Jonathan Parcella

Siracusa. Si è concluso con la lettura del dispositivo di sentenza il processo con rito abbreviato a carico del lentinese Jonathan Parcella, 32 anni, accusato di avere ucciso con diversi colpi di pistola Aldo Panarello, 35 anni. Il Giudice dell'udienza preliminare Giuseppe Tripi ha riconosciuto colpevole l'imputato e gli ha inflitto la pena di quindici anni di reclusione. Il Gup Tripi ha riconosciuto al lentinese le attenuanti generiche e, così come aveva chiesto il Pubblico Ministero Davide Lucignani, ha escluso la sussistenza delle due circostanze aggravanti contestate a Jonathan Parcella: quella della premeditazione e quella dei futili motivi. 

Il Gup ha condiviso la tesi del rappresentante della pubblica accusa e, anche se può sembrare strano, quella dei difensori di Jonathan Parcella. avvocati Angelo D'Amico e Sebastiano Sferrazzo. I due penalisti hanno auspicato, non solo la esclusione delle aggravanti della premeditazione e dei futili motivi, ma si sono battuti anche per il riconoscimento di un'ulteriore attenuante a favore del loro assistito, quella del vizio parziale di mente, in considerazione delle patologie che gli sono state riscontrate dallo psichiatra che, su incarico del Gip Tripi, ebbe a sottoporre a perizia psichiatra l'omicida di Aldo Panarello. Ma il Gup non ha accolto questa richiesta degli avvocati Angelo D'Amico e Sebastiano Sferrazzo.

In sede di requisitoria, il Pubblico Ministero Davide Lucignani, che aveva ricevuto in "eredità" il processo istruito nelle fasi delle indagini preliminari dalla collega Margherita Brianese, aveva chiesto la condanna di Jonathan a diciotto anni di reclusione. Lo stesso magistrato aveva chiesto un anno e sei mesi di reclusione per Alessandro Caruso, accusato di favoreggiamento personale. Per quest'ultimo, che alcuni mesi addietro è divenuto collaboratore di giustizia, il Gup Giuseppe Tripi ha emesso sentenza di condanna alla pena di un anno di reclusione.

L'avvocato Dario Saggio, legale delle parti civili, aveva chiesto la condanna dell'omicida al risarcimento dei danni e al pagamento di una provvisionale. Le richieste del penalista sono state accolte dal Gup Giuseppe Tripi, che ha condannato Jonathan Parcella al risarcimento dei danni, da liquidarsi in separata sede e al pagamento di cinquemila euro a favore di ciascuna parte civile, a titolo di provvisionale.

Jonathan Parcella, la mattina del 2 dicembre 2015, al volante della propria macchina, transitando per piazza Aldo Moro, a Lentini, incrociava l'auto condotta da Aldo Panarello, che si trovava in compagnia della propria convivente. Parcella, ancora scosso per le minacce che nella notte nei suoi confronti erano state proferite dal rivale, raggiungeva l'auto del Panarello, impugnando nella mano destra una pistola e quando arrivò a meno di un metro di distanza dalla macchina iniziava a esplodere dei colpi che centravano in pieno il conducente. Testimone oculare dell'omicidio era la convivente del morto ammazzato, la quale, nel momento in cui il Parcella si avvicinava all'auto impugnando la pistola, apriva repentinamente lo sportello e si dava alla fuga. A sua volta, Jonathan Parcella, che si era armato per le gravi minacce subite dal Panarello, si allontanava da Piazza Aldo Moro, grazie all'aiuto fornitogli da Alessandro Caruso che, prendendolo a bordo della propria autovettura, gli permetteva di eludere le ricerche intraprese nei confronti del killer dai Carabinieri e dagli agenti del Commissariato della Polizia di Stato di Lentini. Carcella si allontanava quindi da Lentini e raggiungeva Catania dove, dopo aver girovagato senza una precisa meta nel capoluogo etneo, poi telefonava ai suoi genitori dicendo loro che si voleva consegnare alle forze dell'ordine. Il padre di Jonathan Parcella telefonava ai Carabinieri i quali si dirigevano a tutta velocità a Catania dove appunto nel luogo convenuto incontravano Jonathan Parcella e lo arrestavano. 

 

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