Roma. Si trova nella sua abitazione romana l'avvocato Piero Amara, principale imputato del processo che prende il nome convenzionale di "Sistema Siracusa", e che ha mosso i suoi primi passi a seguito della lettera-esposto inviata il 23 settembre di due anni fa da otto sostituti procuratori in servizio alla Procura della Repubblica di Siracusa al Ministero della Giustizia, alla Procura Generale della Suprema Corte di Cassazione, alla Procura Generale della Corte d'Appello di Catania ed alla Procura della Repubblica di Messina.

Nella missiva-esposto gli otto Pubblici Ministeri segnalavano gravi situazioni di anomalia nella gestione di alcuni fascicoli pendenti presso la Procura della Repubblica di Siracusa e manifestavano il timore che l'attività investigativa potesse essere di inquinamento al punto da diventare asservita ad interessi di parte, estranei ad una corretta ed indipendente amministrazione della giustizia. "Soggetti portatori di specifici interessi economici ed imprenditoriali dimostrano una preoccupante attitudine ad orientare a proprio favore l'azione della Procura, rendendo fondato il timore che parte dell'ambiente giudiziario non sia immune a tale forza di infiltrazione" - questo un passaggio della lettera firmata dagli otto Pubblici Ministeri, peraltro tenendo all'oscuro della loro denuncia il procuratore capo Francesco Paolo Giordano.

I firmatari della missiva-denuncia sottoponevano agli inquirenti una serie di procedimenti che riguardavano direttamente o indirettamente un gruppo imprenditoriale siracusano riconducibile alla famiglia Frontino ed agli avvocati Giuseppe Calafiore e Piero Amara, i quali, peraltro, vantavano plurime cointeressenze patrimoniali con i Frontino.

L'indagine ha portato all'incriminazione dei due legali, raggiunti da un'ordinanza di custodia in carcere, poi tramutata con quella meno afflittiva degli arresti domiciliari. L'avvocato Piero Amara, assistito dall'avvocato Salvino Mondello, del Foro di Roma, per farsi sostituire la misura della custodia in carcere con quella degli arresti domiciliari si è sottoposto a sei estenuanti interrogatori tra aprile e maggio, durante i quali ha svelato il cosiddetto "Sistema Siracusa". Ma non solo. Il potente avvocato di Augusta ha rivelato ai Pubblici Ministeri delle Procure di Milano, Roma e Messina come fossero state aggiustate le decisioni di giudici amministrativi compiacenti, parlando di un giro di centinaia di milioni di euro e di avvocati pronti a pagare e di magistrati disposti a "correggere" le decisioni in cambio di mazzette e regali. Il grande avvocato ha parlato anche di Consip e de relato dell'inchiesta Mediolanum, quella in cui è indagato Silvio Berlusconi.

Dopo avere sopportato per ore e ore i faticosi interrogatori l'avvocato Piero Amara è tornato a casa, agli arresti domiciliari. Sono almeno diciotto tra sentenze, ordinanze e decreti del Consiglio di Stato i provvedimenti che sarebbero stati ritoccati in modo da produrre esiti favorevoli per le aziende rappresentate da Amara e dal suo socio, avvocato Giuseppe Calafiore. Tutto questo è stato possibile grazie all'esborso di quattrocento milioni di euro e ad alcuni magistrati che non sono stati capace di rifiutare una vacanza, in una località esotica, a costo zero.

A distanza di alcuni giorni dalla scarcerazione dell'avvocato Piero Amara, ha chiesto di essere interrogato l'avvocato Giuseppe Calafiore, che da tre mesi si trovava ristretto nella Casa circondariale di Catania. Così come aveva fatto il collega, anche Calafiore ha reso ampia e circostanziata confessione su tutti i reati che gli vengono contestati. E anche lui ha svelato il cosiddetto "sistema" di corruzione di magistrati sensibili al dio denaro.Calafiore ha, però, cercato di salvare il magistrato Longo, da lui amichevolmente chiamato "'mpare" (comnpare). Riguardo ai 44 mila euro (i restanti quarantamila li aveva sborsati l'avvocato Piero Amara) consegnati all'ex Pubblico Ministero Giancarlo Longo l'avvocato Giuseppe Calafiore, difeso dall'avvocato Mario Fiaccavento, ha ammesso di avergli effettivamente dati, non per corromperlo, ma a titolo di prestito. E, a differenza di Amara che glieli inviava tramite bonifici o ricariche paypal, l'avvocato Calafiore pagava in contanti i soldi che "prestava" al magistrato Giancarlo Longo.

Grazie alle circostanziate confessioni rese dagli avvocati Piero Amara e Giuseppe Calafiore, il primo detenuto ai domiciliari nella sua abitazione di Roma il secondo agli arresti in una villetta ubicata nel comune di Solarino, dove peraltro non può nemmeno ricevere la visita della compagna Rita Concetta Frontino, e dal magistrato Longo, ai domiciliari a Napoli, l'indagine sul "Sistema Siracusa" sta per concludersi. Da fonti vicine alla Procura della Repubblica di Messina si conferma la indiscrezione che da un momento all'altro, i Pubblici Ministeri della Procura di Messina si apprestano a depositare l'avviso di conclusione indagine.

 

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