Pachino, in carcere il giovane che ferì con un colpo di pistola il ciclista, domiciliari al suo amico

Siracusa. Il Giudice delle indagini preliminari Carmen Scapellato ha convalidato il fermo giudiziario emesso dal Pubblico Ministero Carlo Enea Parodi nei confronti di Sebastiano Izzo, 25 anni e di Rosario Caruso, 22 anni, e ha applicato la misura cautelare della custodia in carcere per il primo e quella degli arresti domiciliari per il secondo. I due pachinesi sono accusati di tentato omicidio e detenzione e porto di una pistola calibro 7,65 modificata.
Innanzi al Gip Scapellato, i due pachinesi hanno ammesso che dalla pistola impugnata da Sebastiano Izzo è partito accidentalmente l’unico proiettile che si trovava nel caricatore dell’arma andando a centrare l’incolpevole ciclista di diciannove anni, del quale gli inquirenti non hanno reso note le generalità ma del quale si sa che, dopo essere stato sottoposto ad un piccolo intervento al gluteo sinistro, è stato dimesso dal nosocomio nella giornata di sabato scorso, 21 settembre.
Sebastiano Izzo, difeso dall’avvocato Giuseppe Gurrieri, non ha spiegato come si fosse procurato la pistola modificata ma ha riferito di averla con sè il 20 settembre allorquando si trovava a bordo della Fiat 500, di colore rosso, di proprietà di Rosario Caruso. “Sono stato io ad avere telefonato al Caruso dicendogli se veniva a prendermi al bar dove io mi ero recato. Quando il Caruso è arrivato per salire nella sua auto ho dovuto scoprire la parte della vita ove tenevo la pistola. Debbo dire che Caruso non intendeva farmi salire a causa della pistola ma gli ho spiegato di non lasciarmi a piede poichè gli ho detto che c’erano delle persone che mi stavano seguendo con fare bellicoso. A quel punto Caruso mi ha consentito di salire a bordo della macchina e quando siamo arrivati in Via Torino ho impugnato la pistola e mentre uscivo la mano dal finestrino è partito accidentalmente il proiettile che ha colpito un ragazzo che affiancava la Fiat 500 del Caruso. Per paura ci siamo allontanati da quella strada e l’indomani mattina Caruso è stato prelevato nella sua abitazione dagli agenti del Commissariato di Pachino, mentre a me sono venuti a prendermi a casa di mia madre, che abita a Ragusa. Siamo stati interrrogati e io ho raccontato come si sono svolti i fatti, confessando che la pistola l’avevo io e che il Caruso l’aveva vista nel momento stesso in cui gli ho chiesto di darmi un passaggio per timore di essere aggredito da quelle persone che mi stavano pedinando”.
A sua volta, il Caruso, difeso dall’avvocato Salvatore Lucenti, ha confermato la versione fornita dal suo amico ma ha negato di sapere che Sebastiano Izzo fosse armato della pistola con la quale ha ferito accidentalmente il ciclista di diciannove anni. Una bugia quella di Caruso che ha indotto il Giudice delle indagini preliminari Carmen Scapellato ad applicargli la misura cautelare degli arresti domiciliari. Se avesse detto di aver visto la pistola e che si era anche rifiutato di far salire nella propria autovettura di colore rosso Sebastiano Izzo sicuramente non sarebbe stato colpito dalla misura cautelare degli arresti domiciliari. La contraddizione ha indotto il Gip Scapellato a raccomandare al Pubblico Ministero Carlo Enea Parodi di disporre degli ulteriori accertamenti tesi a stabilire come Izzo si fosse procurato la pistola modificata e quali fossero le sue intenzioni e quale programma criminoso avessero in mente quando si è allontanato dal bar dove era andato a prenderlo il Caruso. E, altresì, capire se alla realizzazione dell’ipotetico programma criminoso avesse dovuto partecipare il Caruso. Sebastiano Izzo ha negato idee e sussistenza di progetti delittuosi da compiere assieme al Caruso e ha esibito al Gip Scapellato un certificato in cui si attesta che ha lavorato come giardiniere in un camping di Pachino, fino al 31 agosto scorso. Analoga protesta d’innocenza è arrivata da parte di Rosario Caruso, che ha ribadito di essersi recato in quel bar per prelevare il suo amico che gli aveva chiesto un passaggio per allontanarsi da quel posto poichè si sentiva pedinato da alcuni sconosciuti.
I provvedimenti di fermo sono stati emessi dal Pubblico Ministero Carlo Enea Parodi a seguito delle tempestive indagini attivate dagli agenti del Commissariato della Polizia di Stato di Pachino per il ferimento di un giovane incensurato attinto da colpi di arma da fuoco nel pomeriggio di venerdì della scorsa settimana.
Gli inquirenti in relazione al ferimento del ciclista di 19 anni danno una versione che combacia con quella fornita dai due indagati.
La storia comincia alle ore 18.50 circa del 19 settembre, quando personale medico della Croce Rossa Italiana, comunicava di aver soccorso, in Via Torino a Pachino, un giovane attinto da un colpo di arma da fuoco.
Gli agenti del Commissariato, intervenuti sul posto, non trovavano la persona ferita, già soccorsa e trasportata presso l’ospedale Di Maria di Avola, ma riscontravano la presenza di un bossolo di pistola cal.7,65 millimetri e, tramite le testimonianze di alcune persone che si trovavano sul posto, iniziavano a ricostruire i fatti.
In base a tale attività si accertava che intorno alle ore 18, gli occupanti di un’autovettura che percorreva la Via Torino, avevano esploso un colpo di arma da fuoco all’indirizzo del giovane, identificato per T.S. di anni 19, che li precedeva a bordo di una bicicletta, attingendolo al gluteo sinistro.
Preziosi si rivelavano i filmati prodotti dalle telecamere di alcune abitazioni che registravano il passaggio di una autovettura di colore rosso subito dopo il transito della bicicletta con T.S. alla guida.
Lo sviluppo della targa portava alla individuazione del conducente Rosario Caruso, di anni 22, il quale, accompagnato presso gli uffici del Commissariato, ammetteva di essere stato alla guida della vettura ripresa dalle telecamere ed indicava in Sebastiano Izzo, di anni 25 la persona con lui presente nell’autovettura al momento dello sparo.
Le ricerche del presunto responsabile proseguivano infruttuosamente per tutta la notte e solo all’alba del giorno successivo, gli agenti del Commissariato di Pachino
unitamente ai colleghi della Squadra Mobile di Siracusa riuscivano a rintracciarlo presso l’abitazione della madre a Ragusa dove si era subito rifugiato dopo aver commesso il ferimento del ciclista. Sebastiano Izzo rendeva ampia confessione sull’episodio.
Raccontava di essere uscito di casa già armato di una pistola e di essersi recato presso un bar sito in Viale Aldo Moro.
Durante il tragitto si era accorto di essere seguito da alcune persone non meglio individuate, con le quali ha in corso, da anni, questioni di carattere personale.
Per seminare questi soggetti, aveva contattato telefonicamente Rosario Caruso chiedendogli di venirlo a prelevare con un’autovettura, cosa che il Caruso faceva servendosi della sua Fiat 500 di colore rosso.
Durante il tragitto, che avrebbe dovuto portare al sicuro Izzo, si imbattevano nel T.S. nei confronti del quale quest’ultimo esplodeva un colpo di pistola a suo dire partito accidentalmente. Senza preoccuparsi delle condizioni del ferito, i due occupanti dell’autovettura si allontanavano velocemente dal posto, raggiungendo poco dopo l’abitazione di un parente di Sebastiano Izzo.
Questi maturava la decisione di volersi disfare della pistola utilizzata per il ferimento, descritta come un’arma modificata in grado di esplodere un solo colpo alla volta, gettandola nel mare nella zona della contrada Bove Marino sita poco fuori Pachino. Successivamente, raggiungeva, con un passaggio datogli da un amico, la città di Ragusa dove veniva rintracciato la mattina seguente dagli agenti della Polizia di Stato.
Le dichiarazioni inizialmente fornite alla Polizia Giudiziaria venivano confermate in sede di interrogatorio reso da entrambi al Pubblico Ministero Parodi che aveva coordinato le indagini sin dall’inizio.
Le dichiarazioni dei due indagati, in buona parte corrispondenti tra loro, divergevano sulla dinamica di partenza del colpo.
Al termine degli accertamenti il Pubblico Ministero Parodi emetteva un decreto di fermo nei confronti di entrambi gli indagati, disponendo la custodia in carcere per Sebastiano Izzo, tradotto presso la Casa circondariale di Cavadonna e quella degli arresti domiciliari per Rosario Caruso, contestando l’accusa di tentato omicidio e violazione della legge sulle armi.
Il ferito, dopo l’operazione chirurgica effettuata presso l’ospedale Trigona di Noto, è stato dimesso nella giornata di sabato.

CONDIVIDI