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Pizzo al panificatore di V.le Zecchino, trasmessi gli atti alla DDA di Catania

CronacaPizzo al panificatore di V.le Zecchino, trasmessi gli atti alla DDA di Catania

Il Giudice delle indagini preliminari Andrea Migneco ha convalidato l’arresto in flagranza di reato operato dai Carabinieri nei confronti di Maurizio Bianchini e il fermo adottato dai militari, su ordine del Pubblico Ministero Antonio Nicastro, nei confronti di Davide Pincio, in concorso accusati di estorsione aggravata dall’articolo 7 ai danni dei titolari del panificio Leonardi di Viale Zecchino. Il Gip ha anche disposto la misura della custodia in carcere nei confronti dei due indagati e subito dopo si è dichiarato incompetente a procedere in quanto competente territorialmente è la Procura distrettuale antimafia e il Gip del Tribunale di Catania, alla cui attenzione ha trasmesso il fascicolo. Quella applicata dal Gip Migneco è una misura di un giudice

“incompetente” per cui deve intendersi come provvisoria la misura della custodia in carcere. Quella effettiva ed efficace a norma di legge sarà la misura cautelare che adotterà nei confronti di Davide Pincio e Maurizio Bianchini il Giudice delle indagini preliminari presso il Tribunale di Catania.
Nel corso dell’udienza di convalida, svoltasi giovdì 12 febbraio, i due indagati hanno deciso di rispondere alle domande del Gip Migneco. Davide Pincio difeso dall’avvocato Junio Celesti, ha confessato di avere ideato e portato a compimento l’estorsione ai danni del titolare del panificio Leonardi, precisando di avergli chiesto inizialmente la somma di dodicimila euro, In qualità di reggente esterno del clan Santa Panagia, Pincio ha compiuto anche il bel gesto di scagionare Maurizio Bianchini, esponente del clan Bottaro-Attanasio, che nella vicenda di pizzo ha svolto il ruolo dell'”amico buono” e di avere intascato gli 800 euro he gli ha portato nel suo locale di gastronomia “Il braciere” la vittima dell’estorsione. A sua volta, il Bianchini, difeso dall’avvocato Giuseppe Brandino, si è protestato innocente, dicendo di avere svolto il ruolo dell'”amico buono” su richiesta del suo amico Leonardi e dello stesso Pincio. “Ma io – ha precisato il BIanchini – non volevo nemmeno prendere gli ottocento euro e se li ho presi l’ho fatto per le insistenze del paniicatore. Ero contrario a questa brutta storia sin dal primo istante, ma per fare un favore a una persona in difficoltà come il signor Leonardo, un mio caro amico, mi trovo in carcere e con la prospettiva di beccarmi una pesante condanna a causa dei miei precedenti”.