Siracusa. C'erano i presupposti per non ritenere verosimile l'ipotesi suicidiaria per spiegare la morte del maresciallo dei Carabinieri Licia Gioia ma adesso, alla luce della perizia del medico legale Franco Coco, quell'ipotesi è scricchiolata definitivamente e prevale quella dell'omicidio volontario. E' la posizione del corpo del maresciallo Gioia a non convincere il medico legale Coco che la donna possa essersi suicidata. La posizione del corpo sul letto matrimoniale della villa di contrada Isola spinge il medico legale a ritenere "innaturale" e "inusuale" con l'ipotesi suicidiaria, E per chiarire meglio il concetto, il dottor Coco afferma che "non è una posizione usuale per un soggetto che intende suicidarsi, ma è una posizione scomoda e innaturale".

Rispondendo ad un rilievo dei Carabinieri del Ris di Messina che hanno trovato moderate tracce di sangue sull'arto superiore sinistro, il medico legale Coco che la spiegazione potrebbe trovarsi nel fatto "che la donna abbia portato l'arto superiore vicino all'emiviso destro nel tentativo di allontanare la mano del Ferrari". Cioè la mano del marito, agente della Polizia di Stato, attualmente indagato per omicidio colposo dal Pubblico Ministero Marco Di Mauro. E' stato lo stesso Ferrari ad avere spiegato gli ultimi tragici momenti in vita della moglie, descrivendo anche la posizione del corpo di Licia Gioia immediatamente dopo essersi sparato un colpo di pistola alla tempia. E proprio sulla descrizione fatta dal poliziotto e consorte del maresciallo Licia Gioia il medico legale Coco è entrato a gamba tesa spiegando al Pubblico Ministero Di Mauro che per la scienza medica e scientifica "la posizione del Ferrari non coincide con quella da lui indicata in sede di interrogatorio". Per spiegare al magistrato titolare delle indagini sulla morte di Licia Gioia, il medico legale fornisce la sua personale opinione, supportata dalla sua esperienza e conoscenza della scienza medica della legge scientifica. "A mio avviso - dichiara Coco - l'ipotesi più probabile è che la Gioia fosse seduta sul letto con le spalle rivolte alla tastiera del letto stesso mentre il Ferrari le stesse di fronte".

Sul secondo colpo di pistola, quello che ha perforato la coscia del maresciallo Licia e attinto alla gamba il poliziotto Ferrari, il medico legale Coco afferma che non è stato esploso immediatamente dopo il primo "in quanto la lesione non è vitale ed è stata prodotta su paziente già morto. Comunque, sulla base delle difficoltà a stabilire il tempo trascorso tra il primo ed il secondo colpo ritengo con buona ragionevolezza logica e scientifica che certamente sono trascorsi non meno di dieci, quindici, venti secondi prima che si bloccasse il circolo o che questo fosse insufficiente. Si evidenzia, infatti, che la superficie dorsale del pigiama della donna ed il lenzuolo erano abbondantemente intrisi di sangue che proveniva dalla ferita alla testa mentre il gluteo e la parte corrispondente del pigiama della Gioia presentava scarse tracce di sangue. Posso escludere categoricamente - aggiunge Coco - che il maresciallo Gioia, che aveva subito un grave sfacelo encefalico, poteva esplodere un secondo colpo di pistola".

Riguardo all'ipotesi del suicidio, che il medico legale esclude categoricamente, egli aggiunge: "Le ipotesi classiche di suicidio sono quelle del colpo di pistola al cavo orale o alla testa ma con direzione dal basso verso l'alto. Attesa la posizione supina del corpo della Gioia, posso dire "che l'ipotesi più probabile è che la donna abbia tentato di sfuggire a qualcuno".

Insomma pare abbastanza chiara la denuncia che fa il medico legale Franco Coco contro il poliziotto Francesco Ferrari, accusandolo apertamente di avere ucciso la moglie mentre Licia Gioia tentava disperatamente di fuggire.

L'incidente probatorio sulla morte di Licia Gioia, più volte rinviato perchè i consulenti tecnici nominati dal Giudice delle indagini preliminari Carmen Scapellato avevano chiesto delle proroghe in quanto erano impossibilitati a presentare le loro relazioni, è stato fissato per il giorno 11 dicembre prossimo. La relazione del medico legale Franco Coco è stata accolta dall'avvocato Aldo Ganci con grande cautela ma con la convinzione che i suoi dubbi sulla versione fornita dal marito stanno trovando puntuali riscontri negli accertamenti di medico legale e Carabinieri del Ris, mentre tende a sdrammatizzare gli esiti della consulenza di medicina legale l'avvocato Stefano Rametta, che difende l'ispettore di polizia per l'ispettore di polizia Francesco Ferrari, indagato dal Pubblico Ministero Marco Di Mauro per il reato di omicidio colposo. Anche lui è però consapevole che nel caso in cui anche i tecnici nominati dal Gip Scapellato dovessero pervenire alle stesse conclusioni del medico legale Coco, la posizione processuale dell'ispettore Ferrari si aggraverebbe e nei suoi confronti il Pubblico Ministero Marco Di Mauro potrebbe chiedere l'applicazione della misura cautelare della custodia in carcere per l'accusa di omicidio volontario pluriaggravato.

Le indagini hanno già accertato che venti minuti dopo la mezzanotte di martedì 28 febbraio, Francesco Ferrari ha telefonato all'ex moglie per esortarla a raggiungerlo nella casa di contrada Isola e di portare il figliolo di 14 anni nella sua abitazione, evitandogli di rimanere coinvolto nella ressa che da lì a breve ci sarebbe stata per l'arrivo degli agenti della Polizia, del personale del 118, dei Carabinieri e di altri soccorritori che lui stava per apprestarsi a chiamare a seguito del suicidio di Licia Gioia. Il poliziotto ha cercato - riuscendovi - di scongiurare il rischio che il figlio subisse un trauma vedendo il cadavere della marescialla. La prima moglie di Francesco Ferrari si è precipitata in contrada Isola, in compagnia di un'amica, e ha preso in consegna il figlio. Contemporaneamente, mentre la donna e il ragazzo uscivano di casa, è sopraggiunta la Volante inviata dal centralinista del 113 e alcuni minuti dopo è arrivata l'autoambulanza del 118. Poi è arrivato il medico legale Franco Coco, la pattuglia dei Carabinieri e subito dopo sono arrivati gli agenti della Polizia Scientifica che, su richiesta del Pubblico Ministero Marco Di Mauro, hanno sottoposto allo Stub il loro collega Francesco Ferrari. A quanto pare la Scientifica è arrivata in tempo a effettuare gli accertamenti volti a individuare tracce di polvere da sparo alle mani, ai capelli, all'avambraccio, alle orecchia, al naso e sugli abiti che indossava, scongiurando in particolar modo che l'agente Ferrari, marito della marescialla Licia Gioia, potesse essersi recato in bagno per lavare le mani. Dopo questi primi adempimenti urgenti, il poliziotto è stato accompagnato all'ospedale Umberto I dove è stato ricoverato per la ferita da arma da fuoco alla parte superiore della gamba sinistra. Il medico legale Franco Coco, nell'effettuare l'ispezione cadaverica, ha suggerito che la Scientifica fosse affiancata dai Carabinieri del Ris di Messina per effettuare la perizia balistica sulla pistola d'ordinanza in dotazione alla defunta Licia Gioia, il cui corpo, in posizione supina, era riverso sul letto matrimoniale. La donna presentava quattro fori, di cui due alla testa e due alla coscia della gamba destra. I colpi esplosi dalla pistola d'ordinanza calibro 9 sono stati però due: il primo alla tempia, con il proiettile che entra da un lato e fuoriesce dall'altro; il secondo alla coscia della gamba destra, con il proiettile che entra da un lato e fuoriesce dall'altro e si va a conficcare alla gamba sinistra del poliziotto. L'indomani, quando all'obitorio dell'ospedale Umberto I viene eseguita l'autopsia, il medico legale stabilirà con assoluta certezza, che dei due proiettili espulsi dalla pistola d'ordinanza è stato il primo ad avere provocato il decesso. Si tratta della pallottola che ha spappolato il cervello di Licia Gioia. Il secondo proiettile, quello che provoca i fori di entrata e di uscita alla gamba destra di lei e che poi penetra nella parte superiore della gamba sinistra del marito, viene esploso quando Licia Gioia era già morta. Il medico legale non è in grado allo stato poter dire con esattezza il tempo trascorso tra l'esplosione del primo e del secondo proiettile. Mentre la Scientifica della Polizia di Stato ha effettuato lo Stub alle mani del poliziotti e rilevato fatte tutte le ricerche relative alla presenza di polvere da sparo alle narici del naso, alle orecchie e sui vestiti, I Carabinieri del Ris di Messina hanno effettuato le medesime operazioni sul cadavere della moglie di Francesco Ferrari. I Carabinieri hanno prelevato molti campioni dal corpo di Licia Gioia e inizieranno ad esaminarli il prossimo 8 marzo alla presenza anche del difensore del poliziotto, avvocato Stefano Rametta. Ma un aiuto importantissimo alla ricostruzione dei fatti avvenuti la notte dell'esplosione dei due colpi di pistola sarà fornito dal consulente che arriverà dal Nord, chiamato dal procuratore capo Francesco Paolo Giordano e dal sostituto procuratore Marco Di Mauro per dissipare tutti i dubbi tuttora esistenti sulla vicenda. Il consulente tecnico è un esperto ed è capace di ricostruire cosa è effettivamente avvenuto tra i coniugi Francesco Ferrari e Licia Gioia. Le dichiarazioni rese dal poliziotto e da suo figlio (il ragazzo è stato svegliato di soprassalto dalle urla del padre e di sua moglie prima e dalle due secche detonazioni dopo, non ha visto la scena agghiacciante in cui Licia Gioia cessa di vivere e stramazza supina sul letto matrimoniale in un lago di sangue, ma ha sentito dalla sua stanzetta ubicata al piano superiore della villetta le grida e i due colpi di pistola) consentiranno all'esperto di ricostruire tutti i movimenti dei protagonisti della vicenda. Sarà lui in buona sostanza a dire se Francesco Ferrari ha detto il vero o se ha mentito. Gli esperti del Gruppo Ris dei Carabinieri di Messina e della Polizia Scientifica saranno pure loro fondamentali nella ricerca della verità in quanto dovranno dire agli inquirenti se la pistola sia stata impugnata soltanto dalla marescialla Licia Gioia oppure se anche dal poliziotto Francesco Ferrari. E, soprattutto, dovranno dare una risposta al quesito sollevato dal medico legale Franco Coco sui motivi che hanno indotto il poliziotto a disarmare la propria moglie quando lei era già morta.
Allo stato il caso viene classificato come omicidio colposo. Licia Gioia, originaria di Latina, maresciallo dell'Arma dei Carabinieri, era sposata da circa un anno con Francesco Ferrari, originario di Taranto, in servizio alla Questura di Siracusa. Lei era follemente innamorata di Francesco. E pure lui l'amava. Infatti lui si era separato dalla moglie con cui aveva concepito il figlio, oggi quattordicenne, una poliziotta come lui, e aveva iniziato la convivenza con la marescialla dei Carabinieri, ex cestista, dalla forte personalità ma gelosa come poche altre come lei. Litigavano spesso perchè lei era sprofondata in una crisi depressiva a causa della gelosia. La sera del fattaccio hanno avuto l'ennesima lite e lei, insoddisfatta dalle risposte del marito, ha minacciato di togliersi la vita. Francesco Ferrari dice di essere riuscito a persuadere la moglie a desistere dai suoi propositi autolesionistici. Ma, stranamente, la micidiale arma da sparo, anzichè essere portata a debita a distanza e nascosta dove la donna non l'avrebbe potuto riprendere, è rimasta a meno di dieci centimetri dalla marescialla. Il poliziotto ha sottovalutato probabilmente il livello di depressione in cui si dibatteva la moglie la quale, ammesso e non concesso che i fatti siano andati come li descrive il poliziotto, ha ripreso la pistola d'ordinanza e in modo fulmineo ha rivolto verso di sé la canna e ha fatto fuoco, facendosi spappolare il cervello.

Determinante per l'esatta ricostruzione del tragico evento sarà la deposizione del figlio dell'ispettore Ferrari, il quale si trovava nella sua cameretta al piano rialzato della casa di mare intento, a quanto pare, a vedere la televisione, Certamente sarà utile sentire anche la madre del bambino, la quale, su richiesta dell'ex marito, si recò in contrada Isola, in compagnia di un'amica per portare via dalla casa il figlio. Lei e la sua amica entrarono nella stanza in cui si trovava il corpo di Licia Gioia? Ecco, è una domanda a cui la donna e la sua amica dovranno dare necessariamente una risposta. Così come il bambino che finora non avrebbe fornito una risposta convincente in ordine alla domanda se ebbe a sentire le urla durante la lite tra il padre e Licia Gioia e soprattutto se ebbe a udire le due detonazioni causate dall'esplosione dei colpi di pistola.

 

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