Operazione Uragano: il PM La Rosa presenta il salato conto ai diciotto lentinesi alla sbarra accusati di gravissimi reati

Siracusa. Il Pubblico Ministero Alessandro La Rosa, sostituto procuratore alla Dda di Catania, ha presentato il salato conto agli imputati arrestati dagli agenti del Commissariato della Polizia di Stato di Lentini nell’ambito dell’operazione denominata Uragano.
Il magistrato della Procura distrettuale antimafia di Catania, a conclusione della requisitoria, ha chiesto al Tribunale Penale (presidente, Giuseppina Storaci; a latere, Antonio Dami e Alfredo Spitaleri) di condannare gli imputati alla sbarra per i reati di cui vengono accusati.
Conclusa la parte oratoria, il Pubblico Ministero ha avanzato le seguenti pene per i lentinesi alla sbarra: per Sebastiano Raiti 14 anni di reclusione e la mulkta di 2.500 euro; per Maurizio Sambasile quindici anni di reclusione e tremila euro di multa; per Filadelfo Amarindo nove anni di reclusione e la multa di 1.500 euro; per Salvatore Palermo tredici anni di reclusione e duemila euro di multa; per Vincenzo Sanzaro tredici anni di reclusione e 1500 euro di multa; per Antonino Corso otto anni di reclusione e quattromila euro di multa; per Francesco Rubino cinque anni e sei mesi di reclusione e tremila euro di multa; per Alfio Calabrò vent’anni di reclusione; per Andrea Libertino cinque anni e sei mesi di reclusione e mille euro di multa; per Salvatore Amato undici anni di reclusione e duemila euro di multa; per Salvatore Buremi diciotto anni di reclusione e duemila euro di multa; per Giuseppe Infuso tredici anni di reclusione e duemila euro di multa; per Concetto Scrofani e Francesco Siracusano sei anni di reclusione e 1.500 euro di multa ciascuno; per Miriam Coco quattro anni e sei mesi di reclusione e la multa di 1600 euro; per Giuseppe Castro due anni e otto mesi di reclusione; per Giuseppe Romano tre anni e cinquemila euro di multa; e, infine, per Andrea Catania un anno e otto mesi di reclusione e la multa di ottocento euro.
Conclusa la requisitoria del rappresentante della pubblica accusa il Collegio giudicante ha dato la parola agli avvocati Miccichè e Caruso difensori delle parti civili: il Comune di Lentini e l’Associazione antiracket Fai. I legali delle parti civili hanno chiesto la condanna degli imputati sia sotto il profilo penale che al risarcimento dei danni.
Gravissimi sono i reati di cui debbono difendersi gli imputati processati con rito ordinario, ipotesi delittuose che vanno dalla rapina tipo “arancia meccanica” all’estorsione con il metodo del cavallino di ritorno, al furto con scasso all’incendio doloso. E precisamente l’accusa di incendio doloso commesso ai danni dei fratelli Ferrante, avvenuto il 25 febbraio 2017 e di tentata estorsione, viene contestata a Francesco Pappalardo, Alfio Calabrò, Andrea Libertini e Antonino Corso. Inoltre di furto aggravato sono accusati Francesco Pappalardo, Salvatore Buremi e Giuseppe Romano: nella notte tra il 4 e il 5 febbraio 2017, dopo aver forzato la porta d’ingresso, fecero irruzione nei locali della ditta Bastone-Caschetto e si sono appropriati di utensili da lavoro per realizzare infissi in alluminio. Francesco Pappalardo, Maurizio Sambasile e i fratelli Sebastiano e Salvatore Buremi sono accusati di tentata estorsione ai danni degli imprenditori Bastone-Caschetto avendo tentato di sottoporli alla pratica del “cavallino di ritorno”, chiedendo la somma di 1300 euro per restituire la refurtiva. Il tentativo di estorsione è avvenuto giorno 8 febbraio del 2017; Salvatore Amato è accusato di furto aggravato di uno Scarabeo rubato a Vittorio Sgalambro il 27 ottobre 2010, con richiesta di cavallino di ritorno per restituirglielo. Sebastiano Buremi, Concetto Scrofani, Vincenzo Sanzaro, MIriam Coco e Francesco Siracusano sono accusati di rapina aggravata dell’articolo 7 per essersi introdotti nell’abitazione di Giuseppa Giacobello, costringendo la vittima a consegnare loro gioielli e denaro. Il grave episodio è avvenuto il 26 febbraio 2017. Francesco Pappalardo, Antonino Corso e Francesco Rubino, si vedono contestare il reato di tentata estorsione ai danni della ditta Redcop in quanto avrebbero fatto minacciose pressioni nei confronti del titolare affinchè assumesse delle persone che stavano a cuore deiu tre imputati; Questa tentata estorsione è stata accertata il 9 novembre dell’anno 2017; Sebastiano Buremi, Francesco Pappalardo, Vincenzo Sanzaro e Giuseppe Infuso sono accusati di rapina aggravata in danno di Antonio Faraci: fatta irruzione nella sua abitazione lo minacciavano con un coltello e si facevano consegnare una discreta somma di denaro. La rapina è stata commessa il 16 febbraio 2017. Francesco Pappalardo, Salvatore Buremi, Sebastiano Buremi, Maurizio Sambasile, Filadelfo Amarindo debbono rispondere di estorsione con cavallino di ritorno: dopo aver rubato una Fiat Panda a Selene Vinci avevano chiesto 600 euro per restituirgliela. Questo episodio si è verificato l’8 febbraio 2017. A Francesco Pappalardo, ai fratelli Buremi, e a Vincenzo Sanzaro è contestato il furto di una Fiat di proprietà di una donna, avvenuto il 15 febbraio 2017; oltre al reato di furto, sono chiamati a rispondere di estorsione ai danni di Graziella Stuto cui volevano restituire l’auto dopo avergliela rubata l’8 maggio del 2017. A Salvatore Palermo, infine, viene contestato il reato di tentata estorsione ai danni di un giostraio.
Il Collegio Penale ha rinviato il processo all’udienza dell’11 febbraio prossimo per le arringhe dei difensori. In questo processo tra i penalisti impegnati ci sono gli avvocati Fabio D’Amico; Sebastiano e Antonio Sferrazzo; Junio Celesti, Antonio Failla; Puccio Forestiere, Vito Brunetto; Nicola Aiello; Gaetano Giunta e Salvatore Calderone.
Dopo quella dell’11 febbraio si terrà un’altra udienza il 9 aprile per le arringhe dei difensori. Inoltre il Tribunale ha fissato l’udienza del 21 aprile per le repliche e la camera di consiglio.

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