Catania. Al carcere di Bicocca si sono svolti gli interrogatori di garanzia di Giuseppe Vizzini, 54 anni, inteso "Peppe Marcuottu", e di suo figlio Andrea Vizzini, 24 anni, quest'ultimo sottoposto alla misura cautelare degli arresti domiciliari, entrambi difesi dall'avvocato Maurizio Abbascià, nonchè di Giovanni Aprile, 40 anni, difeso dall'avvocato Giuseppe Gurrieri. Al carcere di Milano, invece, per rogatoria è stato sottoposto ad interrogatorio di garanzia Simone Vizzini, 29 anni, assistito dall'avvocato Giuseppe Scudo, come sostituto del suo collega Abbascià. Simone Vizzini è stato arrestato nel cuore della notte in un albergo di Milano. Si trovava nella metropoli lombarda per definire un contratto di fornitura di pomodorino di Pachino con il titolare di un ipermercato.

 

Peppe Marcuotto e i suoi due figli hanno negato gli addebiti relativi all'attentato dinamitardo compiuto contro l'auto dell'avvocata Adriana Quattropani, curatore fallimentare nominato dal Tribunale di Siracusa che aveva proceduto contro la signora Franca Corvo, per fare riconsegnare all’avente diritto un distributore di carburante gestito dalla ditta condotta appunto dalla moglie di Giuseppe Vizzini, sostenendo che già da molto tempo era stato restituito il distributore. Il capofamiglia ha respinto gli addebiti relativi alle minacce rivolte all'avvocata Quattropani, dicendo di avere detto al legale che appena trovava i documenti che lei cercava glieli consegnava.

Vizzini padre e i suoi due figli - visto che il Gip Sammartino ha posto loro delle domande sul presunto progetto di attentato da compiere contro il giornalista Paolo Borrometi - hanno negato di avere ideato e organizzato un piano per uccidere il direttore del quotidiano on line La Spia. A tal riguardo Peppe Marcuotto ha detto senza mezzi termini "io a quel giornalista lo vorrei vedere morto per i gravissimi danni economici che mi ha arrecato con i suoi articoli ma non ho organizzato alcun agguato nei suoi confronti. Quando dico ai miei figli "Succederà a vallera, scendono, scendono, scendono una decina... cinque sei catanesi, macchine rubate, una casa in campagna, uno qua, uno qua... la sera si fanno trovare, escono, mattanza per tutti e se ne vanno", non mi riferivo a un fatto che sarebbe dovuto accadere a breve, ma a ciò che succedeva a Pachino, nel lontano 1991, quando il paese era controllato dal clan Cappello". Giuseppe Vizzini non si nasconde dietro il dito ma dà un significato diverso da quello dato all'intercettazione ambientale dagli inquirenti. Conferma di avere detto "debbono colpire a quello. Bum, a terra. Devi colpire a questo, bum, a terra. E qua c'è uiocufocu. Come era negli anni Novanta, in cui non si poteva camminare neanche a piedi". Ma - puntualizza Vizzini - "sempre riferendomi a ciò che avveniva a Pachino nel 1991". 

Nella intercettazione è riportato il commento di Simone Vizzini a proposito dei "fuochi d'artificio": "Così, si dovrebbe fare". E il padre sentenzia: "Lo sai che ti dico? Ogni tanto un murticeddu vedi che serve... per dare una calmata a tutti. Un murticeddu, c'è bisogno, così si darebbero una calmata tutti gli sbarbatelli". Inanzi al Gip, Vizzini padre dice che non intendeva riferirsi al giornalista Borrometi. Gli viene chiesto perchè dice "picca navi". Peppe Marcuotto dice che  lui ha un conto aperto con il giornalista. Dice che lo odia e nutre sentimenti di rancore nei confronti di Borrometi "perchè ha gettato fango su di me e sui miei figli". Spiega che a gennaio scorso "l'ho querelato per avere scritto sia sul sito on line La Spia sia su Facebook che io sono un mafioso, che sono stato condannato per mafia, che ho dei procedimenti in corso per mafia e che frequento famiglie mafiose. Tutto falso. Tutte bugie. Io sono stato in carcere oltre 18 anni fa, ed è stata l'unica volta della mia vita, perchè mi accusavano di un furto di prodotti al porto. Dopo aver trascorso un anno e mezzo in carcere, da quella accusa sono stato assolto e sono stato risarcito dallo Stato per ingiusta detenzione. Che frequento una famiglia mafiosa è vero, ma non ritengo sia un reato. Signor Giudice deve credermi lo vedrei volentieri morto a quel giornalista perchè, con i suoi articoli zeppi di menzogne e falsità, mi ha fatto perdere un grosso affare. Un grande ipermercato del Nord era interessato ad acquistare i pomodorini della mia azienda che gestisco con i miei figli. Era stato quasi tutto definito e improvvisamente sono comparsi questi articoli "Vizzini mafioso di qua, Vizzini mafioso di là". A Milano, quando li hanno letti, senza chiedere spiegazioni, si sono spaventati e hanno annullato tutto".

Giuseppe Vizzini non nasconde di non vedere di buon occhio nemmeno i poliziotti in servizio al Commissariato di Pachino. "Qui 'sti poliziotti sono tutti asserviti al giornalista, che viene qua e gli dice quello che debbono fare. E questi gli credono e fanno quello che gli dice lui". 

Nell'ordinanza è riportata anche la conversazione tra il capomafia Salvatore Giuliano e Giuseppe Vizzini. Manco a dirsi i due parlano di come reagire di fronte agli articoli del direttore de "La Spia". Rispondendo ad un commento di Giuseppe Vizzini il capoclan Salvatore Giuliano dice: "... perchè non si ammazza lui, ma fallo ammazzare, che cazzo ti interessa?".

Il boss di Pachino nutre del rancore contro il giornalista dal giorno in cui Borrometi ha pubblicato sul sito on line una sua foto scattata al matrimonio di una sua nipote e soprattutto per avere scritto che "Giuliano era un appartenente del clan Trigila di Noto". Lui, associato al clan Cappello di Catania, definito un uomo del clan fondato da Pinuccio Trigila, detto Pinnintula. Salvatore Giuliano l'ha presa talmente male che d'impeto ha scritto su Facebook di voler massacrare di botte il giornalista. Per il commento scritto sul social si è beccato una denuncia e un rinvio a giudizio per violenza privata. 

A sua volta Giovanni Aprile, alla presenza del suo difensore di fiducia, avvocato Giuseppe Gurrieri, ha confermato di avere acquistato l'accendino a Simone Vizzini, ma si è detto all'oscuro che servisse per accendere la miccia dell'ordigno. "Io sono entrato al tabacchino - come si vede dalle immagini televisive - per comprare le sigarette e mentre attendevo il mio turno è sopraggiunto Simone Vizzini che mi ha chiesto se potevo comprargli un accendino in quanto era privo di denaro. Gliel'ho comprato e gliel'ho consegnato. Non ho nulla a che fare con l'asserito attentato". 

L'avvocato Maurizio Abbascià ha prodotto al Gip Sammartino una corposa documentazione sulla disputa legale tra i suoi clienti e il giornalista Borrometi. Il legale annuncia ricorso al Tribunale del Riesame e altrettanto farà l'avvocato Giuseppe Gurrieri.

 

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