I figli non debbono pagare per le colpe del padre: Christian Crapula si getta in mare per togliersi la vita

Avola. Il boss è Michele Crapula, alleato del clan mafioso di Noto, ma suo figlio Aurelio, 26 anni, è assolutamente incensurato e non riesce a spiegarsi l’accanimento di alcuni organi di stampa contro di lui e dei suoi fratelli additandoli all’opinione pubblica come esecutori di ordini che dal carcere invia il padre. Aurelio Crapula, cui è stato dato il nome del nonno materno, Aurelio Magro, morto alcuni anni perchè colpito dal cancro, gestisce insieme alla compagna il bar Waikiki, sito in contrada Pantanello ma ritiene di essere bersaglio di iniziative giudiziarie e delle forze dell’ordine adottate a seguito della lettura di articoli che, a suo parere, sono diffamatori. “Le colpe di mio padre – afferma il giovane – non possono pagarle i suoi tre figli. Noi siamo tutti incensurati. Il nostro legale, l’avvocato Antonino Campisi, ha chiesto al casellario giudiziario di conoscere cosa c’è scritto nel mio certificato ed in quello dei miei fratelli. Ebbene sia alla Procura di Siracusa che a quella di Catania non ci sono procedimenti a nostro carico”.
Pur sapendo di non essere nel mirino della magistratura, Aurelio Crapula, chiamato in famiglia e dagli amici col nome di Christian, non è riuscito a cacciare l’ansia che da qualche tempo convive con lui a causa delle continue visite di rappresentanti delle forze dell’ordine. Nella sua mente s’è fatta strada l’idea che contro di lui sia stata intrapresa una vera e propria persecuzione, non solo mediatica, ma anche delle forze di polizia, come se lui fosse autore di chissà quali reati.
E, allora, quando lo stress è arrivato al punto massimo Aurelio Christian Crapula, dopo aver chiuso il locale, alcune sere fa, si è avviato a piedi verso la spiaggia di contrada Pantanello e si è gettato in mare. Faceva freddo, ma il giovane figlio del boss Michele Crapula non lo avvertiva. E ha continuato a nuotare nell’oscurità. Le sue braccia hanno smesso di muoversi quando Aurelio Christian Crapula era diventato un ghiacciolo. Ha perso conoscenza ed è rimasto in balia delle onde. Per sua fortuna, la scena della sua nuotata è stata notata da alcuni ragazzi che hanno telefonato al Commissariato di Polizia. Gli agenti, arrivati in contrada Pantanello nel giro di pochi minuti, si sono spogliati e, a nuoto, hanno raggiunto il figlio di Michele Crapula, trascinandolo fino alla spiaggia. Lo hanno avvolto in una coperta e poi, con l’autoambulanza, lo hanno fatto trasferire al Pronto Soccorso del “Di Maria”. I medici gli hanno riscontrato uno stato confusionale e assideramento e hanno disposto il ricovero in corsia. Dopo la notte trascorsa in ospedale, Aurelio Christian Crapula è stato dimesso e ha fatto rientro presso la sua abitazione. Ha chiesto scusa alla sua compagna e ai suoi congiunti per lo spavento che avevano preso a causa del suo gesto autolesionistico. Ha confessato che voleva suicidarsi perchè non riusciva più a sopportare gli attacchi giornalistici di alcuni organi d’informazione, e le continue visite degli appartenenti delle forze dell’ordine.

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