveva fissato una nuova data, quella del 13 febbraio, per raccogliere la deposizione del collaboratore di giustizia. Ma anche all'udienza del 13 febbraio Luigi Cavarra non si era presentato, ma aveva fatto inviare alla Corte d'Assise di Appello di Catania un certificato medico in cui si attestava il legittimo impedimento del paziente. Ma che Luigi Cavarra fosse in pericolo di vita nessuno lo aveva nè immaginato nè previsto. Per la privacy e soprattutto per garantire la riservatezza sul luogo in cui il Cavarra veniva protetto dal personale del Servizio di protezione centrale, neanche alla Corte d'Assise di Appello di Catania erano state fornite delle informazioni sulle condizioni di salute del collaboratore di giustizia. Ambienti vicini alla famiglia di Luigi Cavarra, sposato e padre di una bimba di pochi anni, fanno trapelare la notizia secondo la quale all'ex reggente esterno del clan "Bottaro-Attanasio" i medici avevano scoperto un male incurabile. Probabilmente resterà un mistero la causa che ha provocato la morte di Luigi Cavarra. Per il suo status di collaboratore di giustizia difficilmente verranno fornite notizie sia sul male che sulle cure cui è stato sottoposto anche per evitare di fare scoprire la città in cui veniva protetto sia il pentito che i componenti della sua famiglia.

A Siracusa, quando in mattinata si è diffusa la notizia del decesso del pentito, in alcune zone della città si sono registrate scene di gioia e in molte abitazioni si è anche brindato con champagne e spumante. Scene di giubilo sarebbero avvenute sia a Cavadonna che a Brucoli, da parte di detenuti siracusani che avevano conosciuto il collaboratore di giustizia.

Nei pochi mesi di collaborazione con la giustizia, Luigi Cavarra aveva messo in condizione i magistrati della Procura Distrettuale Antimafia di Catania di mettere a segno alcune operazioni antidroga ai danni degli spacciatori di stupefacenti del Bronx e della Tonnara di Viale Santa Panagia. Ma oltre a dare il suo determinante contributo per l'arresto dei trafficanti di droga che spacciavano al Bronx e alla Tonnara di Viale Santa Panagia Luigi Cavarra aveva aggravato la posizione degli imputati coinvolti nelle operazioni Borgata e Aretusa, nelle quali anche lui era alla sbarra in quanto accusato da altri collaboratori di giustizia. Lui, come imputato-testimone della pubblica accusa, aveva ammesso gli addebiti che gli venivano contestati dai magistrati della Procura distrettuale antimafia. I quali, in sede di requisitoria, avevano chiesto ai Gup innanzi ai quali si celebrano i processi a carico degli imputati che hanno chiesto l'abbreviato, di infliggere il minimo della pena al Cavarra e agli altri pentiti alla sbarra. Per Luigi Cavarra non ci saranno più condanne per i crimini commessi. Nei suoi confronti verranno emesse delle sentenze di "non punibilità per morte del reo".

La carriera criminale di Luigi Cavarra nel clan della Borgata ed è proseguita nel gruppo mafioso "Bottaro-Attanasio". Arrestato nell'ambito dell'operazione "Game over", per estorsione e associazione mafiosa nonchè per avere gambizzato il noleggiatore di videogiochi Antonio Faro, fu condannato a quindici anni di reclusione. Ma poi, la condanna fu annullata dalla Corte d'Appello di Catania, che, accogliendo il ricorso dell'avvocato Antonio Lo Iacono, aveva riconosciuto che il Collegio aveva leso il diritto alla difesa dell'imputato. Ciò a causa della decisione del Tribunale penale di Siracusa di portare a conclusione le udienze nonostante dal carcere avessero comunicato che Luigi Cavarra non poteva essere trasportato a palazzo di giustizia in quanto era malato. Grazie a questo grave errore del Tribunale penale, la condanna a quindici anni veniva cestinata e Luigi Cavarra ritornava in libertà. Cavarra nel giro di un paio di anni ha fatto il cosiddetto salto di qualità divenendo reggente esterno del clan "Bottaro-Attanasio" e il principale fornitore di cocaina. Cavarra è stato arrestato all'Isola dai Carabinieri per avere ceduto ad un suo "picciotto" due chilogrammi di cocaina, mentre era detenuto per droga è stato raggiunto da ben due ordinanze di custodia in carcere per associazione a delinquere di stampo mafioso, estorsioni e traffico di sostanze stupefacenti. I Pubblici Ministeri della Dda e della Procura di Siracusa se lo contendevano per farlo deporre ai processi a carico di malavitosi di rango e affiliati ai gruppi criminali che operano nel capoluogo aretuseo.

Prima di morire Luigi Cavarra aveva scagionato da alcuni delitti Alessio Attanasio, smentendo altri collaboratori di giustizia che, invece, non hanno avuto paura e pudore nel muovere delle accuse all'uomo ritenuto il capo del clan mafioso "Bottaro-Attanasio".

 

riproduzione vietata

SE IL DIARIO VI PIACE FATE UN ABBONAMENTO ANNUALE DI 60 EURO, CARICANDO LA SOMMA A POSTEPAY 5333 1710 2279 3950 - GRAZIE

IN QUESTO MOMENTO MI SENTO
100%
SODDISFATTO
0%
TRISTE
0%
INDIFFERENTE

Aggiungi commento

ATTENZIONE:

Cliccando "invia" accetti la nostra privacy policy


Codice di sicurezza
Aggiorna