Morte del maresciallo dei Cc Licia Gioia: non convince il Gup Palmeri l’ipotesi del suicidio

Siracusa. Il 26 novembre si terrà una udienza per mettere a confronto le tesi di tutti i periti e consulenti di medicina legale e di balistica per trovare un punto di convergenza sulla morte del maresciallo dei Carabinieri Licia Gioia. E’ questa la decisione del Giudice dell’udienza preliminare Salvatore Palmeri che ha convocato per il 26 novembre i periti del Pubblico Ministero Gaetano Bono, ingegnere Manlio Averna e professore Di Forti, i periti del Gip Carmen Scapellato, professore Compagnini e professore Plebe, i periti della parte civile, Giuseppe Bulla e Conti e i suoi stessi periti Nunziata e Raffino. La tesi del suicidio è stata aspramente contestata dal Pubblico Ministero Gaetano Bono e dall’avvocato Aldo Ganci, legale dei genitori del maresciallo Gioia costituitisi parte civile contro l’ex genero, il poliziotto Francesco Ferrari. 46 anni, in sercizio alla Questura di Siracusa, accusato di avere ucciso la propria moglie con due colpi di pistola nella loro casa di contrada Isola. Rispondendo ai quesiti posti dal Gup Palmeri, il perito di balistica Felice Nunziata, di Castello di Palma Campania, in provincia di Napoli, e il medico legale Cataldo Raffino, medico legale presso l’Area Medicina Legale sede Inail di Enna, hanno illustrato la loro perizia. I sostenendo che, a loro parere, non si può escludere che si sia trattato di suicidio. In ogni caso, i due periti non ritengono di privilegiare l’ipotesi dell’omicidio, anche se non si sentono di poterla escludere con assoluta certezza. Ma le loro conclusioni sono state contestate dal Pubblico Ministero Gaetano Bono e dall’avvocato Aldo Ganci che li hanno sottoposti ad un interrogatorio di terzo grado, ponendo loro dei quesiti che hanno messo in difficoltà i due periti nominati dal Gup Salvatore Barberi. Pubblico Ministero e difensore della parte civile hanno chiesto al Gup di disporre una nuova udienza per mettere a confronto tutti i periti che sulle possibili cause della morte del maresciallo dei Carabinieri, non sono arrivati a una ipotesi di assoluta certezza. La richiesta è stata duramente contestata dal difensore del poliziotto Ferrari, avvocato Stefano Rametta ma il Gup Palmeri, pur comprendendo l’opposizione della Difesa dell’imputato, ha ritenut6o opportuno disporre il “conclave” di tutti i periti che si sono occupati del caso di Licia Gioia per ricevere delle indicazioni convincenti a favore della tesi dell’omicdio o a favore di quella del suicidio. Quella che risulterà più convincere e verosimile agli avvenimenti verificatisi in quella villa di contrada Isola, determinerà la decisione del Gup Palmeri che poi la riverserà nel dispositivo di sentenza nei confronti del Ferrari, che viene giudicato con rito abbreviato in relazione all’accusa di omicidio volontario aggravato.
Secondo i periti del Gup sarebbe stata la stessa vittima ad avere impugnato la pistola d’ordinanza e ad avere esploso in rapida successione i due colpi di cui il primo alla tempia e il secondo alla coscia. Questo secondo proiettile, dopo aver trapassato l’arto superiore della donna, è penetrato nella gamba del poliziotto Francesco Ferrari e poi è fuoriuscito perdendosi nella camera da letto della villa di contrada Isola, ove abitavano i due coniugi. Una tesi assolutamente in contrasto con quella del medico legale dottor Franco Coco, che, su incarico del Pubblico Ministero Marco Di Mauro, effettuò l’autopsia sul corpo del maresciallo Licia Gioia. Il medico legale Coco ha sostenuto sin dal primo istante che non si concilia con la tesi del suicidio il secondo colpo di pistola che aveva trapassato la coscia della vittima e quella del marito in quanto già la vittima era morta a seguito dello scoppio del primo proiettile, quello che aveva spappolato la teca cranica del maresciallo Gioia.
L’esito della super perizia ha sorpreso i difensori delle parti civili, avvocato Aldo Ganci per i genitori del maresciallo Licia Gioia che si sono costituiti in giudizio contro l’ex genero e l’avvocato Alessia Lo Tauro in rappresentanza dell’Associazione Ipazia, che tutela e assiste le donne vittime di violenza e di femminicidi. Da parte del poliziotto Ferrari e del suo difensore di fiducia, avvocato Stefano Rametta, che avevano accolto con grande soddisfazione i risultati della super perizia, è stata duramente contestata la decisione del Gup Palmeri di convocare tutti i periti delle parti in causa per ulteriori approfondimenti sulle effettive cause della morte di Licia Gioia. Per il poliziotto Ferrari e per il difensore, avvocato Rametta, il maresciallo Gioia si è suicidata. Ma il problema è che così non la pensano i genitori di Licia Gioia, i quali, invece, ritengono che ad uccidere la loro figlia sia stato l’ex genero.
Appuntamento al 26 novembre, con la speranza che dal summit dei periti di medicina legale e di balistica venga fuori una indicazione netta e chiara sulla morte di Licia Gioia, avvenuta due anni fa in una camera da letto di una villa di contrada Isola, a seguito di una lite, a quanto pare per gelosia di lei che sospettava il tradimento del proprio marito. Ma quel secondo proiettile, esploso quando già il maresciallo Licia Gioia era morta, mette in discussione l’ipotesi del suicidio.

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