Augusta. L’evento formativo di giornalismo si è svolto, sabato 14 aprile, nella sala teatro “ Enzo Maiorca” della casa di reclusione Augusta. Durante l’incontro si è parlato principalmente del libro “La giustizia capovolta” presentato dallo stesso autore, padre gesuita Francesco Occhetta. anch’egli giornalista, ex avvocato, consulente ecclesiastico dell’Ucsi (Unione Cattolica Stampa Italiana). Presente, naturalmente, il direttore della casa di reclusione di Augusta, Antonio Gelardi. Il corso è stato moderato dal consigliere nazionale Ucsi e presidente dell’Ucsi Siracusa, Salvatore Di Salvo.

 

La prima parte del seminario si è svolta alla presenza dei detenuti che hanno portato la propria testimonianza sull’esperienza all’interno del carcere e sul tema della giustizia.

Occhetta ha raccontato il contenuto del libro citando le esperienze avute nelle carceri del Cile, della Colombia e nel carcere di San Vittore che già negli anni ‘90 aveva quasi 2000 detenuti. Padre Occhetta per spiegare il concetto di “giustizia riparativa” sui cui si fonda il libro è partito da un insegnamento appreso dalla cultura giapponese “quando un vaso si rompe i cocci si fondono con l’oro”. Con questo principio ha sostenuto che è possibile “rifondare l’idea di giustizia”: quando qualcosa si rompe si può scegliere di buttarla via o creare qualcosa di nuovo”. Bisogna invertire l’immagine del cercare “quale discarica sociale”. Ha pure riportato dei dati per dare maggiore incisività alla sua tesi: “ 58.000 detenuti nelle carceri italiane, quasi il 69% di recidiva. C’è qualcosa che non funziona nel sistema. Partiamo da questi dati per capire che possiamo fare di meglio”. A ciò ha aggiunto anche un problema di costi: lo Stato spende oltre 200 euro al giorno per ogni detenuto, e solo 0,95 centesimi per la rieducazione. La recidiva, quindi, rappresenta un costo ulteriore. Nel modello di giustizia proposto da Occhetta viene messa in risalto la figura della vittima che deve essere “legittimata a raccontare il proprio dolore”. La vittima non può essere trattata soltanto in termini monetari di risarcimento. Occorre un sistema in grado di agevolare “ l’incontro tra la vittima, chi ha sbagliato, e un mediatore”. Ha fatto, quindi, riferimento a “un modello biblico” fondato su alcuni principi: “ non giudicare chi ha fatto del male ma dargli la possibilità di rieducarlo; il risarcimento nella Bibbia è oggettivo non soggettivo come nel nostro codice, ciò significa avere la possibilità per tutti di ricoltivare la terra e usufruire deii suoi frutti;se una persona prende coscienza del male che ha fatto è già un percorso di condanna”.

Nel periodo trascorso in India padre Occhetta ha appreso l’importanza della meditazione come strumento per costruire un percorso di “riconciliazione con la propria vita” e soprattutto di riabilitazione.

Cecilia Càsole

 

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