Catania. Avrebbe dovuto parlare il difensore di Alessio Attanasio, l'avvocato Licinio La Terra Albanelli al processo per l'omicidio di Giuseppe Romano, avvenuto il 17 marzo 2001. E, invece, il penalista La Terra, l'imputato che si trovava collegato in videoconferenza dal carcere di Spoleto e il suo secondo difensore, avvocata Maria Teresa Pintus, hanno appreso dalla viva voce del Giudice dell'udienza preliminare Di Giacomo Barbagallo che l'arringa non poteva essere effettuata in quanto l'udienza veniva rinviata alla data del 10 settembre. Il motivo del rinvio? A spiegarlo è stato lo stesso Gup: sono stato trasferito ad altro ufficio, per cui non potrò portare a definizione il processo. Il 10 settembre si insedierà al posto del Gup Di Giacomo Barbagallo

un altro giudice e sarà il nuovo arrivato a portare a conclusione il processo a carico di Alessio Attanasio. Trattandosi di un processo che si celebra con il rito abbreviato, le parti non debbono dare il consenso per la rinnovazione degli atti ma far ripartire la discussione dalla requisitoria dei Pubblici Ministeri Andrea Ursino e Alessandro La Rosa. I quali, dopo quella illustrata innanzi al Gup Di Giacomo Barbagallo, ne dovranno illustrare una seconda a beneficio del nuovo Gup che porterà a conclusione il processo. Al termine della precedente requisitoria, i due Pubblici Ministeri Ursino e La Rosa si sono pronunciati per la penale responsabilità di Alessio Attanasio e, partendo dalla pena base dell'ergastolo ridotta per il rito abbreviato, hanno chiesto la condanna del'imputato a trent'anni di reclusione. Una richiesta che sicuramente ribadiranno anche in occasione della seconda requisitoria. 

Quella prima requisitoria del Pubblici Ministeri Ursino e La Rosa è stata abbastanza noiosa e scontata perchè era impensabile che avessero potuto chiedere l'assoluzione di Attanasio dopo averlo imputato per omicidio.

La requisitoria non è stato molto decisa nè altrettanto motivata essendosi i due rappresentanti della pubblica accusa accorti che le dichiarazioni dei vari "pentiti" sono particolarmente lacunose e contraddittorie tra loro. Sia Ursino che La Rosa, ovviamente, hanno attinto a piene mani dalla sentenza della Cassazione secondo la quale il fatto che vi siano dichiarazioni contrastanti e contraddittorie non esclude la responsabilità dell'imputato in quanto tutte convergono sullo stesso soggetto.
Non è stata comunque una grande giustificazione, ma con il minimo sforzo i due rappresentanti della Procura di Catania hanno chiesto che ritenuta la penale responsabilità Alessio venisse condannato all'ergastolo, ma stante la scelta del rito a 30 anni di reclusione.
I Pubblici Ministeri Ursino e La Rosa hanno richiamato a supporto della loro requisitoria le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia Salvatore Lombardo, Attilio Pandolfino, Giuseppe Curcio, Dario Troni, Antonio Tarascio e Rosario Piccione.

Sulle dichiarazioni dei pentiti, sulle loro contraddizioni, e sul loro ruolo di testimoni de relato, avrebbe poggiato la sua arringa difensiva l'avvocato Licinio La Terra, per chiedere l'assoluzione di Alessio Attanasio. Ma, dopo averla elaborata nel corso del week end, non l'ha potuto raccontare a causa dell'imprevisto trasferimento ad altro ufficio del Gup Di Giacomo Barbagallo.

A settembre l'avvocato Licinio La Terra potrà di nuovo riproporre la sua richiesta tesa a ottenere dal nuovo Gup il via libera ad una perizia balistica, ritenuta di fondamentale importanza per dimostrare l'innocenza di Alessio Attanasio. A differenza dell'avvocato Licinio La Terra e dello stesso Alessio Attanasio, il Gup Di Gacomo Barbagallo aveva rigettato la richiesta di perizia balistica. Non solo. Non aveva nemmeno preso in considerazione la richiesta del legale di Attanasio tesa ad ottenere l'acquisizione, presso l'Ufficio della Motorizzazione,della scheda sanitaria acclusa alla pratica di rilascio della patente di guida del povero Giuseppe Romano in cui viene certificata la sua altezza. Una richiesta a parere del difensore importantissima poichè nell'auto non si trovava Saporoso Berretta, il vero bersaglio dei killer, ma il povero Giuseppe Romano che era assai più alto del Saporoso, proprietario della macchina. Secondo i rappresentanti della pubblica accusa Alessio Attanasio teneva da tempo sotto controllo il Saporoso, osservandolo a distanza con un binocolo, Attanasio, nel corso del suo esame, ha ammesso che gli fu sequestrato un binocolo allorquando si era recato a Viterbo per fare visita in carcere al suocero, Salvatore Bottaro, ma ha detto che si trattava di un giocattolo che non consentiva di inquadrare a distanza una persona e di seguirne i movimenti. Con quella richiesta di acquisizione della cartella sanitaria acclusa alla pratica per il rilascio della patente la Difesa intendeva dimostrare che Attanasio non prese parte in alcun modo al delitto poichè, se fosse stato lui a controllare i movimenti del Saporoso con il binocolo sequestratogli a Viterbo si sarebbe dovuto accorgere che alla guida della Fiat 126 non c'era il Saporoso ma l'incolpevole Giuseppe Romano.

In occasione della prima requisitoria, nessun commento è stato fatto dai Pubblici Ministeri riguardo alla chiamata in reità fatta da Attanasio nei confronti di Liberante Romano e Salvatore Lombardo, detto Puddisino", indicati come autori dell'agguato mortale ai danni di Giuseppe Romano. Il silenzio si può spiegare probabilmente per il motivo che Liberante Romano è deceduto in quanto già ucciso nel lontano 2002 dai suoi stessi compagni di clan e Salvatore Lonbardo, poichè è collaboratore di giustizia e principale accusatore dell'Attanasio. 

La Difesa di Alessio Attanasio dovrà contestare le affermazioni dei collaboratori di giustizia, partendo da una memoria difensiva di Attanasio, redatta di proprio pugno quando gli fu notificato l'avviso di conclusione indagini. In quella sua memoria, Alessio Attanasio osservava: "E' da precisare che il collaboratore di giustizia Rosario Piccione dice di avere saputo dall'Attanasio che lo stesso non ha commesso l'omicidio di Giuseppe Romano ed anzi ne è rimasto meravigliato (verbali del 9 ottobre 2002 e 19 settembre 2003); allo stesso modo lo scrivente viene scagionato dai collaboranti Antonio Tarascio, detto Zuccaru, (verbale del 21 giugno 2012) e Giuseppe Curcio (verbale del 25 luglio 2012). Quest'ultimo accusa dell'omicidio Salvatore Lombardo il quale aveva tentato di depistarlo indicandogli quale autore dell'omicidio il reggente del clan di Santa Panagia (il Lombardo messo alle strette durante un confronto con Giuseppe Curcio ammise di averlo voluto depistare (verbale del 25 luglio 2012) e l'unico motivo plausibile è da ricercarsi nel fatto che egli stesso, il Lombardo, è l'autore dell'omicidio del Romano. Inoltre il Lombardo indica un movente diverso da quello riferito da Attilio Pandolfino che pur dice di essere la sua fonte (de relato del de relato, fonte sconosciuta); invero il Pandolfino dice di avere saputo da Elio Lavore che non risultando tra gli autori dell'omicidio, non si sa da chi l'abbia saputo. Il Pandolfino peraltro chiama a riscontro delle proprie affermazioni i collaboranti Giuseppe Curcio e Antonio Tarascio, che però lo smentiscono. Pandolfino (verbale del 30 luglio 2013): "Ne ho parlato con Tarascio Antonio (...) "del resto la circostanza era alquanto risaputa fra i detenuti; ad esempio ne era a conoscenza anche (...) Giuseppe Curcio". Antonio Tarascio (verbale del 21 giugno 2012: "Non so dire se Attanasio fosse coinvolto nell'omicidio di tale Romano avvenuto in Via Elorina"). Giuseppe Curcio (verbale del 19 marzo 2010: "In ordine all'omicidio di Giuseppe Romano Salvatore Lombardo, detto Puddisinu, parlando casualmente di tale omicidio, mi disse che l'autore dello stesso era stato Pincio Davide"). Giuseppe Curcio (trascrizione del confronto con Lombardo Salvatore del 25 luglio 2012, pagina 27: "Avevo parlato di questo omicidio con Iacono Angelo il quale mi aveva fatto intendere che l'omicidio di Giuseppe Romano era stato commesso da Lombardo Salvatore"). Un guazzabuglio. Ed ancora. Il Lombardo accusa Lino Mazzarella di avere incendiato la moto Enduro usata per l'omicidio (verbale del 26 ottobre 2010), quando invece non solo non risulta alcuna motocicletta data alle fiamme ma, addirittura, i rilievi tecnici escludono che il delitto sia stato commesso con una moto. Nell'esame autoptico (pagine 15 e 16) emerge che i proiettili avevano "una direzione quasi perfettamente trasversale" e che il primo dei colpi esplosi "ha frantumato i cristalli dei due finestrini" della Fiat 126 sulla quale si trovava la vittima. Tutto ciò risulta documentato nelle foto 67 - 68 - 69 - 70 - 73 e 74 dell'autopsia nonchè nelle foto 1-3-6-8-14-21 dei rilievi tecnici eseguiti dalla Questura di Siracusa il 17 marzo 2001. La DDA di Catania, ex articolo 358 cpp, potrebbe compiere un ulteriore accertamento in merito per avere la certezza che il Romano sia stato ucciso da sicari a bordo (non di una moto, ma) di un'automobile. Invero se i colpi di pistola fossero stati esplosi da sicari a bordo di una moto Enduro, (siccome affermato dal Lombardo), i proiettili avrebbero avuto una traiettoria dall'alto verso il basso. In proposito si allega il certificato medico di ingresso in Istituto penitenziario del 13 aprile 2001 (a distanza di meno di un mese dall'omicidio), in cui risulta il peso dell'Attanasio pari a 65 Kg. (poi stranamente corretto a penna a 75 Kg). Con un peso (piuma) del genere una moto Enduro non si abbassa nemmeno di un centimetro. Riguardo al movente dell'omicidio vi sono ben quattro versioni. 1) Secondo Pandolfino per vendicare l'affronto subito dal fratello del sottoscritto (verbale del 30 luglio 2013). 2) Secondo Lombardo per vendicare l'arresto di Giovanni Latino. 3) Secondo Troni per debiti di gioco. 4) Secondo Francesco Saporoso Beretta per una estorsione non pagata. In merito al primo movente - vendicare il maltrattamento del fratello Fabrizio - appare evidente come si sia abusato abbastanza della vicenda. Infatti sempre per la stessa motivazione Attanasio è stato accusato di avere commesso i seguenti reati: 1) avere collocato un ordigno esplosivo innanzi la discoteca Caligola (sentenza della Corte di Appello di Catania del 7 giugno 2007, definitiva 18 giugno 2008); 2) avere sottoposto la famiglia Di Grano ad una estorsione di 50 milioni di lire (sentenza del 7 giugno 2007, definitiva il 18 giugno 2008); 3) di avere sostituito la ditta che svolgeva il servizio di sicurezza presso la discoteca con altra ditta "amica" (sentenza del 7 giugno 2007, definitiva il 18 giugno 2008); 4) per avere progettato l'omicidio (poi fallito) dei buttafuori catanesi (verbale del Tarascio del 21 giugno 2012, pagina 5 dell'allegata memoria manoscritta: "dei buttafuori avevano messo le mani addosso al fratello di Attanasio, così la sera dopo Attanasio Alessio voleva punirli e si appostò nei pressi della discoteca con Angelo Iacono, a fargli la posta ma non andarono quella sera i buttafuori a lavorare"; 5) (adesso persino) di avere progettato l'uccisione del compare di Francesco Mangion, braccio destro di Nitto Santapaola, (salvo sbagliare il bersaglio), il cui figlio era tra i buttafuori della discoteca "Caligola" che avevano aggredito il fratello dello scrivente. In merito al secondo movente (vendicare l'arresto di Giovanni Latino, asseritamente alla vittima designata) si rappresenta che il Lombardo l'ha appreso dalla stampa (articolo a firma di Pino Guastella, apparso ne La Sicilia del 21 marzo 2001, edizione di Siracusa, pagina 18) e che tale movente viene smentito dagli inquirenti che all'epoca sottoposero il giornalista ad intercettazione telefonica per scoprire da chi lo avesse a sua volta appreso, giungendo alla conclusione che si sia trattato di una ipotesi giornalistica sganciata dalla realtà. In merito al terzo movente (debiti di gioco) si rappresenta che Dario Troni nelle prime dichiarazioni affermava di non sapere nulla (verbale 25 luglio 2012): "Dell'omicidio di Romano Giuseppe non ne ho mai saputo nulla, neppure dai giornali". Salvo poi cambiare versione tre anni dopo (verbale 30 aprile 2015) affermando di avere saputo dall'Attanasio il luogo dell'omicidio, le modalità (appostamento con ausilio di un cannocchiale) e movente ("per motivi connessi ad un debito legato al gioco d'azzardo"). Con buona pace dei requisiti della coerenza e della costanza che vengono pretesi dalle Sezioni Unite della Suprema Corte di Cassazione con la sentenza 1 agosto 1995 "Costantino" e 16 maggio 2013 "Aquilina". Il movente menzionato al numero 4 (estorsione non pagata da Saporoso, vera vittima designata, scambiata con il Romano, è talmente risibile da non essere presa in considerazione nemmeno dagli inquirenti (peraltro i due non potevano essere mai scambiati poichè diversissimi tra di loro per altezza, corporatura, capigliatura e automobile). Tutto ciò senza nemmeno considerare l'assoluta assenza di riscontri, meno che mai individualizzanti. Non si ritiene dunque necessario fornire al momento alibi di cui l'Attanasio è in possesso (corredato da documentazione video); lo si fornirà soltanto in caso di eventuale rinvio a giudizio e di condanna in primo grado (tanto per far fare l'ennesima brutta figura ai giudici di Catania - questo è il quinto omicidio che viene contestato all'Attanasio, ad oggi sempre assolto)".

 

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