Gela. Nell'aula penale del Tribunale di Gela è andata in scena l'ultima udienza della fase dibattimentale del processo che vede alla sbarra il lentinese Biagio Tribulato, soggetto amico di mafiosi del clan Cappello/Carateddi, accusato di simulazione di reato e calunnia aggravata ai danni del tour operatore e maestro di scuola elementare Domenico Timpanelli. Il quale, il 25 luglio, ha reso la propria deposizione, innanzi al Giudice Monocratico Miriam D'Amore, sulla congiura ordita ai suoi danni. Durante la deposizione il maestro Timpanelli ha parlato dell'arresto subito, ad opera della Guardia di Finanza di Gela, per un'accusa infamante: detenzione illegale ai fini di spaccio di 500 grammi di sostanza stupefacente.

Come ha ricordato Domenico Timpanelli, "Venerdì 27 aprile 2012 sono stato vittima di un illegittimo arresto, eseguito ai miei danni da un gruppo di militari della Guardia di Finanza agli ordini dell'allora Tenente Paolo Salemi, e sono stato rinchiuso in carcere. Per questa ingiusta ed illegittima detenzione sono stato risarcito con un indennizzo di diciottomila euro, anche se ancora il Ministero dell'Economia non mi ha ancora liquidato la somma. Contro di me - come acclarato dalle indagini svolte a seguito della mia ingiusta detenzione - è stato organizzato un diabolico piano per impedirmi di andare in banca e mettere all'incasso un assegno di 250.000 euro a firma del promoter ex Allianz di Gela, Vincenzo Acciaro, nei cui confronti adesso la Procura della Repubblica di Gela ha chiesto il rinvio a giudizio per "aver simulato a carico di Timpanelli Domenico tracce del reato di detenzione di sostanza stupefacente ai fini dello spaccio, pur sapendolo innocente". Secondo la Procura, l'Acciaro avrebbe commesso il reato in concorso con il lentinese Biagio Tribulato, già alla sbarra per il pacco di droga rinvenuto dai militari della Tenenza della Guardia di Finanza di Gela.

Domenico Timpanelli, rispondendo alle varie domande delle parti, ha ricordato che dalle indagini è emerso che Biagio Tribulato non era un promoter finanziario ma il titolare della “Ionica Alimentare e Dolciaria” di Lentini. Il Tribulato, inoltre avrebbe lavorato anche all’interno del ristorante “El Torero” posto sulla strada tra Catania e Siracusa, in territorio di Lentini, da sempre luogo d’incontro tra mafiosi dei clan Nardo e Cappello/Carateddi. In quel ristorante, il mese successivo all’ingiusto arresto del Timpanelli, la DDA di Catania ne arrestò il titolare Giuseppe Coniglione per associazione mafiosa e traffico internazionale di droga. Nel retro del ristorante i Carabinieri di Augusta trovarono e sequestrarono anche circa 120.000 euro in contanti, frutto di proventi illeciti. E proprio Giuseppe Coniglione, organico al clan Cappello/Carateddi, era stato contattato dal “socio” dell’Acciaro, l’imputato Biagio Tribulato. E la notte in cui Acciaro e Tribulato, evidentemente a conoscenza che Timpanelli da li a breve sarebbe stato arrestato, il lentinese Tribulato, prima di recarsi a Gela per le sue consegne notturne,…. parte da Lentini e si reca a Catania in una zona di spaccio gestita proprio dal clan Cappello/Carateddi e lì incontra presumibilmente il mafioso Giuseppe Coniglione. Il pacco di droga, che a dire di alcuni finanzieri, sarebbe stato ritrovato dietro la ruota esterna della Peugeot del Timpanelli e per il quale è stato fatto sparire l’involucro contenente impronte digitali, secondo il Procuratore di Gela, Asaro, “desta perplessità” per diverse ragioni. Chi infatti confezionò i 5 panetti di droga, realizzando un unico pacco di mezzo kilo, non era a conoscenza probabilmente dello spazio esiguo che vi è tra parafango e ruota della macchina sportiva Peugeot 308 CC di proprietà del Timpanelli e da dove sarebbe stato estratto, dal finanziere, il pacco contenente lo stupefacente. Durante il processo contro Biagio Tribulato sono state acquisite le dichiarazioni di tutti i finanzieri che avevano partecipato all'operazione antidroga culminata con l'arresto dell’innocente Timpanelli,Tra i finanzieri presenti alla perquisizione, molti non hanno visto estrarre il pacco di droga da dietro la ruota esterna della Peugeot del Timpanelli. Il capitano Paolo Salemi, indagato per simulazione di reato e calunnia nel procedimento n° 260/17, sostiene che con molta fatica fu il maresciallo ad estrarre il pacco. Il maresciallo dice che non fu lui a trovarlo ma con estrema rapidità ad estrarlo fu l’appuntato, un altro maresciallo non sa se a trovarlo fu l’appuntato o il cinofilo, gli altri finanzieri invece non hanno visto nulla e lo hanno visto solo in mano ad uno di loro.

Il capitano Salemi dichiara poi che Timpanelli era lì e ben presente mentre altri marescialli, oltre a dichiarare che il cane non aveva mai abbaiato, sostengono che Timpanelli era distante e di spalle. “In questo bordello di dichiarazioni false o di mezze verità, credo che sia doveroso per la Procura, processare, oltre a Biagio Tribulato ed al promoter Vincenzo Acciaro, anche l’ufficiale di finanza Salemi, sostiene Timpanelli. “Le dichiarazioni dell’ufficiale Paolo Salemi sono contrastanti non solo con quelle di alcuni suoi colleghi e con quanto da me sostenuto, ma sono contrastanti anche con una relazione che è stata consegnata dal colonnello della Finanza Aurnia di Siracusa”. Presto svelerò i tre tentativi di arresto che vennero organizzati a mio danno nell’Aprile del 2012 e poi ancora uno ulteriore il 27 Luglio successivo. Tentarono di arrestarmi 4 volte prima del versamento dell’assegno…. in quel periodo ero solo e disperato e nessun Magistrato mi avrebbe mai creduto o ascoltato! In realtà io dovevo essere arrestato, quindi fermato dal versare l’assegno, già Venerdì 13 Aprile 2012 mentre mi recavo a Scuola presso la Presidenza ed allora, l’arresto era stato organizzato non per droga ma per usura. Questo, inizialmente avevano organizzato, durante la settimana di Pasqua 2012, tra pasticcini e caffè, seduti al bar dell’orologio di Avola, città dove vive il finanziere Paolo Salemi, quei tre soggetti che hanno organizzato la mia incarcerazione".

Conclusa la deposizione di Domenico Timpanelli, il Giudice Monocratico Miriam D'Amore ha rinviato il processo al 10 ottobre prossimo per la requisitoria del Pubblico Ministero.

Il 27 Luglio prossimo, alle ore 17, presso lo studio dell’avvocato Mario Cosenza, sito in Via Bresmes 5, avverrà il 2° esperimento per la vendita dei beni sequestrati ad Acciaro. « Un’altra presa in giro alla giustizia… -sostiene Timpanelli, atteso che un magazzino di 170 mt quadri, posto in una zona periferica di Gela, é stato valutato circa 800 mila euro. Per tale motivo, come l’asta precedente, anche questa andrà deserta ed Acciaro potrà continuare a ridere di me e dei Magistrati di Gela".

 

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