Il pachinese Massimiliano Quartarone confessa di avere ucciso Corrado Vizzini “Marcuotto”, si protesta innocente Giuseppe Terzo

Siracusa. E’ cominciato questa mattina, lunedì 27 gennaio, innanzi al Giudice dell’udienza preliminare Carmen Scapellato, il processo con rito abbreviato a carico dei pachinesi Massimiliano Quartarone e Giuseppe Terzo, rispettivamente di 24 e 26 anni, accusati in concorso dell’omicidio ai danni del pregiudicato Corrado Vizzini, detto Marcuotto. Dopo l’appello, Quartarone, difeso dall’avvocato Junio Celesti, ha chiesto di rendere dichiarazione spontanea e avuta la parola ha confessato di avere ucciso Corrado Vizzini. “Non volevo ucciderlo, ma per evitare che lui mi ammazzasse mi sono visto costretto a tendergli l’agguato e ho esploso al suo indirizzo alcuni colpi di pistola. Corrado “Marcuotto” era da parecchi mesi che mi stava stressando e quando ha commesso il vile atto intimidatorio esplodendo dei colpi di pistola contro la porta della mia casa ho deciso di reagire”. Massimiliano Quartarone ha aggiunto di vivere in uno stato di perpetua tensione sia per le minacce di Corrado Vizzini ma anche per quelle della famiglia del suo antagonista. L’imputato non è entrato nel merito dei contrasti che lo contrapponevano al Vizzini, ma ha precisato che la “guerra di nervi” si è protratta per parecchio tempo. Dopo di lui, anche Giuseppe Terzo, assistito dall’avvocato Giuseppe Gurrieri, ha chiesto di rendere dichiarazione spontanea. A differenza di Quartarone, però, il Terzo ha negato la sua partecipazione all’agguato ai danni di Corrado Vizzini. “Io sono innocente, mi trovavo in via De Sanctis la sera del 16 marzo dell’anno scorso, ma ignoravo completamente che Quartarone voleva sparargli. Anche con me Corrado Vizzini si comportava da arrogante e fosse solito rivolgermi delle minacce ma non ho mai pensato di rispondere alle sue provocazioni”.
Con le dichiarazioni spontanee dei due principali imputati del delitto ai danni di Corrado Vizzini si è conclusa la prima giornata del processo con rito abbreviato. Il Gup Scapellato ha rinviato il processo all’udienza del 9 marzo per la discussione. In calendario la requisitoria del Pubblico Ministero Gaetano Bono e, dopo le sue richieste, l’udienza proseguirà con le arringhe degli avvocati Junio Celesti e Giuseppe Gurrieri, rispettivamente in favore di Massimiliano Quartarone e Giuseppe Terzo. A conclusione delle arringhe difensive, il Gup Carmen Scapellato deciderà se ritirarsi in camera di consiglio per decidere la condanna da infliggere ai due pachinesi o se rinviare la camera di consiglio ad una successiva udienza.
Con rito ordinario, innanzi alla Corte d’Assise (presidente, Tiziana Carrubba; a latere, Alfredo Spitaleri) vengono giudicati gli altri due giovani di Pachino chiamati a rispondere dell’omicidio di Corrado Vizzini. Sebastiano Romano e Stefano Di Maria, difesi dall’avvocato Maria Carmela Di Mattea il primo, e dal professore Carlo Taormina e dall’avvocato Giambattista Rizza, il secondo, negano il loro coinvolgimento nell’agguato mortale ai danni di Corrado Marcuotto.
L’omicidio di Corrado Vizzini, 55 anni, si verificò la sera del 16 marzo dell’anno scorso, poco prima delle ore 21. Corrado Vizzini cadeva sotto il fuoco mentre, alla guida del proprio scooter, stava recandosi nella propria abitazione in quanto era sottoposto alla sorveglianza speciale. Ricoverato all’ospedale Di Maria di Avola, Corrado Vizzini, detto Marcuotto, non riusciva a uscire dallo stato di coma in cui era precipitato a seguito del colpo di pistola che lo aveva colpito allo stomaco. E, dopo una settimana di ricovero in ospedale, moriva.
Poco dopo il decesso della vittima dell’agguato mortale, il Pubblico Ministero Gaetano Bono ordinava il fermo dei quattro pachinesi, tutti inquadrati dalle telecamere la sera dell’agguato in via De Sanctis e che alcuni giorni dopo l’attentato, vennero tutti invitati negli uffici del Commissariato della Polizia di Stato di Pachino per essere sottoposti a sommarie informazioni testimoniali ed al tampon-kit, che, però, è risultato negativo. Mentre Di Maria e Romano venivano fermati a Pachino, Massimiliano Quartarone e Giuseppe Terzo venivano fermati il primo a Vercelli ed il secondo a Genova, dove si erano rifugiati presso parenti dopo essersi allontanati nottetempo da Pachino.

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