Operazione Aretusa, il PM La Rosa chiede 30 anni di carcere per Gianfranco Urso e la condanna di altri 29 imputati accusati di traffico e spaccio di droga

Siracusa. Pesantissime richieste di condanna sono state avanzate dal Pubblico Ministero Alessandro La Rosa nei confronti dei venti imputati coinvolti nell’ambito dell’operazione antidroga denominata “Aretusa”. La pena più alta il magistrato della Procura Distrettuale Antimafia di Catania l’ha chiesta per Gianfranco Urso, figlio del defunto boss Agostino Urso, detto ‘u prufissuri, tra i fondatori del primo clan di stampo mafioso di Siracusa. Per Gianfranco Urso il Pubblico Ministero La Rosa ha chiesto 30 anni di reclusione.
Di seguito diamo conto delle altre condanne richieste dal rappresentante della pubblica accusa che, anzichè illustrare la requisitoria, l’ha scritta e l’ha depositata nel fascicolo processuale senza nemmeno leggerla per soddisfare la curiosità del folto pubblico presente nell’aula della Corte d’Assise, dove si svolge il processo scaturito dall’operazione antidroga denominata “Aretusa”, che si celebra innanzi al Collegio Penale del Lunedì (presidente, Antonella Coniglio; a latere, Giuliana Catalano e Liborio Mazziotta).
Nel chiedere la condanna per il reato di associazione finalizzata al traffico degli stupefacenti per gli appartenenti ai sodalizi criminali dei quali erano leader Gianfranco Urso e la coppia Satornino-Vasile e la condanna per spaccio di sostanze stupefacenti per coloro che svolgevano il ruolo di spacciatori il sosttuto procuratore La Rosa ha auspicato la pena di 22 anni di reclusione per Luigi Urso; 15 anni di carcere per Andrea Abdoush,; 19 anni di reclusione per Salvatore Catania; 11 anni di reclusione ciascuno per Agostino Urso e Gianfranco Bottaro; 12 anni di reclusione per Daniele Romeo; diciannove anni di carcere per Lorenzo Vasile; nove anni di reclusione per il pentito Franco Satornino grazie alla concessione della speciale attenuante che il codice prevede per coloro che collaborano con la giustizia; 15 anni di reclusione per Massimiliano Midolo; 12 anni di carcere per Maria Christian Terranova; undici anni di reclusione per Lorenzo Giarratana; tre abnni e sei mesi per Francesco Fontana; tre anni di reclusione per Massimiliano Romano; due anni e sei mesi per Sebastiano Recupero; due anni per Angelica Midolo; cinque anni di reclusione ciascuno per Salvatore Quattrocchi e Umberto Montoneri; tre anni e sei mesi di reclusione per Concetto Anthony Magnano e sette anni di carcere per Salvatore Silone.
Il magistrato della Dda si è detto certo che il Tribunale condividerà la sua tesi accusatoria poichè, nel corso del dibattimento, ha trovato puntuale riscontro. “Troverete – ha aggiunto il Pubblico Ministero – nella requisitoria scritta, che vi consegnerò appena finisco di avanzare le richieste di condanna nei confronti di tutti gli imputati, tutti gli elementi probatori raccolti a carico di ciascuno imputato. L’istruzione dibattimentale ha dato riscontro alle indagini svolte dalla Polizia di Stato, i cui investigatori sia con osservazioni a distanza, sia con le intercettazioni ambientali e telefoniche, sia con i sequestri di sostanze stupefacenti, hanno consentito di assicurare alla giustizia i componenti di due sodalizi criminali dediti al traffico e allo spaccio degli stupefacenti nel capoluogo aretuseo”.
Il processo “Aretusa” è stato rinviato all’udienza del 10 febbraio per i primi interventi dei difensori degli imputati alla sbarra. Un buon gruppo è difeso dall’avvocato Giorgio D’Angelo, il pentito Franco Satornino, che ha seguito i lavori processuali in videoconferenza, è difeso dall’avvocato Maria Carmela Barbera che, a differenza del suo cliente, è presente nell’aula di Corte d’Assise. E ancora, l’avvocato Sebastiano Troia difende l’ex socio di Satornino, Lorenzo Vasile. A distanza, dal carcere di Terni, ha seguito la requisitoria anche Gianfranco Urso, difeso dagli avvocati Giambattista Rizza e Junio Celesti. Sono presenti anche gli avvocati Matilde Lipari, Antonio Lo Iacono, Natale Perez.

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