Una gran folla in religioso silenzio ha assistito ai funerali di Pierpaolo

Augusta. Sono le 11 o poco più della sera di venerdì 23 ottobre, quando si consuma la terza tragedia nel giro di tre mesi sulla stessa stradache ha visto le vite spezzate di Jessika Milardo e di Alessandro Amato. Ora è toccato a un ragazzo, ancora più giovane di Jessika e di Alessandro: Pierpaolo Piazza, quindici anni, morto sul prolungamento della nefasta Via Barone Zuppello, cioè Via Pantelleria, non bene illuminata, con sterpaglie vistose su cigli della carreggiata; in un tratto, addirittura, un arbusto molto alto impedisce la visibilità per chi proviene da Via Barone Zuppello. Pierpaolo era stato a un festa di compleanno di una sua coetanea. Dopo aver accompagnato un amico a casa nei pressi dell’abitazione propria, non distante 

da quella della ragazza, si è avviato verso Via Pantelleria. Per dinamiche che sono in via di accertamento, Pierpaolo ha impattato contro un mezzo per la raccolta dei rifiuti, in prossimità dell’angolo con Via Salina. Sconvolti i ragazzi che hanno partecipato alla festa , sconvolti i loro genitori. Immaginiamo ciò che possono provare i genitori di Pierpaolo che aspettavano il ritorno del loro ragazzo, allegro e spensierato dopo la festa e che rivedono cadavere. Fonte degne di fede ci riferiscono che il ragazzo portava il casco ed era assolutamente sobrio. Voglio solo accennare a ciò che poche ore prima aveva detto il medico Giuseppe Vaccaro a una riunione sul Muscatello a proposito dell’elisoccorso che, al buio, non può operare, perché mancano le luci per illuminare l’elisuperficie del “Muscatello”. “E se dovessero portare al Pronto soccorso un ragazzino che era sul motorino…” Parole inconsapevolmente premonitrici.
I funerali si sono svolti martedì pomeriggio nella chiesa di Santa Lucia, frequentata da Pierpaolo, gremita di gente; moltissima gente, fuori, ha atteso la conclusione del rito funebre e ha atteso l’uscita del feretro in religioso silenzio (è il caso di dirlo).
Sulla “strada della morte”, dopo tre mesi, dopo tre vite spezzate di giovani si vedono solo i fiori come al cimitero.

Giorgio Càsole

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