Operazione “Kepha”, arrestata una donna sfuggita alla retata

Avola. E’ passata solo qualche settimana dall’operazione denominata “Kepha”, portata a termine dai Carabinieri, ed ecco un ulteriore arresto. Dopo le 22 ordinanze di custodia cautelare dello scorso 23 novembre, emesse dal gip di Catania su richiesta della Procura Distrettuale Antimafia, i militari dell’Arma hanno tratto in arresto Nunziatina Di Rosa, 37 anni.
La donna, insieme ad un altro soggetto dei 24 destinatari della misura della custodia cautelare, avrebbe eluso la cattura rendendosi irreperibile. Una situazione che naturalmente era stata presa in seria considerazione dai Carabinieri che ponevano in essere le attività info – investigative del caso

al fine di rintracciare i due soggetti latitanti.
L’indagine sviluppatasi con servizi d’osservazione, pedinamento, controllo e mediante l’acquisizione e lo sviluppo di informazioni sul territorio, permetteva di apprendere che la donna – già rintracciata in Germania dove pare si fosse trasferita da alcuni mesi per cercare di rifarsi una vita – sarebbe ritornata nel suo paese di origine per trascorrere le festività natalizie. Un gesto normalissimo per chi fuori dal proprio paese natio vuol far ritorno in un determinato periodo ma nel caso di Nunziatina Di Rosa, nel mirino della giustizia, tutto si rivelava fatale per la sua cattura. La capillarità sul territorio dei Carabinieri consentiva di notare la presenza di un’autovettura con targa tedesca mai vista prima che, dagli immediati accertamenti esperiti, risultava essere in uso all’attuale convivente della donna. Era proprio monitorando in maniera discreta gli spostamenti dell’auto che i militari dell’Arma individuavano la signora Di Rosa presso l’ospedale “Umberto I” di Siracusa intenta a sottoporsi ad una visita medica. Al termine della visita i militari operanti la bloccavano per poi condurla in caserma a Noto per notificarle la misura cautelare.
Al termine delle formalità di rito, la Di Rosa veniva tradotta presso la Casa circondariale di Catania Piazza Lanza a disposizione dell’autorità giudiziaria.
Giovedì mattina 17 dicembre, dinanzi al Tribunale del Riesame di Catania, l’avvocato Antonino Campisi, ha chiesto la revoca dell’ordinanza di custodia in carcere emessa dal Gip su richiesta della Procura distrettuale di Catania. Secondo il penalista non sussistono i gravi indizi di reità e, soprattutto, non sono più sussistenti le esigenze cautelari in considerazione del fatto che i reati contestati, traffico di droga e spaccio di stupefacenti, sarebbero avvenuti nel lontano 2009. La nuova legge impone ai giudici di adottare provvedimenti coercitivi soltanto quando i pericoli di fuga, di inquinamento delle prove e di reiterazione dei reati sono attuali. Altrimenti non si possono assumere delle misure cautelari contro gli indagati, anche quando è stata acquisita la prova della loro colpevolezza.
Gran parte degli indagati coinvolti nell’operazione “Kepha” sono già stati scarcerati dal Tribunale del Riesame composto dalla presidente Gabriella Larato e dai giudici Enrico De Masellis e Pietro Currò. Tra gli indagati già scarcerati figurano Giuseppina Parisi, Stefania Silvia, Duccio Morale, Sebastiano Sinatra, Marco Piccione, tutti assistiti dall’avvocato Antonino Campisi. L’avolese Marco Piccione resta comunque ai domiciliari, ma per un’altra vicenda giudiziaria che nula ha a che vedere con l’operazione antidroga denominata “Kepha”. E’ uscito pure Paolo Iacono, assistito dall’avvocato Junio Celesti, e prima di Natale potrebbero tornare liberi tutti gli indagati le cui posizioni sono state valutate da un secondo Tribunale del Riesame, presidente Vagliasindi, giovedì mattina 17 dicembre.
La denominazione dell’operazione di cui si parla, “Kepha” significante roccia dall’aramaico, rappresenta nella Bibbia il soprannome che Gesù Cristo diede all’postolo Simone nella famosa frase:” tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia chiesa”. Tornando ai nostri giorni, la denominazione evoca la specifica natura dello stupefacente sequestrato durante l’attività investigativa: esso si presentava in cristalli, in “pietra” appunto, caratterizzato da una elevata purezza, da un’altissima potenzialità lesiva e da una eccezionale capacità di guadagno per le singole dosi commerciali ricavabili. Per altro verso evidenzia la durezza dell’azione delle Istituzioni nel contrasto alla criminalità organizzata nella zona sud della provincia di Siracusa, aggiungendo un’altra “pietra” al “muro della giustizia” che lo Stato, la magistratura e le forze dell’ordine costruiscono quotidianamente per osteggiare ogni forma di illegalità.
F.G.

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