Arrestato l’avvocato Piero Amara per espiare a Rebibbia la pena di 14 mesi patteggiata a Messina

Messina. A differenza della Procura di Roma che ha sospeso l’esecuzione della pena di tre anni di reclusione all’avvocato Piero Amara, la Procura della Repubblica di Messina ha invece emesso l’ordine di carcerazione contro il penalista dando mandato ai militari della Guardia di Finanza di eseguire il provvedimento coercitivo. L’avvocato Amara è stato rinchiuso nella Casa circondariale di Rebibbia, per scontare un anno e due mesi di reclusione. Questa è la pena patteggiata dall’avvocato Piero Amara dinanzi al Giudice dell’udienza preliminare Tiziana Leanza per i reati che gli venivano contestati dalla Procura di Messina nell’ambito dell’operazione “Sistema Siracusa”. La decisione della Procura di Messina ha sollevato non poche perplessità alla luce della collaborazione fornita dall’avvocato Amara alle indagini dei magistrati peloritani. Se i loro colleghi di Roma hanno ritenuto non necessario dare esecuzione alla pena di tre anni patteggiata dall’avvocato Amara per i reati che gli venivano contestati dalla Procura della Capitale in quanto era prevalso l’orientamento di fare usufruire al penalista di Augusta i benefici di legge previsti dal codice per chi collabora con la giustizia, i magistrati della Procura di Messina hanno ignorato che il codice prevede un trattamento benevolo per coloro che forniscono un prezioso contributo alle indagini dell’Autorità Giudiziaria. Diciamolo con estrema franchezza: l’avvocato Amara non andava assolutamente incarcerato. Se proprio ci tenevano a fargli pagare i reati commessi e da lui confessati i magistrati della Procura della Repubblica di Messina avrebbero dovuto applicare ad Amara la misura della detenzione domiciliare. Oppure quella dell’affidamento in prova ai servizi sociali. Tra l’altro la legge prevede un percorso differenziato rispetto ai condannati in via definitiva ma sia il procuratore aggiunto che il procuratore capo di Messina non ne hanno tenuto conto e hanno firmato l’ordine di carcerazione facendo rinchiudere a Rebibbia l’avvocato Piero Amara. I due alti magistrati della Procura di Messina, nel firmare l’ordine di carcerazione, hanno dimenticato che l’avvocato Piero Amara non può assolutamente essere messo in una sezione di detenuti cosiddetti comuni poichè potrebbe essere messa a rischio la sua incolumità personale. Non si deve dimenticare che l’avvocato Piero Amara, collaborando con la giustizia, ha toccato svariati interessi e delle sue rivelazioni si sono occupati anche i servizi segreti di paesi stranieri. Le recentissime dichiarazioni rese ai magistrati di Milano, contro i vertici dell’Eni, e quelle rese a Perugia, contro la cordata di magistrati che “governava” al Csm, hanno determinato violenti reazioni e al già folto plotone di nemici dell’avvocato Piero Amara si sono aggiunti molti altri “colletti bianchi” da lui tirati in ballo.
Alla firma dell’ordine di carcerazione i magistrati della Procura della Repubblica di Messina sono pervenuti a seguito della decisione della Corte di Cassazione di mandare in giudicato la sentenza di applicazione della pena a richiesta delle parti pronunciata dal Gup Leanza del Tribunale di Messina. Amara e il suo difensore, avvocato Salvino Mondello, speravano di ottenere la sospensione della condanna e, invece, da Messina è arrivato il provvedimento coercitivo che ha riportato in carcere l’avvocato di Augusta.

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