Violento attacco epilettico salva dall’impiccagione un detenuto

Poco c’è mancato che riuscisse a farla finita. Ma, quando il lenzuolo, che si era annodato attorno al collo a mo’ di cappio, lo stava per soffocare, un violentissimo attacco epilettico ha spinto Michele Cianchino, 33 anni, ad interrompere il gesto autolesionistico e sottrarsi così alla morte. L’esponente del clan mafioso “Bottaro-Attanasio”, dagli inquirenti indicato come l’ultimo reggente esterno del sodalizio mafioso, è stato rinvenuto dal compagno di cella sul pavimento in preda alle convulsioni, con la bava che fuoriusciva dalla bocca e con ancora il lenzuolo annodato attorno al collo. Il detenuto ha dato l’allarme e immediatamente nella cella di Michele Cianchino si sono recati gli agenti della polizia penitenziaria in servizio

a Cavadonna il 24 dicembre scorso, vigilia di Natale. Michele Cianchino, liberato dal lenzuolo-cappio, è stato trasportato di gran carriera al pronto soccorso dell’ospedale “Umberto I”, dove i medici di turno hanno dovuto sudare le classiche sette camicie per fargli una iniezione contenente un farmaco in grado di far scemare o comunque attenuare le convulsioni causate dalla crisi epilettica che lo aveva colpito poco prima che il cappio gli serrasse la gola e lo uccidesse per soffocamento. Per carenza di personale, i medici e gli infermieri si sono visti costretti a chiedere ai poliziotti di tenere immobile sul lettino il detenuto per potergli iniettare il farmaco. Poi, quando sono stati completati i primi accertamenti, Michele Cianchino dal Pronto Soccorso è stato trasferito al vicino Reparto Rianimazione, dove è stato ricoverato in coma farmacologico. Con il passare delle ore e dei giorni, il detenuto si è pian piano ripreso, ha riacquistato conoscenza e grazie alla terapia d’urto cui è stato sottoposto sono finite le convulsioni. Una volta dichiarato fuori pericolo, Michele Cianchino dal reparto di Rianimazione è stato trasferito e rinchiuso nella cella dell’ospedale, dove viene guardato, 24 ore su 24, da due agenti della polizia penotenziaria, che lo osservano attraverso un monitor in cui passano le immagini riprese da una telecamera installata all’interno della stanza ospedaliera. Michele Cianchino è stato affidato alle cure di uno psichiatra e di uno psicologo, che gli fanno visita sia la mattina che la sera. I medici curanti hanno confermato che il detenuto soffre di una grave forma di depressione che ha alterato il suo equilibrio mentale. I medici escludono che lo si possa definire un paziente affetto dalla pazzia, ma confermano che Michelino ha bisogno di appropriate cure contro i disturbi della mente e di somministrazione di farmaci idonei a farlo guarire dalla depressione psichica. Già un mese fa quando venne raggiunto dall’ordine di carcerazione della Procura della Repubblica di Siracusa per espiare la pena di quattro anni e un mese di reclusione, i difensori di Michele Cianchino avevano presentato al Magistrato di Sorveglianza del Tribunale aretuseo l’istanza di sospensione della condanna in quanto dai medici curanti era stato dichiarato malato di depressione psichica. Secondo i difensori le condizioni di salute di Cianchino erano incompatibili con l’ambiente carcerario e sollecitavano il Magistrato di sorveglianza ordinare la sua immediata scarcerazione e disporre per Michelino Cianchino gli arresti domiciliari o ospedalieri. L’istruttoria è stata immediatamente avviata ma fino al 24 dicembre dall’ufficio del Magistrato di Sorveglianza non è stata assunta alcuna decisione riguardo alla richiesta degli avvocati Sebastiano Troia e Antonio Lo Iacono tesa ad ottenere la scarcerazione e la sospensione della condanna per gravi motivi di salute. Peraltro, da fonti giudiziarie si apprende che il gesto autolesionistico il Cianchino lo avrebbe effettuato per non aver ricevuto la visita in carcere dei propri congiunti. Secondo i difensori, invece, il Cianchino avrebbe tentato il suicidio per la gravissima depressione che lo attanaglia da parecchi mes, e che si sarebbe accentuata a seguito della decisione della Procura della Repubblica di emettere a suo carico l’ordine di carcerazione per scontare la pena di quattro anni e un mese di reclusione che lo stesso Cianchino ha patteggiato dinanzi al Giudice delle indagini preliminari Michele Consiglio a fronte del reato di detenzione a fine di spaccio di mezzo chilogrammo di cocaina, rinvenuto nella sua abitazione dai Carabinieri, guarda caso, la sera di Natale del 2013.

Michele Cianchino, la sera di Natale del 2013 in cui i Carabinieri andarono a controllarlo in quanto sottoposto alla sorveglianza speciale con obbligo di dimora, approfittando di un attimo di distrazione dei militari, riusciva a darsi a precipitosa fuga e veniva catturato un mese più tardi a Nichelino, in provincia di Torino, prima che riuscisse a emigrare all’estero. I Carabinieri del comando di Siracusa e di Torino, arrestavano Cianchino, dinanzi ad un bar, dove era in attesa del marito della titolare dell’esercizio commerciale, che era sceso a Siracusa per prelevare 20 mila euro da consegnare a Michelino e consentirgli così di raggiungere un paese dell’America del Sud, forse l’Argentina. In tasca al Cianchino i Carabinieri rinvenivano una carta d’identità su cui era incollata la sua effigie, ma con i dati anagrafici intestati ad un’altra persona. Dopo aver trascorso un breve periodo di carcerazione nella Casa circondariale di Torino, Michele Cianchino veniva tradotto nella Casa circondariale di Cavadonna da dove poi usciva alcuni mesi dopo in quanto aveva chiesto di patteggiare la pena di quattro anni e otto mesi di reclusione e veniva posto ai domiciliari. Contemporaneamente il Tribunale penale concedeva a Cianchino gli arresti domiciliari per l’accusa di estorsione aggravata dall’articolo 7 per avere preso un’auto dal rivenditore Marco Montoneri, senza pagargliela. Il patteggiamento per il mezzo chilo di cocaina, di cui il Cianchino si è accollata la paternità escludendo da ogni coinvolgimento le altre quattro persone che i Carabinieri avevano arrestato in quanto si trovavano a casa dell’esponente del clan mafioso la notte di Natale del 2013, fu inizialmente “congelato” in quanto la Consulta ebbe a dichiarare anticostituzionale la legge antidroga a firma dell’onorevole Giovanardi. Ma successivamente, a seguito delle opportune verifiche di applicazione di quella lergge o di quella precedente a firma dell’ex ministro Rosa Russo Jervolino, il Gip Consiglio non ha apportato alcuno sconto di pena al Cianchino poichè la droga trovata nella sua abitazione appartiene alla categoria di droga pesante e che, mettendo a confronto le sanzioni previste dalle due normative, quella più favorevole alla posizione del detenuto era la Giovanardi e non quella a firma della Russo Jervolino. Perciò, dissipati i dubbi legittimità della pena che Cianchino aveva chiesto personalmente di vedersi applicare, il Gip Consiglio ha restituito il fascicolo all’ufficio esecuzione della Procura della Repubblica e alcuni giorni dopo Michelino è stato arrestato dai Carabinieri che lo hanno riaccompagnato nella Casa circondariale di Cavadonna per scontare i quattro anni e un mese, residuo della di quattro anni e otto mesi patteggiati dall’esponente del clan mafioso “Bottaro-Attanasio”.

Adesso si deve attendere la conclusione dell’istruttoria intrapresa dal Magistrato di Sorveglianza per stabilire se le condizioni mentali e fisiche del detenuto siano incompatibili con l’ambiente carcerario. Qualora i medici dovessero dire che non può restare in carcere, il Magistrato di Sorveglianza disporrà o gli arresti domiciliari oppure ospedalieri per Michelino e sospenderà l’esecuzione della condanna di quattro anni e un mese di reclusione.

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