Delitto Vizzini, i suoceri di Quartarone chiesero a 2 elettricisti di formattare le videoriprese

Siracusa. Dai giudici della Corte d’Assise (presidente, Tiziana Carrubba; a lastere, Liborio Mazziotta) sono stati sentiti gli elettricisti Ignazio Di Raimondo e Roberto Pirruccio, citati come testimoni dell’accusa al processo a carico dei pachinesi Sebastiano Romano, 28 anni e Stefano Di Maria, 25 anni, chiamati a difendersi dell’accusa di omicidio volontario aggravato in concorso di Massimiliano Quartarone e Giuseppe Terzo, in danno del pregiudicato Corrado Vizzini, detto Marcuotto, avvenuto la sera del 16 marzo scorso in via De Sanctis, a Pachino.
Rispondendo alle domande del Pubblico Ministero Gaetano Bono i due elettricisti hanno dichiarato di essere stati avvicinati dai suoceri di Massimiliano Quartarone i quali gli hanno chiesto di formattare le immagini riprese dalle telecamere installate in Via De Sanctis. I due testimoni hanno confermato poi di aver riferito agli agenti del Commissariato della Polizia di Stato dell’anomala richiesta fatta loro dai suoceri del Quartarone. La conferma della richiesta ricevuta dai due elettricisti da parte dei suoceri del Quartarone è stata salutata con grande gioia dall’avvocato Giambattista Rizza, che difende, assieme al professore Carlo Taormina, l’imputato Stefano Di Maria. Secondo l’avvocato Giambattista Rizza la dichiarazione dei due elettricisti conferma l’assunto difensivo secondo il quale il Di Maria sia assolutamente estraneo all’agguato mortale ai danni di Corrado Vizzini e di essersi limitato a riferire che il Quartarone gli aveva chiesto di spegnere le telecamere installate in Via De Sanctis.
Dopo la deposizione dei due elettricisti innanzi alla Corte d’Assise è comparso il vice ispettore Giorgio Sgandurra che, rispondendo alle domande del Pubblico Ministero Gaetano Bono, ha riferito dell’attività svolta per l’acquisizione delle immagini riprese dalle telecamere installate in Via De Sanctis e nelle zone adiacenti sull’agguato mortale e sui quattro giovani pachinesi accusati di avere partecipato all’omicidio di Corrado Vizzini.
Sebastiano Romano, difeso dagli avvocati Mario Luciano Brancato e Maria Carmela Di Mattea e Stefano Di Maria, assistito dal professore Carlo Taormina e dall’avvocato Giambattista Rizza, vengono giudicati con rito ordinario a differenza dei coimputati Massimiliano Quartarone e Terzo che vengono giudicati con rito abbreviato innanzi al Gup Carmen Scapellato. La pubblica accusa, rappresentata dal Pubblico Ministero Gaetano Bono, ha annunciata alla Corte d’Assise la citazione di altri quattro testimoni della sua lista. La prossima udienza si terrà il 21 febbraio.
Il mortale agguato avvenne la sera del 16 marzo, in Via De Sanctis, a Pachino. Corrado Vizzini, detto Marcuotto, alla guida del proprio ciclomotore, si stava dirigendo verso casa in quanto entro le ore 21 doveva rincasare come disposto dai giudici che lo avevano sottoposto alla misura della sorveglianza speciale. Fu centrato da un proiettile allo stomaco, risultato quello mortale, e da un’alltra pallottola al braccio, mentre gli altri due proiettili esplosi dal killer sono andati a vuoto. Trasportato all’ospedale Di Maria di Avola Corrado Vizzini è deceduto a distanza di dieci giorni dal ricovero per le gravi lesioni interne provocate dalla pallottola penetrata allo stomaco.
In seguito al decesso di Corrado Vizzini, il Pubblico Ministero Gaetano Bono ordinava il fermo dei quattro pachinesi, tutti inquadrati dalle telecamere la sera dell’agguato e tutti invitati negli uffici del Commissariato della Polizia di Stato di Pachino per essere sottoposti a sommarie informazioni testimoniali e per essere sottoposti al tampon-kit, che, però, è risultato negativo. Mentre Di Maria e Romano sono stati fermati a Pachino, i loro complici Massimiliano Quartarone e Giuseppe Terzo venivano fermati il primo a Vercelli ed il secondo a Genova, dove si erano rifugiati presso parenti dopo essersi allontanati nottetempo da Pachino.
Le immagini televisive costituiscono l’indizio più grave nei confronti di Massimiliano Quartarone e dei suoi tre compaesani. Altro indizio ritenuto grave dagli inquirenti è costituito dalla richiesta fatta dal Quartarone al coindagato Stefano Di Maria, 25 anni, di manomettere le telecamere installate nella zona dell’agguato mortale e la circostanza è stata confermata dalla madre della compagna del presunto autore dell’omicidio. La donna, interrogata dalla Polizia, ha dichiarato di avere saputo della richiesta di far mettere fuori uso le telecamere per cancellare la prova filmata della sua presenza sul luogo del delitto. I difensori di Romano e Di Maria propendono per l’assoluta estraneità dei rispettivi assistiti all’agguato mortale contro Corrado Vizzini. Sia gli avvocati Brancato-Di Mattea sia il professore Taormina e l’avvocato Rizza durante il ricorso illustrato innanzi ai giudici della Corte di Cassazione hanno chiesto la revoca dell’ordinanza di custodia in carcere emessa dal Giudice delle indagini preliminari Andrea Migneco in quanto non c’è agli atti la prova del loro coinvolgimento nell’omicidio del Vizzini ma semmai si può addebitare ai Romano e Di Maria il favoreggiamento personale nei confronti dei due presunti autori del delitto, ossia di Quartarone e di Terzo. La Cassazione ha rigettato la tesi dei difensori di Romano e Di Maria, e confermato la misura cautelare della custodia in carcere per i due pachinesi. Il Quartarone, assistito dall’avvocato Junio Celesti, ha confessato la propria responsabilità ma non ha speso neanche una parola sugli altri tre coimputati. Non ha detto nulla neanche sul conto di Giuseppe Terzo che viene giudicato anche lui con il rito abbreviato. Il Terzo, difeso dall’avvocato Giuseppe Gurrieri, ha negato di avere partecipato all’agguato mortale anche se anche lui ha affermato di essere stato intimidito e impaurito dal Vizzini.
Per il reo confesso Massimiliano Quartarone, difeso dall’avvocato Junio Celesti, e Giuseppe Terzo, assistito dall’avvocato Giuseppe Gurrieri, il processo con rito abbreviato proseguirà il 9 marzo per la requisitoria del Pubblico Ministero Gaetano Bono.

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