Catania. Nulla da fare per i quindici presunti trafficanti di droga arrestati nell'ambito dell'operazioneantidroga denominata "Aretusa", eseguita dai Carabinieri e dagli agenti della Squadra Mobile. I giudici del Tribunale del Riesame di Catania, presidente Vagliasindi, hanno depositato in cancelleria il dispositivo dell'ordinanza, in base al quale la misura cautelare della custodia in carcere è stata confermata nei confronti di tredici dei quindici indagati, mentre ai restanti due è stata tramutata in arresti domiciliari. I due indagati che si sono visti applicare la misura cautelare degli arresti domiciliari sono Daniele Romeo ed Emanuele Scattamagna, entrambi assistiti dall'avvocato Giorgio D'Angelo.

Il Collegio della Libertà ha disposto i domiciliari per il Romeo in considerazione della sua minore partecipazione all'associazione per delinquere finalizzata al traffico degli stupefacenti. Sul conto dell'indagato non ci sono chiamate in reità da parte dei collaboratori di giustizia, Giovanni Piazzese, Osvaldo Lopes e Salvatore Mollica, ma l'accusa di essere un narcotrafficante di sostanze stupefacenti poggia le sue fondamenta su alcune intercettazioni telefoniche dalle quali si evince che Daniele Romeo effettuava in continuazione dei viaggi alla volta della provincia di Catania. Per gli inquirenti quei frequenti viaggi il Romeo li effettuava per conto del clan di appartenenza per andare a prelevare dei quantitativi di stupefacenti per poi consentire al gruppo di poterli mettere in vendita. La Difesa del giovane ha fornito una seconda chiave di lettura sui frequenti viaggi di Daniele Romeo in provincia di Catania. L'avvocato Giorgio D'Angelo, in sede di Riesame, ha sostenuto che il suo assistito si recava in provincia di Catania per incontrare la fidanzata. E dalla risposta data dal Riesame è da dedurre che la tesi difensiva avrebbe fatto presa nella mente dei giudici che, pur conferrmando nel suo complesso l'ordinanza cautelare della Gip Simona Ragazzi, hanno ritenuto alquanto modesto il contributo fornito da Daniele Romeo agli scopi perseguiti dall'associazione di cui egli viene considerato un appartenente. Analoghe considerazioni si possono fare per quanto riguarda la posizione di Emanuele Scattamagna, cui i giudici del Tribunale del Riesame hanno escluso l'aggravante di cui all'articolo 7 (aver agevolato e finanziato il clan Bottaro-Attanasio) e l'aggravante di essere quella di cui lui è ritenuto un affiliato un'associazione armata. Anche per Scattamagna, vige il principio di fondo che l'ordinanza cautelare emessa a suo carico il Gip Simona Ragazzi l'ha firmata sulla base di indizi gravi di reità, ma il ruolo da Scattamagna svolto a beneficio dell'associazione guidata da Luigi Cavarra è piuttosto secondario rispetto a quello interpretato dal reggente e dagli altri affiliati.

Per tutti gli altri indagati dell'operazione "Aretusa", i giudici del Tribunale del Riesame si sono pronunciati per la conferma dell'ordinanza di custodia in carcere ritenendo sussistenti i gravi indizi di reità in ordine all'accusa di associazione finalizzata al traffico degli stupefacenti e limitatamente al gruppo guidato da Luigi Cavarra ritenendo sussistenti anche le due circostanze aggravanti e precisamente quella di cui all'articolo 7 dei reati di mafia e quella di essere componenti di un'associazione armata.

Di questo gruppo i componenti sono Luigi Cavarra, Luigi Urso, Gaetano Urso, Andrea Abdoush ed Emanuele Scattamagna. I primi quattro si sono visti confermare integralmente l'ordinanza di custodia in carcere emessa dal Gip del Tribunale di Catania, Simona Ragazzi; per il solo Scattamagna, che resta comunque un componente del gruppo, il Riesame ha modificato il quadro probatorio e ha escluso la sussistenza sia dell'associazione armata sia dell'articolo 7, e ha disposto nei suoi confronti gli arresti domiciliari.

Il Riesame, tuttavia, per salvaguardare le esigenze cautelari, pur tramutando la misura cautelare della detenzione in carcere con quella dei domiciliari, ha disposto che a Emanuele Scattamagna e Daniele Romeo dovrà essere applicato il braccialetto elettronico. Sicchè, fino a quando la Telecom non installerà il braccialetto elettronico i due detenuti dovranno rimanere a Cavadonna.

Dovranno restare in carcere Salvatore Catania, Agostino Urso, Gianfranco Bottaro, Francesco Satornino, Lorenzo Vasile, Francesco Cannata, Francesco Calì, Andrea Abdoush, Gaetano Urso e Luigi Urso, e si dovranno rassegnare a restare uccel di bosco Gianfranco Urso e Massimo Midolo.

Gli indagati dell'operazione antidroga "Aretusa" sono difesi dagli avvocati Junio Celesti, Sebastiano Troia, Giorgio D'Angelo, Antonio Lo Iacono e Francesco Notorio.

 

 

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